Perchè il dopo Allegri sarà più difficile del dopo Conte

di Graziano Campi |

Sperando che pochi di voi si arrabbino come l’ultima volta, senza troppi fronzoli dico che sarà più difficile gestire il dopo-Allegri rispetto al dopo-Conte. Ecco i 5 motivi:

1. Identità di gioco: Antonio Conte lasciò una squadra con una precisa identità di gioco, alla quale ricorrere nei momenti di difficoltà. Quando le cose non funzionarono, la Juve tornò serenamente al 3-5-2 per avere una solidità che BBC (Barzagli, Bonucci, Chiellini) e VPP (Vidal, Pirlo, Pogba) garantivano senza ombra di dubbio. Oggi la Juve non ha più questa identità: è una squadra “liquida” che si adatta, ma che è reduce da una stagione in cui tutti i suoi reparti hanno affrontato difficoltà.

2. Spirito di squadra: tanti gregari nella squadra di Conte, accanto a campioni acclarati. Campioni che però avevano lo stesso spirito umile e la stessa attitudine al lavoro dei “soldatini”. Oggi vedo molta presunzione in diversi giocatori: le storie di litigi, ammutinamenti, feste, punizioni e infortuni inventati vanno tutte prese con le pinze, però la sensazione è che troppi si sentano giocatori “arrivati” pur non avendo rispettato le aspettative. Allora i giocatori volevano dimostrare di non essere “finiti”, oggi gli ultimi due mesi, in cui hanno passeggiato, sembrano tutti con la pancia piena. E attenzione a questo lunghissimo calo di concentrazione, che si protrarrà da aprile fino ad agosto, con la riapertura del campionato: anche la tensione è utile come allenamento.

3. Concorrenza: con l’addio di Conte si era praticamente alla fine del ciclo della Roma, mentre dopo un anno si stroncò quello del Napoli con l’acquisto di Gonzalo Higuain. Oggi il Napoli è sicuramente una solida realtà, per quanto sia reduce da una stagione deludente, ma la sensazione è che anche l’Inter, con Conte e senza le sanzioni del settlement agreement UEFA, possa essere una seria rivale per lo scudetto. In generale, con il nuovo contratto dei diritti TV, pare che anche il valore delle rivali “medie” sia destinato a salire (Torino, Lazio, Sampdoria, Atalanta).

4. Aspettative: quando Conte lasciò la Juve, sembrava che fosse finito un ciclo. Oggi in tanti pensano che il nuovo allenatore possa tirar fuori di più da questo gruppo: in sostanza, si aspettano risultati difficili da raggiungere, come la vittoria in Champions League. Il fatto che per alcuni giocatori (Chiellini, Matuidi, Khedira e Ronaldo su tutti) si stia chiudendo una finestra importante della loro carriera, non aiuterà. Si darà al nuovo allenatore il diritto di sbagliare (un pochino, non troppo)?

5. Budget: con l’arrivo di Allegri il budget a disposizione per il mercato è sempre aumentato, da Higuain e Pjanic fino a Ronaldo e Cancelo. La certezza è che oggi siamo in una fase molto delicata, in attesa che avvenga un rilancio dal punto di vista delle entrate commerciali che possa consentire nuovi investimenti. Si badi bene: la Juventus per sistemare i bilanci quest’anno ha messo in pancia qualcosa intorno ai 150 milioni di plusvalenze. E’ molto difficile che questo si possa ripetere, mentre non è da escludere che certi “aiuti” ricevuti non debbano essere ricompensati in futuro. Uno dei motivi dell’addio di Allegri sta proprio nelle divergenze sul mercato, che non erano di tipo tecnico, quanto economico.

Tutto questo in attesa di vedere chi sarà il nuovo allenatore: anche in quel caso, identità di gioco (bel gioco o risultatismo?), spirito di squadra (sergente di ferro o gestore?), concorrenza (quale dei candidati è migliore?), aspettative (top o emergente?) e budget (quanto pagarlo e per quanto tempo?) saranno fattori fondamentali.


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