Perché Sarri ha smentito se stesso

di Massimiliano Cassano |

“With three defenders? Never!”.

Che sia in inglese o in italiano, al Chelsea, al Napoli o alla Juventus, Maurizio Sarri è sempre stato un allenatore dogmatico. Un integralista, che applica i suoi due/tre concetti chiave alla lettera, in qualsiasi situazione. Uno di questi è senza dubbio il modulo: non tanto nello schieramento offensivo, che per forza di cose dipende dalle caratteristiche degli attaccanti e dal feeling che questi sono in grado di creare tra loro, quanto più nella linea di difesa.

“Tre difensori mai”, Sarri lo disse in estate, ma lo diceva anche quando allenava a Londra, dopo aver dimostrato già negli anni all’ombra del Vesuvio la sua fissazione per la difesa a quattro. Ecco che però, al 90’ del match scudetto contro la Lazio, l’ennesimo baluardo del sarrismo viene a cadere: fuori Dybala, dentro Rugani, insieme ai già titolari Bonucci e de Ligt.

Tre centrali di difesa, che insieme agli arretrati Danilo e Alex Sandro, formano una linea a 5 inedita per l’allenatore napoletano. Poco importa se l’ha fatto perché la Lazio aveva a disposizione un calcio di punizione che sarebbe potuto diventare un cross in area, sul quale i centimetri di Rugani sarebbero stati più efficaci del piede educato di Dybala. Chi conosce il Maurizio Sarri allenatore sa che una decisione del genere non può che essere stata sofferta e ragionata, ben lontana dai suoi istinti più naturali. Un po’ come quella fatta 30 minuti prima di sostituire Douglas Costa con Danilo: un cambio conservativo che spazza via qualsiasi retorica sulla voglia di “ammazzare le partite” e ci restituisce un allenatore tutto nuovo.

Un Sarri che rinnega se stesso, lui che appena arrivato a Torino aveva dichiarato di voler far ruotare la squadra intorno a Costa e Dybala, e che proprio con le sostituzioni del brasiliano e dell’argentino sancisce il trionfo dell’utilitarismo sul dogma. C’è chi ci legge una sorta di auto-tradimento, chi una prova di maturità. Lui stesso aveva dichiarato che “chi non si adatta non allena i giocatori, ma se stesso”. E Sarri ha deciso di adattarsi, perché a 61 anni è vicinissimo al suo primo scudetto, il titolo più importante della sua carriera insieme all’Europa League vinta col Chelsea. La domanda che si sarà posto è semplice: “Uno scudetto vale un po’ di catenaccio? Vale la scelta di tenersi i cambi in panchina per farli entrare a partita in corso? Vale un tempo di recupero “with three defenders”? E la risposta è si, se sei al tuo primo anno di Juve, se la stagione è stata complicata per mille motivi e se le voci sul tuo futuro sono più incerte che mai.

Adesso non resta che abbattere l’ultimo pilastro del sarrismo che fu: scongiuri permettendo, alla festa scudetto lo vedremo in campo in abito e cravatta? Per scoprirlo manca poco, appena 4 punti. Intanto il mister può già iniziare a cercarsi una giacca, magari con due bottoni, visto che con tre… “never”.