Perché Isco sembra più forte di Dybala

di Davide Rovati |

Quante volte il tifoso juventino – me compreso – si spazientisce quando vede Dybala costretto a retrocedere nella nostra metacampo per giocare il pallone? Ieri sera, guardando giocare Isco, ho capito perché il tifoso del Real Madrid non avanzerà mai una recriminazione simile.

Fermiamoci subito, prima di proseguire con il parallelismo: ha senso mettere a confronto Isco e Dybala? Certo non come ruolo naturale, e tutto sommato nemmeno come caratteristiche. Ma i loro compiti sono tanto diversi all’interno dei rispettivi sistemi? Io dico di no. Sono entrambi registi offensivi a cui è demandato il raccordo fra centrocampo e attacco, e soprattutto sono entrambi lasciati liberi di muoversi per il campo alla ricerca degli spazi migliori dove ricevere il pallone.

Perché allora Isco riesce a influenzare la manovra in ogni parte del campo? Perché il suo arretramento sembra così logico e organico, mentre quello di Dybala ci fa storcere il naso?

I passaggi effettuati da Dybala (in rosso) e Isco (in blu). Ben 22 su 57 i passaggi effettuati dallo spagnolo partendo dalla propria metacampo. Fonte whoscored.com

La grande differenza è che Isco si abbassa e si alza con la squadra, palleggia e galleggia, aiuta l’organizzazione del possesso e poi sbuca 30 metri più avanti per essere decisivo nell’ultimo terzo di campo. E così il Madrid gli permette di sentirsi sempre al centro del gioco, di toccare tanti palloni e di rimanere con la testa dentro la partita.

La Juve invece non sa dare questo gioco corto a Dybala, così come non sa darlo a Pjanic, Khedira, Douglas Costa. Tutti giocatori associativi di natura, che quindi smentiscono la teoria secondo cui basta mandare in campo giocatori tecnici per migliorare il livello dell’espressione collettiva.

Il problema del nostro possesso palla nasce semmai dall’occupazione degli spazi. La Juve ha una struttura posizionale molto rigida, in cui al massimo si verificano interscambi di posizione fra due giocatori. Nelle situazioni dinamiche e tendenti al disordine, i giocatori (persino quelli più talentuosi) non hanno la minima consapevolezza di quali spazi andare a occupare in relazione al movimento dei compagni.

Al Real Madrid invece sono tutti maestri di questo fondamentale e si conoscono talmente bene che non hanno paura di disordinare la loro struttura, mantenendo intatti i principi tecnici e tattici che si allenano col torello: 7 fuori e 3 dentro, gioco corto a uno-due tocchi, calibrazione della velocità di passaggio, ricerca del terzo uomo. Ogni passaggio viene effettuato pensando anche a ciò che vorrà fare dopo il compagno che riceve e a come sarà orientato quando gli arriva il pallone.

Magari Zidane non passerà alla storia come Guardiola o altri professori della scuola spagnola, ma il possesso palla del suo Real Madrid – ed è indiscutibilmente suo, ricordate il centrocampo svuotato di Benitez? – è davvero un connubio raro di eleganza ed efficacia. Trasmette una sensazione di costante fluidità in tutte le situazioni di gioco, sia che si tratti di uscire dal pressing alto, sia quando i centrocampisti decidono di accelerare e andare in verticale.

Soprattutto, e questo è un aspetto che le letture della partita non hanno sottolineato abbastanza, la rete di passaggi del Real Madrid valorizza gli elementi di talento come Isco senza chiedergli di forzare la giocata per creare superiorità. Il dribbling finisce per essere un elemento accessorio e infatti non è un caso se in nessuno dei tre gol dei blancos ce ne sia traccia. Così come non è un caso che nel corso della partita la Juve ne abbia portati a termine 24, ben nove in più degli avversari.

Certo, a volte è proprio un dribbling di Dybala, quando il numero 10 si abbassa nella nostra metacampo, a essere determinante per lo sviluppo delle nostre azioni. La Juve vive di fiammate e far saltare il pressing avversario, anche a 60 metri dalla porta, può generare una potenziale occasione da gol 10 secondi dopo.

Quello che ci manca è la capacità sistematica di accompagnare questi giocatori, un passaggio dopo l’altro, nelle zone dove sono più pericolosi. Continuiamo a chiedere loro – a Dybala e Douglas Costa soprattutto – di essere Maradona. Il Real Madrid invece ha solo permesso a Isco di essere Isco.

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