Chi, cosa, come e perché la Juventus è diventata adulta

di Luca Momblano |

coreografia juventus cardiff

 

La Juventus in quanto STORIA ha già visto e vissuto altre volte questo finale. Il finale. Le finali. La FINALE. E tutto verrà servito come un sandwich a più piani: non si può mangiare in un sol boccone, si andrà per morsi, e i sapori potranno avere ogni volta sfumature diverse. Sarà un gioco di combinazioni chimiche, atletiche e, insistendo sul lato più allegriano della vicenda, soprattutto TECNICHE. Ed è qui che va messo il primo punto fermo, perché la vittoria straripante di Allegri si è già compiuta nel momento in cui Dani Alves raggiunge il primo gradino del podio in quanto a pregnanza e PROTAGONISMO.

Perché va bene tutto, va bene che il campionato lo si vince più con muscoli e testa (emblemi Mandzukic e Khedira + 4 gol chiave, PREPOTENTI, di Higuain), ma se la Juve è dove si trova, sul cucuzzolo della montagna per riuscire finalmente a piantare la sua croce, è perché attraverso la COERENZA (non dell’impianto tattico, bensì del pensiero fondante) e una certa dose di progressiva scaltrezza (che ha fatto fronte anche a sopravvenute necessità), Allegri ha portato la squadra a distinguere in maniera netta tra cosa può e deve fare un CAMPIONE, cosa invece uno specialista, cosa un ottimo calciatore, cos’altro un senatore e cosa purtroppo una seconda linea.

Sembra avanguardia, e invece le gerarchie di cui sopra (conseguenza, non causa; risultato, non ideali) sono l’approdo naturale della grande squadra di calcio. Mi è venuto da affermare, a caldissimo, che per la prima volta davvero (non ci riuscì nemmeno nel biennio 2004-06) la Juventus è totalmente dentro il proprio processo di MONDIALIZZAZIONE. E’ un percorso sia interiore che esteriore: ciò che pensi di te e ciò che gli altri, un po’ ovunque, pensano di te.

Cardiff cambierà il retrogusto di quel sandwich “soltanto” per i tifosi. Varrà anche per i giornalisti schierati con la mente prima ancora che con il cuore e con la penna. Non dentro la Juventus stessa in quanto sport-azienda, né tantomeno all’estero. L’ostacolo è stato saltato di slancio, gli uomini sono tutti esattamente al loro posto, proprio perché categorizzati e utilizzati senza paura di elevare o offendere qualcuno. Per arrivarci, senza chiedersi quanto ci possa essere di studiato o meno, Allegri ha dovuto anche portare al limite alcune situazioni. E il bello è che siamo piuttosto “vecchi” sul campo, questo sì, e quindi per carità esperti, ma per nulla cristallizzati. Questa Juventus ha un FUTURO, ed è il capolavoro di chi sa come si fa a guardare tutti dall’alto. Perché il recente passato insegna che alcuni dolori sono per crescere.

Nel 2011 era come se dovessimo affrontare le elementari, con tutte le paure e le insicurezze del caso.
Nel 2013 si era già al liceo, e qualche professore di lingue ci ha riportato con i piedi per terra.
Nel 2015 la Juventus si è iscritta all’università, selezione dura, a numero chiuso: ammessi, ma senza il massimo dei voti.
Nel 2017, perché a volte è un attimo, la nuova Juve, figlia e nipote di tantissime altre Juve, entra in età adulta. Spiritualmente attrezzata, economicamente solida nonché fortificata da una somma di guide spirituali. Avere delle RESPONSABILITA’, grazie a queste premesse, non è mai stato così elettrizzante.