Perfect day in London (Original Soundtrack)

wembley trasferta

Ci sono stadi e Stadi, ci sono emozioni ed Emozioni.

Ma partiamo dall’inizio, da quell’A1 è percorsa a 160 km per arrivare in tempo per il volo British Airways (sic, perché alle soglie dei quaranta hai poca voglia di sbatterti e cinquanta euro in più non fanno la differenza, quindi meglio la compagnia di bandiera inglese e non EasyJet o gli irlandesi). Mentre faccio lo slalom tra i tir la colonna sonora è “Run Run Run” dei Velvet Underground (Album: “The Velvet Underground &Nico”-Anno 1967)

Ho l’espressione di un bimbo felice quando al gate 21 del Marconi vedo molti trolley cui è appesa la sciarpa bianconera: non sono più solo e si entra in clima partita.
Ma allo stesso tempo, tra le rughe di espressione (stavolta fottuti quaranta anni!), c’è anche la malinconia di un padre che ha lasciato a casa il figlio di soli due mesi con la compagna (ma fortuna che esistono le suocere!).
Si arriva a Londra,controllo dei passaporti e poi treno, direzione Paddington, il tuo albergo.
Sono le 21.30: a Londra non è semplice trovar da cenare dopo quest’ora. Il tuo amico italiano che lavora qui da 15 anni ti da buca all’ultimo secondo, ma fortuna che c’è l’altro tuo amico londinese che vive a Parigi e ti ha dato due dritte su un posto in cui andare: cena tipicamente English con steak, chips e due pinte.
A Londra sei sempre un po’ a casa (forse perché parlano inglese, l’unica lingua straniera che conosci decentemente) e sulla strada che ti riporta in albergo il pensiero fisso va al giorno dopo (colonna sonora: “The Next Day” Di David Bowie -“The nex Day”-2013).

È mercoledì, il grande giorno, finally: colazione all’inglese, un giro a SomersetHouse e St.Paul Cathedral e poi dritto a ritirare il biglietto da Fabric, non lontano da SouthBank e da quel ponte dei Frati Neri che racconta di un pezzo di storia italiana ancora grigissima.
Per pranzo hai voglia di qualcosa di etnico: quando sei ormai seduto ed hai appena ordinato fai mente locale e pensi: ma tra migliaia di posti, proprio un ristorante turco dovevo scegliere? Il fantasma del Galatasary non è del tutto svanito: non sarà il segno del destino, vero? (la colonna sonora è “The hardest part”, sic perché per noi italiani, la iella è tra le parti più dure da combattere – “X&Y” Coldpaly –anno 2006).

Quando entri a Wembley Stadium l’impatto non è descrivile a parole: sarà l’effetto della storia, saranno queri 75.000 seggiolini rossi ancora tutti vuoti, sarà l’odore dell’erba che è a 15 metri da te.
Sin dalle prime battute capisci che sarà una battaglia e chi non l’ha descritta meglio di “Us and Them”? (“Dark side of the moon”-Pink Floyd 1973).

Se il calcio è una metafora della vita, stasera ha deciso di esserlo per intero con tutte le sue emozioni: tensione, paura, disperazione, speranza e poi gioia (muche more, please!).
Su quella palla colpita di testa da Harry Keane, ti passa la vita davanti e quando Barzagli la tra fuori dalla porta, capisci che forse aveva ci aveva visto bene Lou Red “Harry was a rich young man/Who would become a priest…”(Hangin’g Round-Album: Transformer, 1972).

Marciniak ci mette un attimo in più per fischiare, ma quando lo fa ti senti scoppiare dentro: le facce sono delirio di chi non crede ai propri occhi, a quello che ha vissuto in questa notte londinese che ci ha fatto vivere di tutto (colonna sonora senza storia e che non può che essere “Paranoid Android”- “Ok Computer”- Radiohead 1997)

E’ solo oggi, dopo questa notte che per anni ci porteremo dentro, davanti ad un’enorme vetrata di Heatrhow, stranamente illuminata da un sole talmente accecante da non poter tenere gli occhi aperti, ti rendi conto che, come cantava sempre il poeta maledetto, quello che hai vissuto “…it’s such a perfect day/ I’m glad I spend it with you /Oh, such a perfect day/ You just keep me hanging on /You just keep me hanging on..[..]”: sic, maledetta coppa, ti fai attendere, ma intanto noi abbiamo vissuto l’ennesimo “perfect day” di questi anni.

 di Giovanni Scoditti