Perché De Luca dice il falso

di Willy Signori |

“Sarà capitato anche a voi”… durante il lockdown e dintorni di avere una musica in testa: erano le parole del presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca. I suoi video hanno spopolato durante la scorsa primavera e hanno fatto aumentare a dismisura la sua popolarità.

Nelle sue intemerate, il governatore che vanta innumerevoli tentativi di imitazione, non ha risparmiato nessuno: giovani, meno giovani, laureandi, sportivi, avversari politici, alleati, colleghi, imprenditori… e oggi è toccato pure ad Agnelli e la Juventus.

L’opinione di De Luca sul calcio e nello specifico su quello che è accaduto a Torino domenica sera ci interessa poco, in prima battuta perché essere bravi politici non garantisce la comprensione di altre materie come, ad esempio, il calcio e poi perché quasi sempre l’ambito politico diventa un teatrino in cui vince chi la spara più grossa, la sa raccontare meglio oppure si parla meramente per difendere gli interessi degli amici.
Le considerazioni sul presidente Agnelli ci appassionano ancora meno: sono opinioni personali e tali restano.

Ci interessa invece focalizzarci su un passaggio del suo intervento riguardante una materia che dovrebbe conoscere particolarmente bene: la legge.

De Luca dice testualmente: “Il protocollo non serve a nulla, è un accordo privato in deroga che non vale nulla di fronte alle leggi e alle disposizioni del ministero della salute e dell’ASL“.

Andiamo subito al punto: quest’affermazione è errata e giuridicamente falsa.
Vediamo di capire perché.

In data 22 maggio 2020 la FIGC rilascia un comunicato con oggetto “Protocollo ripresa allenamenti professionisti e arbitri“. In questo documento si legge “Le indicazioni redatte dalla Commissione Medico-Scientifica Federale (Commissione FIGC)… sono state aggiornate sulla base delle evidenze medico-scientifiche in divenire e hanno recepito le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), successive all’audizione dei rappresentanti della FIGC da parte degli Esperti del CTS stesso, avvenuta in data 7 maggio, e comunicate a FIGC in data 11 maggio, indicazioni che sono “da considerarsi stringenti e vincolanti ai fini della ripresa stessa””.

Quindi una commissione medico scientifica federale, cioè interna alla FIGC, ha interrogato gli esperti del CTS (Comitato Tecnico Scientifico) e ha ricevuto in risposta indicazioni “vincolanti”. Cos’è il CTS?
È una delegazione formata da “esperti e qualificati rappresentanti degli Enti e delle Amministrazioni dello Stato che supportano il Capo del Dipartimento della Protezione Civile nelle attività finalizzate al superamento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19“.

Il CTS è stato creato da un’ordinanza del capo dipartimento della Protezione Civile del 3 febbraio 2020. In pratica le raccomandazioni sanitarie fatte negli scorsi mesi dalla protezione civile e dal governo vengono direttamente da questo comitato.

Che autorità ha in materia di misure di contenimento della diffusione del COVID-19?
La Gazzetta Ufficiale del 16 maggio 2020 contenente il testo del decreto-legge 16 maggio 2020 n 33 riporta quanto segue:

Quindi il CTS ha ricevuto direttamente dal governo l’autorità di poter approvare o meno una misura per la gestione della quarantena di chiunque abbia avuto contatti stretti con casi confermati di soggetti positivi al COVID-19.
Semplificando ai minimi termini: quando si parla di Coronavirus il CTS è lo Stato.

Torniamo al calcio: in data 18 giugno la FIGC pubblica nel suo sito ufficiale una comunicazione del Ministero della salute indirizzata a tutti i ministeri del governo, svariati enti e federazioni tra cui anche la FIGC.
L’oggetto è il seguente: “Modalità attuative della quarantena per i contatti stretti dei casi COVID-19, in particolari contesti di riferimento, quali l’attività agonistica di squadra professionista.” È possibile scaricarla qui.
Un passaggio che ci interessa è questo:

Ancora una volta ci interessa rilevare come la FIGC, quando si tratta di consultare il governo italiano per la gestione sanitaria durante lo svolgimento delle attività agonistiche, si rivolga sempre e solo al CTS.

Il verbale n 88 della riunione del CTS del 12 giugno è scaricabile qui. Da pagina 4 a pag 6 vengono verbalizzate le valutazioni circa la ripresa delle gare delle squadre di serie A.
Un passaggio che ci interessa è questo finale riguardante le modalità di isolamento del gruppo squadra in caso di positività di uno o più membri:

A margine notiamo come il CTS, cioè l’espressione del governo italiano per la gestione del contenimento del COVID-19, riconosca che le sanzioni sportive non siano materia di pertinenza del governo stesso ma solo delle autorità sportive.
Detto questo, quali sono le “modalità già concordate in essere per gli allenamenti di gruppo”?
Sono riportate nel famoso “protocollo” che abbiamo già citato sopra.
Al punto 5 “Situazioni specifiche” riporta quanto segue:

Ultimo aspetto riguarda il ruolo delle ASL:
Secondo il governatore De Luca avrebbero autorità superiore al CTS quando si tratta di regolamentare le modalità di isolamento fiduciario e contenimento del contagio. Nella circolare che abbiamo già citato del 18 giugno 2020, il Ministero della salute riconosce il ruolo delle Autorità Sanitarie Locali (come potrebbe essere altrimenti?) e ne regola il raggio d’azione ad una sorveglianza attiva: “Al termine della gara, i componenti del “gruppo squadra” devono riprendere il periodo di quarantena fino al termine previsto, sotto sorveglianza attiva quotidiana da parte dell’operatore di sanità pubblica del Dipartimento di Prevenzione territorialmente competente.

Conclusioni: Dire che il protocollo in vigore attualmente per poter permettere alle squadre di Serie A di svolgere le proprie attività e contenere il contagio del COVID-19 è “un accordo privato che non vale nulla” è una sciocchezza enorme dal punto di vista giuridico: è stato concordato dalla FIGC col CTS, che abbiamo visto essere espressione del governo italiano, poi integrato da una circolare del Ministero della Salute.
Va anche detto che ci troviamo di fronte ad un conflitto di natura giuridica (caso tutt’altro che singolare) in cui non sono ancora chiare e definite le competenze di tutti gli organi chiamati in causa.
Questo sarà molto probabilmente il nodo più grosso da sciogliere ad ogni costo se si vuole evitare una nuova interruzione del campionato di serie A, almeno fino a quando i contagi resteranno sotto al livello di guardia: capire chi deve intervenire, come e quando.

Tutto ciò però non rende quello che è un accordo tra lo Stato italiano e la Federazione Italiana Giuoco Calcio un accordo privato di valore nullo, come invece sostenuto dal governatore De Luca, a cui si prospetta un autunno/inverno di duro lavoro e preoccupazioni, di sicuro non calcistiche.