Perché la Juve ha mollato Eriksen

di Luca Momblano |

Christian Eriksen è un signor giocatore. Fa parte di quel ciclico manipolo di uomini del calcio moderno dal quale nessuno osa sfilarsi in termini di giudizi positivi. Questo perché il suo è un calcio positivo, pulito, piuttosto elegante, spesso efficace e che esula dal grido di battaglia, fame e tenacia di quell’altra specie di calciatori sui quali invece spesso il pubblico (anche in qualità di loro stessi tifosi) tende a dividersi. Se succede, è perché la facilità di gioco di quelli come Eriksen possiede un qualcosa di oggettivato, quasi artistico per chi mastica calcio e che quindi fa la differenza per chi il calcio non lo pratica ma lo osserva morbosamente: senso del gioco, due piedi, rapido nei tocchi, calcio corto e calcio lungo e calci fermi. Insomma, se non sei un veneziano, un pappamolle o un ingestibile attaccabrighe, c’è sempre spazio (teoricamente) per un Eriksen in rosa. Per lo meno quando lo si immagina, in astratto.

Poi però c’è il lato pratico delle cose. E la costruzione di una squadra – il prender forma di un organico – è un processo molto più dinamico della singola valutazione individuale. Per esempio, pesa tantissimo il momento storico delle cose. La Juventus nel reparto di centrocampo è nel pieno della più importante e delicata transizione di questo incredibile ciclo iniziato con la vittoria del primo scudetto nel 2012. Pieno anche in termini di quantità di uomini, perché va bene che al tifoso e per lo stesso istinto del dirigente non ci basta mai, però c’è chi ricopre un ruolo ufficiale e professionale proprio per annullare quegli istinti e far fruttare una parte significativa della programmazione.

Non avrebbe avuto quindi così senso, a metà stagione, con costo di cartellino, con tutto che nessun calciatore è uguale a un altro, spingersi su Eriksen. Tanto più se la transizione in attesa di vere sentenze riguarda direttamente due nuovi arrivi di prima fascia potenziale sul mercato internazionale come Aaron Ramsey e Adrien Rabiot. Può magari accadere che uno dei due si rivelerà una delusione, ma non entrambi. Non se sei la Juve del 2020. Transizione diversa, in esplicita ascesa, quella di Rodrigo Bentancur. Che è la vera notizia concreta su cui la società sicuramente fa conto. Transizione totale, da premi reset e riavvia ogni valutazione, per Federico Bernardeschi se lo si deve davvero da oggi computare nel reparto mediano.

Nella sostanza: dentro questo momento di passaggio tra un centrocampo titolare definito e il prossimo centrocampo titolare definito vanno tenuti quasi fuori dal ragionamento Emre Can (per autoesclusione dopo la clamorosa esclusione dalla lista Champions, con destino che non fa cenno a cambiar rotta), Blaise Matuidi e Sami Khedira. Solo che, appunto, il lato bello e buono di Eriksen nulla ha a che fare con ciò che i tre di cui sopra fanno sul campo. Per non parlare di un discorso molto delicato e del tutto a se stante come il dopo-Pjanic.E allora, visto che del domani si parla e che il danese lo si sarebbe valutato solo ed esclusivamente in vista di giugno e chissà con quale ruolo e chissà con quali idee di mercato già in testa, meglio pensare ad altro. Proprio come caratteristiche, si intende.