Perché Paul Pogba sembra sempre più una priorità

di Andrea Mangia |

I più attenti di voi mi aspetteranno al varco. In passato (l’anno scorso) ho scritto articoli nei quali spiegavo sostanzialmente come, pur nell’immensità del talento di Paul Pogba, non comprendessi questa sorta di ossessione per il Polpo, come se non esistesse altro centrocampista sulla faccia della terra. Ebbene, dopo che la Juve ha messo a segno lo scambio Arthur-Pjanic, operazione comunque molto positiva sotto diversi aspetti, ora il ritorno di Paul Pogba (o di un centrocampista con le sue caratteristiche) diventa quasi una priorità, per rendere il nostro centrocampo forte e ben assortito.

Partiamo da Arthur. Giocatore molto talentuoso, non era la mia primissima scelta proprio per il ragionamento che sto per spiegare; adesso serve assolutamente il suo complementare. Arthur fa del palleggio la sua arma migliore. Molto pulito nel tocco di palla e nel passaggio, non ha paura di farsi servire e di gestire il pallone anche in situazioni di pressione. Fin qui molto bene. C’è però chi ha dubbi sulla sua capacità di giocare da regista basso e chi ha dubbi di natura opposta, ovverosia che Arthur sia adatto a giocare come interno di centrocampo “all’Italiana” coprendo una porzione di campo abbastanza ampia.

Sinceramente, io trovo questo un problema secondario. Perché? Perché il destino tattico di Arthur è legato a doppio filo a quello di Bentancur. Anche Bentancur oscilla tra il ruolo di mezz’ala e quello di regista/incontrista, facendo benissimo entrambi. Sarà Sarri a capire chi dei due può giocare meglio regista e chi mezz’ala. Il problema vero è che entrambi difettano della caratteristica che più di tutte è mancata in questa stagione al centrocampo della Juventus. Arthur, sebbene tutti abbiamo negli occhi il suo splendido gol da fuori che circola sui social, ha segnato 4 gol in 72 partite al Barca. Non certo uno score da centrocampista goleador. Bentancur si aggira più o meno sugli stessi numeri e questo può essere un problema. Oltre alla vena realizzativa, nessuno dei due ha l’inserimento sistematico nelle sue corde, e questa caratteristica è forse quella che più manca oggi alla Juventus. Nessuno dei due, tra l’altro, è dotato di particolare progressione palla al piede e, conti alla mano, nessuno dei due può essere considerato come un centrocampista “fisico” (anche se entrambi non sono facili da spostare). Con questo quadro è evidente quanto sia necessario l’innesto del terzo uomo giusto. Un giocatore che abbini tecnica a fisicità, un centrocampista box to box col vizio del gol e la propensione all’inserimento. Non ci sono molti giocatori con queste caratteristiche. Io ne vedo sostanzialmente 2, ma ne aggiungo un terzo perché è davvero fortissimo.

Il primo è proprio Pogba. Per un milione di motivi. È il giocatore che racchiude tutte le caratteristiche sopracitate ed è anche capace di dare un buon contributo in fase di ripiegamento, se non fosse altro per quella meravigliosa fisicità che si ritrova. Uno al quale non andrebbe spiegato pressoché nulla, dal momento che la Juve lo ha fatto calciatore.

Il secondo è Milinkovic-Savic, forse più centrocampista di Paul, ha caratteristiche simili, giocatore fortissimo ma che, rispetto a Paul, andrebbe sostanzialmente testato su certi palcoscenici e col peso della maglia della Juve addosso, anche per capire se è in grado fin da subito di svolgere quei compiti aggiuntivi, a livello tattico, dai quali alla Lazio pare abbastanza “affrancato”. Potenzialità enormi comunque.

Il terzo è Van de Beek. Tuttocampista dall’intelligenza infinita. Una sorta di Marchisio 3.0. Bravissimo nel muoversi senza palla e nell’inserirsi, ha grandi doti di gestione del pallone e sa anche gestire i ritmi della gara. Le incognite sono di tipo tattico (c’è chi lo vede un pochino troppo offensivo per fare la mezz’alapaul) e di tipo ambientale. Non propriamente un corazziere ma comunque un giocatore che ha dimostrato di sapersi imporre anche in ambito europeo.

Qualsiasi profilo che si allontani da questi 3, o rientra nella categoria “scommesse” , o rischia di non corrispondere al tassello che serve per completare il reparto. Arthur è sicuramente un bell’innesto per potenzialità e prospettiva, ma la differenza, nel nostro centrocampo, la farà il prossimo acquisto, nel bene o nel male, perché senza un giocatore con le caratteristiche sopra citate, rischiamo di ritrovarci un centrocampo rinnovato negli interpreti ma coi medesimi problemi tattici.


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