Perché non ha ragione il Napoli

di Riceviamo e Pubblichiamo |

La squadra che gioca il calcio più bello dell’universo ha fatto il record di punti ed il suo Presidente, forte degli evidenti torti diretti ed indiretti subiti, certificati da Bergomi, Caressa e Variale, dichiara urbi et orbi di essere il vincitore morale.
Il punto è, detto che ce ne importa il giusto, ha ragione?
A parer mio, no.
Ma non perché i torti subiti siano veri o presunti, non perché il calcio di Sarri sia (o non sia) meglio di quello di Allegri e non perché la stagione del Napoli non sia stata straordinaria.
Non ha ragione perché il Napoli ha fatto il massimo – il massimo dei massimi – e la Juve quasi il minimo.
La stagione, nonostante il lungo inseguimento, in realtà è stato un giochino a vedere quando il Napoli sarebbe scoppiato, come in effetti è successo.
La sensazione è che la Juve qualche punticino in più l’avrebbe potuto fare e che insomma quota 100 fosse raggiungibile.
Poi escono i discorsi che io ho sentito fare a Torino a riguardo del fatto che vincere lo scudetto sempre e troppo facilmente svilisce il prodotto calcio italiano, che se non si rivaluta ne patisce anche la Juve sotto forma di minori entrate da diritti tv e insomma la sensazione che per un anno vincerlo – perchè lasciare vincere gli altri mai, vincere è l’unica cosa che conta – ma vincerlo DOPO tutte le altre squadre campioni nei rispettivi campionati fosse una buona idea.
Tipo Valentino Rossi dei tempi in cui stava per 20 giri dietro e poi negli ultimi 5 ne dava 2 agli avversari, poi finiva la corsa e diceva: è stata una gara combattuta.
Cerea Aurelio, ne’.
di Giorgio Fischer