Perché questa stagione di calcio non avrà fine

di Sandro Scarpa |

Niente ripresa ad Aprile, né tanto meno al 2 Maggio.

Niente recupero delle 12 giornate residue di A, né il tanto vituperato o invocato ricorso ai play-off, né al prolungamento dei contratti oltre il 30 Giugno. La stagione di calcio 2019-20, in Italia, in Europa e nel Mondo, è annullata e non vedrà fine. Se ne riparla, se tutto va come deve andare, a Settembre.

Attenzione: è un worst case scenario, anzi, lo scenario più realistico al momento, perché la breve storia del COVID-19 ci insegna che la cruda realtà è peggiore dello scenario più estremo immaginato solo poche settimane fa.

Breve cronistoria: Inter-Samp del 23 febbraio (meno di un mese fa, sembra un’era diversa) e viene rinviata. Si è in pieno panico in Lombardia, ma i contagiati sono 79, SETTANTANOVE. E 2 morti.

Cinque gare tra il 29 febbraio e il 1 marzo vengono rinviate al 13 Maggio, revocando la decisione delle “porte chiuse”. La Lega prende tempo, sperando passi la tempesta. Quel sabato i contagiati sono 1.127 e i morti 29.

L’8 marzo, coi recuperi di A, tra cui Juve-Inter -che resterà forse l’ultimo atto- i positivi sono 7.375, i morti 366.

12 giorni da allora, la macabra escalation è quella di un virus a cui finora, le misure severe di contenimento, hanno fatto solo il solletico. Ieri, 19 marzo, i positivi sono oltre 41mila e i morti 3.405.

Viste le % di contagio tra le categorie analizzate a tappeto (politici, personale sanitario, atleti di calcio di A di alcuni club) è probabile che il numero dei contagi in Italia (come in Spagna, Francia, Germania, etc.) sia infinitamente più alto, almeno di uno zero.

2 calciatori positivi nella Juventus, 5 nella Fiorentina, 4 nella Samp (con Jankto che parla di un numero più alto), altri club che non hanno ancora fatto tamponi (somministrati in caso di sintomi febbrili e contatti con positivi), decine di casi tra le file del Valencia e dell’Espanyol.

Intanto, in un tour mediatico (simile a quello di Marotta), il presidente FIGC Gravina tira fuori decine di ipotesi e dati sulle perdite economiche e fissa, in modo irreale, il 2 Maggio per la ripresa. Poi ammette: “Ora parlare di calcio imbarazzante“. Ancor più imbarazzante la notizia per cui Lazio ed altre riprenderanno gli allenamenti lunedì, con il probabile picco di contagi e morti al centro sud previsto nei prossimi giorni (e settimane).

I media invece si concentrano sulla partenza (umana, molto umana) di Higuain e di altri calciatori Juve, autorizzati dalla Legge Italiana (quindi non questionabile sul piano del diritto, inutilmente criticabile sul piano etico).

Molti non si rendono conto che la vita non tornerà alla normalità il 2 Aprile o il 2 maggio, non in poche settimane o pochi mesi. In particolare il calcio non se ne rende conto. La Lega è stata l’ultima a capitolare in Italia, la UEFA è stata l’ultimissima ad essere (quasi) consapevole di quanto stava accadendo in Europa.

Il concetto di normalità pare destinato a cambiare, per molto tempo, per le cose essenziali della vita, figuriamoci per quelle meravigliosamente “superflue”. Tanti parlano dei giro d’affari intorno al calcio, in Italia e in Europa che non può essere fermato: 300 forse 700 milioni di danni. Anche qui, non ci si rende conto che Europa (come Cina e USA) tra misure di contenimento e allarme generale, da febbraio a giugno, avrà perso nell’economia reale o avrà “bruciato” in borsa, migliaia di miliardi, qualche centinaio in Italia. MILIARDI.

Se anche, nella migliore delle ipotesi dell’impatto del lockdown in Italia, la % quotidiana di nuovi positivi si attesterà bruscamente intorno al 10% nei prossimi giorni (ora siamo al 14% da qualche giorno), per poi calare al’8% la prossima settimana e al 5% la settimana seguente (trend rilevato in Cina 15 giorni dopo la militarizzazione attuata) da qui a metà Aprile i positivi in Italia potrebbero essere 200.000.

Il Calcio si troverebbe quindi, a inizio Maggio, in un Paese allo stremo (e un sistema sanitario al collasso), dopo 2 mesi di quarantena, con un trend finalmente in diminuzione di nuovi casi (e dei decessi) e la certezza che le misure di contenimento siano l’unica soluzione per uscire definitivamente dal dramma.

A quel punto, come è immaginabile pensare di “riaprire” il calcio, anche a porte chiuse?

Come è possibile pensare di giocare 10 gare al giorno, ogni 3 giorni, per 2 mesi, con centinaia di atleti a contatto (e a casa con centinaia di parenti), con migliaia di addetti della macchina organizzativa di uno spettacolo anche a porte chiuse: dirigenti, sanitari, tecnici, arbitri, VAR, operatori TV, giornalisti, steward, servizi accessori. Per tacere degli stessi calciatori, in fuga, ora sottoposti a 14 giorni di quarantena nei loro paesi, poi altri 14 giorni al ritorno (?) in Italia.

Come è possibile pensare, dopo 2 mesi di strazio e di faticosa vittoria parziale contro il virus, aprire a comportamenti così irresponsabili, solo per “il giuoco del Calcio” e per soldi, “dai 3 ai 500 milioni?“. Follia.

Per tacere poi del Calcio Europeo, con dinamiche e reazioni normative al contagio differenti, ondivaghe, tardive. La Cina che in 3 mesi (a partire da fine 2019) era arrivata a “nuovi casi zero” militarizzando un Paese, oggi scopre decine di nuovi casi “importati”, nonostante il controllo rigidissimo alle frontiere. Come può pensare l’Europa, più attenta alle libertà individuali e al primato economico sulla salute pubblica, di tornare 2 mesi dopo l’inizio a disputare recuperi, play-off e final four? Follia!

Ci piacerebbe pensare che tra 10 giorni la vittoria sia già evidente, pensare che tra 1 mese la grande paura sia già passata e tra 2 mesi si possa ritornare ad una vita quasi normale. Ma oggi, con militari in strada, milioni di persone a rischio, decine di camionette dell’esercito che portano centinaia di salme al cimitero, francamente, sulla stagione calcistica, vale la pena mettere una pietra su.