Perché la Juve ha rinunciato a Edin Dzeko

di Valerio Vitali |

Edin Dzeko, che è sembrato prossimo a vestire la casacca nerazzurra, è stato offerto in precedenza dalla Roma proprio alla Juve. I due club ne hanno parlato a lungo durante l’estate e hanno provato a riallacciare i rapporti proprio in questi ultimi giorni viste le scintille tra il bosniaco e il tecnico Fonseca. I giallorossi in questi giorni hanno ufficialmente messo il loro attaccante e capitano sul mercato. Sono alla ricerca di uno scambio o di un’offerta per il loro numero 9 ma fino ad ora solamente Galatasaray e West Ham si sono fatte avanti.

Di questo tema di calciomercato ne hanno parlato lo scorso giovedì da Luca Momblano, Romeo Agresti e Filippo Biafora (giornalista de ‘Il Tempo’). Secondo quanto dichiarato da quest’ultimo la Roma avrebbe sin da subito fatto una chiamata a Torino per sondare il terreno. La telefonata Fienga-Paratici c’è stata, così come il secco ‘no grazie’ da parte del ds bianconero. Una chiacchierata interlocutoria in cui le basi del discorso sono state ben diverse rispetto all’ultima finestra di mercato dove invece il numero 9 della Roma è stato vicinissimo a vestire la maglia bianconera.

Sempre durante la trasmissione ‘Boom Boom Mercato’ qui sul nostro canale Juventibus, Momblano e Agresti hanno ricostruito sapientemente l’ordine delle cose. Andando per gradi, la prima grande motivazione del “gran rifiuto” della Juve su Edin Dzeko è stata la lunga riflessione del club su Kulusevski. Secondo Pirlo e l’area sport, il quartetto d’archi per il reparto offensivo juventino è presto fatto. “La Juventus è a posto così. Mal che vada meglio prendere un attaccante più giovane dalla prospettiva futura e che non tarpi le ali all’esplosione dello svedese e al rientro di Dybala”. 

Come aggiunto poi da Momblano e dallo stesso Agresti: “La Juve avrebbe optato al massimo per uno scambio con la Roma per Edin Dzeko ma al momento non sono state valutati nomi buoni per effettuare uno scambio”. Questa dunque la seconda motivazione del perché la Juve non si sia mossa in tal senso. Una somma di conclusioni del tutto logiche e che non cozzano con i ragionamenti che si stanno facendo in questo processo di ricostruzione della rosa. Una rosa che porta in dote diversi buoni prospetti per il futuro (vedasi la gara con la SPAL) e che al momento è a posto così. La politica degli over 30 in rosa con stipendi monstre e difficilmente “rottamabili” sul mercato tra un anno o un anno e mezzo (vedasi Khedira, Matuidi, Higuain, Mandzukic), non fa più al caso nostro, a maggior ragione in epoca Covid. Ed è giusto così.