Perché non fidarsi di Bernardeschi

di Vittorio Aversano |

Nell’estate del 2017, l’annuncio dell’acquisto di Federico Bernardeschi mi aveva piacevolmente colpito: un giovane, italiano (il che non guasta), talentuoso, che avrebbe potuto garantire un prezioso supporto sulla fascia (magari su entrambe), per quanto mostrato alla Fiorentina e, parzialmente, in Nazionale maggiore e Under 21. Il ragazzo di Carrara era stato – ad avviso di chi scrive – un acquisto tutto concepito e realizzato da Beppe Marotta, che fu, a suo tempo, ritenuto abile a “prenotare” l’ex numero 33 viola con buon anticipo, per poi corrispondere alla società cedente la bellezza di €40 milioni, non certo troppi dati i costi correnti, sebbene neppure pochissimi per chi, all’epoca 23enne, aveva comunque soltanto un’acerba esperienza di provincia e un prestito al Crotone; senza contare l’inserimento della clausola per cui “Il corrispettivo pattuito potrà incrementarsi di una quota pari al 10% del prezzo di un futuro trasferimento del calciatore, fino ad un massimo di € 5 milioni” e la durata quinquennale del contratto. Un investimento sostanzioso, specie considerando la Juve dell’epoca all’indomani della débacle di Cardiff, e lungimirante; con l’abituale, generoso bonus marottiano.

Berna era, all’epoca del suo passaggio in bianconero, un attaccante, un’ala offensiva esterna, più precisamente, solito a percorrere la fascia destra della trequarti campo avversaria; si era distinto per i suoi dribbling guizzanti, la corsa, il piede mancino educato e qualche calcio piazzato vincente, nonché un discreto tiro dalla media distanza; era, inoltre, molto agile nonostante l’altezza (1,83cm) in quanto dotato di un fisico snello (75kg). Il nostro attuale numero 33, in soli due anni, ha aumentato la propria massa muscolare (almeno due chili), arretrato la propria posizione in campo, spesso anche accentrandola, ha perso in velocità e in rapidità di esecuzione e non ha mai dato, nel complesso, l’idea di poter ricoprire al meglio un ruolo determinato, fungendo più che altro da jolly per potersi ritagliare un posto in squadra. Da ala destra che era, il precedente tecnico juventino lo volle adattare al ruolo di mezzala, probabilmente a causa della carenza di primi violini in quel ruolo, ma anche (e soprattutto) per convinzioni del tutto personali. Per effetto di questa progressiva trasformazione atletica e – tra le tante – della forzatura tattica, il rendimento di Berna, considerando tutte le competizioni cui la Juventus ha partecipato (Serie A, Champions League, Coppa Italia e Supercoppa Italiana), dalle già modeste 5 reti e 6 assist in 1.104′ di presenza della sua prima stagione, si è ulteriormente ridotto a 3 reti e 6 assist in ben 2.206′ nella scorsa.

Al di là di una bella punizione alla sua ex squadra, la recente prestazione nel ritorno degli ottavi di finale UCL contro l’Atletico Madrid (che condivide con tutta la squadra, in verità) e un inizio di stagione ottimistico l’anno scorso, non si ha a mente Bernardeschi per una qualche dote specifica, che sia la costanza o il furore agonistico, senza voler arrivare a trattare l’aspetto tecnico (non è specialista in alcuna disciplina in particolare). Pertanto, considerando i primi due anni di permanenza e al netto di come possa andare questa sua terza stagione, o da qui in poi, il giocatore non sta pienamente ripagando l’investimento compiuto, tanto che la sua eventuale cessione genererebbe una minima plusvalenza. I suoi numeri rispecchiano grossomodo le performances precedenti nelle ultime due stagioni alla Fiorentina e, con i dovuti distinguo dovuti all’età inferiore e alla caratura della squadra di provenienza, non si è particolarmente evoluto: ad oggi, non costituisce un particolare “plus” per la Juventus, se non in termini meramente quantitativi (un uomo in più in panchina, relativamente versatile e dotato di buona tecnica di base) e di relativa convenienza per il monte stipendi (percepisce €3 milioni netti all’anno). Neppure la sua dichiarata e visibile adorazione per CR7 è valsa a migliorarne in modo apprezzabile le qualità tecniche o caratteriali, al punto che è forse più noto per le chiome ossigenate o il 6-pack dei suoi canali social, che non per un memorabile apporto alle vittorie della squadra accumulate sinora o una serie più o meno continua di eccellenti prestazioni.

Se intendiamo, quindi, Federico, come una riserva in attacco, e confidiamo in una qualche “cura Sarri” che lo ricollochi in un ruolo definito, stabile e dove possa esprimersi al meglio, il giocatore potrebbe anche tornare utile, in quanto ha comunque i piedi buoni ed è ancora giovane. Come dimostrano i dati sugli assist in particolare, negli ultimi metri, in rifinitura, risulta più efficace che nelle posizioni arretrate o intermedie in cui Allegri aveva provato un po’ chiunque, lodandone quel spirito di “adattabilità” che, a conti fatti, ne ha soltanto complicato e confuso il ruolo elettivo, rendendolo un giocatore sostanzialmente incompiuto, bravino, ma non eccezionale. Inoltre, il suo dualismo con Dybala, di cui è stato prima riserva e poi sostituto negli undici titolari, è questione tutt’altro che risolta, soprattutto considerando che le sue precedenti abilità da mezzofondista si sono diluite in vari ruoli a metà campo (tra i quali, mezzala e trequartista) e che, ad oggi, l’ultimo ruolo di Dybala che ricordiamo è a 40 metri dall’area avversaria. Personalmente, non esiterei a proporlo come pedina di scambio in trattative per giocatori ben più capaci e utili; soprattutto ora che non è più Marotta, ma Paratici, a occuparsi del calciomercato e, quindi, non dovremmo, eventualmente, regalarlo. Pur senza dimenticare che, al suo stesso prezzo, oggi si acquista Barella.


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