Perché la Juve è ancora senza allenatore?

di Sandro Scarpa |

Oggi molti tifosi Juventini trepidanti in questa fase di vuoto alla guida tecnica (sensazione inedita anche solo per 15 giorni) si sono svegliati con la news di Antonio Conte all’Inter. 12 ore dopo l’esonero di Luciano Spalletti. Uno esce, l’altro entra. Istantaneamente.

Molti avrebbero voluto un attesa brevissima anche per le sorti della panchina Juve. Si oscilla tra la fiducia in una dirigenza nuova eppure erede di un team che ha azzeccato tutte le scelte (o quasi) negli ultimi 8 anni e l’incertezza preoccupante di un club che, congedato a malincuore ma in modo deciso il suo mister, si troverebbe ad aspettare scelte altrui, in balia di eventi esterni.

Proviamo a buttare giù una tempistica di quanto accade dietro le quinte della scelta e comprendere perché la Juve non ha potuto (o voluto) un cambio repentino come Spalletti-Conte.

1. La Juve è una top club che ha contatti diretti ed indiretti con tutti i top allenatori, sempre e comunque, anche quando non è aria di cambiamenti immediati. Ipotesi, richieste di informazioni, monitoraggio, sondaggi e e chiacchiere con intermediari ed agenti, anche se non pensa di cambiare. Ce lo racconta Agnelli (l’anno prima dell’addio di Conte si pensava già ad Allegri), ce lo hanno raccontato Mihajlovic (30 giorni prima di Allegri c’era una sorta di pre-accordo, come con Mancini, poi la scelta “originaria” di Allegri prevalse, in quella situazione di urgenza), ce lo dicono i racconti di contatti più o meno formali con Mourinho, Deschamps, o con lo stesso entourage di Guardiola. E’ presumibile che la Juve avesse già “conosciuto” i vari Zidane, Mou, Deschamps, Pep ed altri da almeno 1/2 anni e sicuramente dopo Cardiff, quando ci fu una prima profonda riflessione sul futuro di Allegri.

2. E’ probabile che, al quinto anno di Allegri, prima del clou della stagione, la dirigenza Juve abbia cominciato a fare ragionamenti profondi su un eventuale cambio, mesi prima di Atletico ed Ajax, tra dicembre e gennaio, che coincide con l’arco temporale fissato da Allegri per il suo convincimento sui “bisogni tecnici” della rosa che, nel confronto continuo con la dirigenza, avrà espresso.

3. Il momento topico in cui si forma l’idea concreta di cambiamento è da fissare dopo l’andata di Atletico-Juventus. A quel punto, la concretezza è definibile con una richiesta di manifestazione di disponibilità ed interesse dei vari nomi (secondo il racconto dei media): Mou, Deschamps, Conte, Sarri, Poch, Inzaghi e Guardiola. Anche i più accaniti detrattori dell’ipotesi Pep narrano di un approccio (con cortese rifiuto) da datarsi dopo Atleti-Juve.

4. L’impresa del ritorno contro l’Atletico non blocca del tutto i passi avanti della Juve nel mettere nero su bianco eventuali bozze di accordi con la cerchia di allenatori che avranno dato disponibilità all’ascolto e all’eventuale futura chiamata, al massimo solo sospeso le decisioni, perché è impossibile farsi trovare impreparati. Inoltre, anche se subito dopo Juve-Ajax Agnelli conferma Allegri in modo genuino (secondo le sue parole) è chiaro che accordi o rifiuti di quei 4-5 nomi sono già stati definiti a linee sempre più nette.

5. A quel punto, qualche giorno dopo l’Ajax, Agnelli si convince (con Nedved e Paratici già forse convinti) di cambiare davvero la guida tecnica. E’ chiaro che la scelta deve avere due spinte: da un lato la consapevolezza della fine del ciclo Allegri e dall’altro la valutazione sulle alternative reali e disponibili (ancorché ovviamente NON già definite) che la Juve ha in mano.

6. Credo che difficilmente la Juve scegliendo di congedare Allegri si sia gettata in un salto nel vuoto totale. Se decidi di concludere un ciclo ti può andare bene il Piano A e magari quello B, se va malissimo il Piano C, ma per una club come la Juve (una fuoriserie sul piano tecnico, organizzativo ed economico) è impossibile credere che l’esonero di un tecnico possa avere come conseguenza il rischio di un downgrade netto ad un piano D, E, F, etc. La disamina fatta ieri su questo sito “Allegri era il piano Z” è concettualmente corretta, ma all’atto pratico non affidi un club favorito per la UCL con Ronaldo al suo secondo anno ad un Sinisa Mihajlovic o ad un Leonardo Jardim.

7. Una tempistica perfetta è quella del congedo ad Allegri. La società, presa la decisione, non la comunica infatti dopo lo scudetto vinto (troppo presto) ma tre giorni prima di Juventus-Atalanta, festa Scudetto, ultima allo Stadium. In questo modo Juve ed Allegri si godono davvero la festa e tutti lo salutano trionfalmente, dopo il sorprendente (per molti media) addio e la commovente conferenza stampa. I tifosi, anche chi fino a poco prima aveva duramente contestato il mister, alla festa si unisce a quel saluto, con applausi, commozione e riconoscimento. Se la Juve avesse aspettato fine stagione per congedare Allegri ci sarebbero stati altri 15 giorni di ambiente ostile e spaccato con “festa” rovinata.

8. La decisione di esonerare Allegri prima della fine delle competizioni per tutti gli eventuali successori (al netto di quelli senza contratto) espone la Juve ad una fase prolungata 15 giorni di vuoto tecnico. Congedando Allegri il 17 Maggio la Juve sa di non poter annunciare subito il sostituto. Non può fare come l’Inter che esonera Spalletti dopo la corsa CL (con uno Spalletti virtualmente out) e ufficializza Conte che era senza contratto. Questo escluderebbe uno dei nomi papabili: José Mourinho.

9. Ora la Juve resta all’ultima comunicazione di Paratici:Non possiamo contattare un allenatore sotto contratto, aspetteremo la fine delle competizioni“. E la aspetterà. La Juve non avrebbe potuto fare alcun nome o ammissione su domande specifiche, come i diretti interessati, siano essi Sarri, Klopp, Pochettino o Guardiola. Tutti hanno banalmente ribadito la posizione attuale: il contratto. Da lunedì invece ogni giorno che passa sarà “troppo tardi” e dovuto quindi o a difficoltà nel liberare una di queste scelte “sotto contratto” o al conseguente passaggio dal Piano A ad altri Piani, perché teoricamente la società avrebbe dovuto avere la stretta di mano col nuovo mister già prima di esonerare Allegri, per poi lavorare in questi 15 giorni per passare dalla stretta alla firma nero su bianco.

Manca poco.