Perché Matuidi è il dodicesimo uomo (in campo)

di Vittorio Aversano |

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Anche la Juventus quest’anno schiererà un neo-campione del mondo: è il trentunenne Blaise Matuidi, centrocampista dei Bleus che, tra qualche giorno, si aggregherà al resto dei compagni alla Continassa, al termine delle ferie iniziate e finite più tardi per l’impegno vittorioso della finale mondiale.

E che Mondiale, per Blaise: indispensabile vicecapitano di rottura e ripartenza nell’undici titolare di Deschamps, che non se n’è praticamente mai privato, fino a risultare uno tra i migliori dei suoi e dell’intera competizione.

Matuidi è arrivato alla Juve la scorsa estate, al termine della campagna trasferimenti, come il centrocampista di spessore che mancava dalla partenza del connazionale Pogba. Si è trattato, per un certo verso, di una prima scelta, come dichiarato da Marotta già nell’agosto 2016, perché incarnava le caratteristiche ricercate per rinforzare il centrocampo, e di un’operazione tutt’altro che semplice da concludere. Infatti, nonostante un primo, positivo incontro con l’allora DS del PSG, Patrick Kluivert, il presidente del club francese, Al-Khelaifi, dichiarò presto Blaise incedibile e persino in odore di rinnovo, e gli fece eco il tecnico Emery, ritenendo che la squadra non dovesse privarsi dei suoi giocatori migliori. Fu così che la Juventus virò su Witsel, poi saltato dopo una giornata, l’ultima del calciomercato, trascorsa nella nostra ex sede di Torino fino al gong, nella vana attesa del fax di transfer, mai arrivato dallo Zenit per volontà di Lucescu. Quanto sembra lontano tutto questo, eppure era solo due anni fa.

Considerando i centrocampisti acquistati dalla Juventus negli ultimi otto anni, ci si rende conto che, a livello di titolari, Matuidi rappresenta l’unico, effettivo acquisto dopo Vidal: infatti, il colpo Pjanic venne realizzato mediante il versamento della clausola rescissoria, Bentancur fu una delle tre opzioni derivanti dalla strana cessione di Tevez e, ancor prima, Pirlo e Pogba erano arrivati a parametro zero. Quindi, si tratta di una risorsa voluta e mirata.

Del resto, Matuidi è stato preso per un motivo specifico: con la partenza del Polpo, serviva a sinistra un tuttocampista veloce e che sapesse inserirsi in area, ancorché non dotato di tecnica sopraffina, ma generoso e grintoso nel recuperare palloni. Non più “un Pogba” (come lui non ne esistono, al momento) né con pretese di ricordarlo, ma un mediano e mezzala di quantità che completasse, con Pjanic e Khedira, il centrocampo a tre praticato da Allegri nel 2017. Se, poi, si considera che Blaise è considerevolmente dedito al lavoro di squadra, al punto da coprire anche la fascia e non disdegnare frequenti inserimenti in area, talvolta persino a segno, ben si comprendono i numerosi elogi dei suoi attuali ed ex compagni di squadra, sia di club sia di nazionale, nonché dei suoi passati allenatori.

Matuidi è uno di quei giocatori che ogni tecnico e ogni giocatore vorrebbe avere nel roster, perché è tatticamente e caratterialmente affidabile, esperto uomo di spogliatoio ed instancabile in campo. Non è uno di quei giocatori che fa sognare o esaltare i tifosi, che lo potrebbero ritenere facilmente sacrificabile in sede di mercato, a fronte di profili più completi (d’altro canto, è costato “solo” 20 milioni), ma uno di quelli che si fa voler bene. Perché calciatori come Matuidi sono fondamentali nelle squadre vincenti e averlo con noi è, quindi, un valore aggiunto. Come avere in campo un uomo in più. Il dodicesimo.