Perché ho deciso di non essere più juventino

juventino stop

La settimana scorsa l’avversione nei confronti della Juve e dei suoi tifosi ha raggiunto picchi molto alti. La cosa che per certi versi ha destato più clamore è il salto di “qualità”, rispetto al passato, della provenienza delle dichiarazioni di odio e la loro esplicita manifestazione. Ho letto auguri di grandi sofferenze, anche di morte, addirittura ho letto auspici affinché gli stessi juventini la facciano finita, perché non vi sarebbe nessuna dignità nel vivere da juventini, tanto vale non campare. Ebbene ho preso la decisione, da oggi non sarò più juventino.

Ho riflettuto molto e mi sono reso conto che è meglio mollare. Se gli strali fossero venuti da riconosciuti balordi, da gente becera, potevo pure capirlo. Ma le manifestazioni di odio e gli auguri di morte a quanto pare provengono – e qui il salto di qualità – da stimati docenti universitari, stimati giornalisti, avvocati, medici, padri di famiglia, gente ritenuta assolutamente integerrima da chi li conosce. Perfino davanti aule di tribunale compaiono evidenti segni di avversione contro la Juve. Tutto questo in un Paese considerato primo mondo, quale è l’Italia. E non è possibile, o questi sono improvvisamente impazziti, ma impazziti nel vero senso della parola, o c’è effettivamente qualcosa di molto grave riguardo la Juve e chi la tifa, qualcosa che milioni di persone non riescono a vedere. Quindi abbandono, non sono più juventino.

Però non voglio mollare il calcio. Penso che cercherò qualche altra squadra a cui appassionarmi, stavo pensando in prima battuta al Napoli, perché sono uomo del sud e si dice faccia un gioco meraviglioso, anche se non avendolo seguito da vicino non me ne sono accorto. In realtà l’ho visto nelle partite contro la Juve e non è che mi abbia così tanto entusiasmato come si dice in giro, però sicuramente se lo seguissi assiduamente mi renderei conto del suo gioco spumeggiante. Non sarà comunque facile tifarlo qualora lo scegliessi come nuova squadra del cuore, per via di quello stretto concetto di territorialità rivendicato da molti tifosi partenopei, per cui se non si è di Napoli e dintorni chissà se si è ben accetti.

Poi ci sarebbero la Roma o la Lazio, anch’esse per la verità legate in qualche modo a un vincolo di territorialità, ma risiedo nella città eterna da tanti anni ormai per cui l’approdo dovrebbe essere più agevole. Certo in ambito soprattutto romanista dovrei fare i conti con alcune dicotomie che ho notato lungo questi anni, per esempio il non essere mai schiavi del risultato e al tempo stesso mandare a quel paese i propri giocatori se la vittoria non arriva (beh in realtà le espressioni che in genere sento sono più colorite). Questo comunque lo potrei assorbire penso facilmente, in quanto anche tra gli juventini sapevo (ahimè parlo già al passato) di gente che sperava in una debacle della propria squadra per via di un’avversione verso il suo attuale allenatore e di una grande nostalgia del precedente mister, o di altri che avversavano l’attuale presidente reo a loro dire di aver trattato male Del Piero.

Poi ci sono anche Inter e Milan. L’Inter la prendono sempre in giro, ormai anche all’estero, però ha Icardi, che è forte, e Wanda Nara sempre molto sexy sui social. Il Milan da tempo sembra aver preso una brutta china, però rimane il blasone. Vediamo un po’. Nel frattempo saluto tutti gli ormai ex compagni di tifo, apparentemente siamo stati accomunati da anni ricchi di grandi soddisfazioni e anche di cocenti delusioni, ma inevitabilmente dovrò riflettere a fondo sulle soddisfazioni. Sulle cocenti delusioni penso non ci piova, erano assolutamente meritate.

Saluti a tutti, manterrò ancora il mio profilo Facebook, ovviamente nel tempo si riempirà dei miei nuovi compagni di tifo per quella che sarà la squadra che sceglierò. Spero solo di non odiarvi e non augurarvi la morte adesso che starò dall’altra parte della barricata, l’odio non mi piace proprio e so che augurare la morte porta malissimo a chi lo fa.

P.S. Ma quando giochiamo con il Tottenham?

di Salvo T.