Perdonami, cara Juventus

di Juventibus |

Di Simone Navarra

 

…I fuochi di paglia sono bellissimi. Hanno una loro poesia, profondità, racconto di come le cose potrebbero essere e poi finiscono contro un muro. Nello sport sono la corsa che non arriva da nessuna parte, la vittoria in piena estate e la sconfitta in primavera quando conta. Nel calcio sono gli esempi che conosciamo e che si ricordano meglio andando in archivio, scorrendo le immagini su Youtube. Il principe di tutto questo in casa Juventus, è mister Maifredi, e l’allenatore sfortunato che fu Ciro Ferrara. Passando per quel plotone di meteore a cui uno può restare affezionato, ma che non fecero nulla, restando al massimo nel gruppo. Da Rush a Diego, da Penzo a Zavarov, da Thiago a Poulsen. Le squadre sono complessi collettivi, orchestre in cui tutto deve funzionare, ogni strumento insieme con gli altri e poi girare dentro la musica, l’armonia, il senso stretto dell’arte e della proposta. Senza esser commediografi si può immaginare questa cosa.

 

…Con un quasi amico della Roma ho scommesso che Zeman non finirà il campionato con il Pescara. Malgrado contratti, promesse e vittoria sonante all’esordio. Vediamo chi vince.

 

…Cara Juventus, perdonami. Ti ho tradito con la famiglia, il lavoro, gli impegni, le maledizioni di un anno bisestile e la coda di scocciature che sempre si porta dietro. Sei rimasta con i tuoi campioni, i tifosi allo stadio, i dirigenti sugli spalti, i pochi amici nel Palazzo. Mi sei mancata un casino e spero che un po’ la mia assenza sia stata notata. Perché ognuno di noi è unico e meraviglioso, anche se sbaglia amicizie e appuntamenti oppure non fa i compiti a casa e si innamora della donna sbagliata. Hanno detto e scritto che alcuni supporter sono finiti nei guai per alcuni incontri, degli accordi da nulla e qualche parentela ingombrante. Hanno parlato di mafia e ‘ndrangheta, hanno evocato termini come boss e picciotti. Tutto permesso. Perché tanto si parla di Juve.

Fa male ricordare certe cose. Anche adesso che è quasi tutto spiegato. Perché resta quel tassello di 100 posti vuoti dietro a Buffon e vedere la partita dalla tv con quella porzione di Stadium negato è un dolore. Perché la conosciamo l’ingiustizia in casa bianconera, l’abbiamo subita sulla nostra carne, come una frustata cattiva, una punizione non dovuta. Cara Juventus perdonami perché ho dovuto ricordare quel campione che si è sposato nella cappella di Don Ciotti o quell’altro che piangeva ogni volta che sentiva di Falcone e Borsellino. Erano gli anni di Moggi Luciano, dei campioni comprati e venduti, della società senza sorriso e dei padri fondatori morenti. Il film molto voluto da Lapo ha dato una parola e una foto per tutto, ma adesso sento che bisogna sottolineare. La Juventus rappresenta e vuol rappresentare l’Italia migliore, quella che si rialza dopo una sconfitta, vince e trionfa, abbraccia il meglio e si dispiace per le tragedie della vita. Come quel capitano che leggeva del ‘giudice ragazzino’ ammazzato dalle cosche e poi è finito sotto processo.

Lo conosciamo, lo conoscete. E’ storia recente. Viene in mente quel signore che assicurò fondi illimitati allo Stato quando qualcuno rapì e uccise, mise sotto scacco e quasi era riuscito a ribaltare ogni cosa. E’ successo e non era solo un titolo di giornale. Scorrono immagini cara Juventus dentro questa testa che ti ama, litiga per te ed andò a Crotone e Frosinone nel 2007. Ed esser tifosi va bene, ma più di così non si può. Maledetta miseria quanto vorrei non parlare e riferirmi a quelle lacrime, quelle sofferenze infami. Cara Juventus stringimi forte perché sennò volo via e non torno più. Meglio occuparmi di altro. Leggere i classici e sfanculare il fanciullo che è in me. Allora voglio prendere questo rancore e portarlo lontano. In un posto dove evaporano le stupidaggini e si rispettano le regole, dando lavoro ai giovani e speranze a tutti gli altri. Dentro il J Village che verrà ci sarà una scuola e ho visto i programmi. Belli, internazionali, colorati e felici. Perché sei qui Juventus? Perché sei ancora qui? Cara Juventus altre volte te l’ho detto. Anni fa t’avrei portato via. Chiedendo ospitalità alla vicina Francia, alla Svizzera che ha bisogno di spettatori negli stadi. Anni fa me ne sarei andato. Adesso ti chiedo di avere il coraggio che ho quasi perduto. Perché invecchiando si peggiora, ma si grida più forte. Perché avrei voluto non andare via. Ma è successo. Scusami cara Juventus. Ci sarò sempre, come sempre.