Perché credere in questa Juventus

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Pietro Paternò

Se un padre compra a un bambino troppi giocattoli, viziandolo, il bambino si stancherà sempre più in fretta dei giocattoli nuovi, chiedendone degli altri e dimenticandosi di tutti quelli che già possiede.  Se un padre vizia un bambino, comprandogli milioni di giocattoli, eccetto quello che desidera di più perché è troppo costoso, il bambino non smetterà di piangere e lamentarsi. Se al posto del padre ci fosse la Juventus, se al posto dei giocattoli ci fossero 8 scudetti, 4 coppe Italia e 4 supercoppe italiane, se al posto del giocattolo più desiderato dal bambino, ci fosse la coppa dalle grandi orecchie, chi sarebbe il bambino viziato? Il tifoso juventino medio.
Quello che critica Il Più Forte Di Sempre se non segna contro la Lokomotiv Mosca, quello che esalta Paratici per le operazione Ronaldo, De Ligt, Demiral (per citarne alcune, direi poche) e poi lo distrugge perché scambia Cancelo (quarta scelta di Guardiola sulla fascia) con Danilo (più che discreto nelle ultime partite giocate prima dell’infortunio), quello che a maggio 2019 avrebbe cacciato Massimiliano Allegri a calci nel sedere, e adesso lo rievoca per sostituire un Sarri, a suo dire, disastroso. Ma soprattutto, il tifoso juventino medio non crede in questa Juve. Io ci credo. E nelle righe seguenti vi dirò il perché:
La Juve 18/19 – quella del I anno d.C.(r7)- iniziò la stagione con grandi prestazioni, con un gioco abbastanza fluido e propositivo; mi viene in mente la partita di Valencia, quella contro il Napoli allo Stadium, quella di Manchester (anche il ritorno, nonostante il risultato), quella contro lo Young Boys, all’andata, unico lampo di un Paulo Dybala da lì in poi deludente. Ma, a partire dalla partita contro la Lazio all’Olimpico, vinta grazie a due scatti di un Cancelo gettato nella mischia da esterno offensivo, la Juve ha manifestato un impressionante calo di rendimento fisico, tecnico e soprattutto atletico, culminato nella disastrosa serata di Bergamo, che sancì la nostra eliminazione dalla Coppa Italia, e proseguito anche per i mesi successivi. Si vociferava fosse dovuto ai carichi di lavoro, ad una preparazione slittata a causa della Supercoppa giocata a metà gennaio. I motivi non li sapremo mai, ma quell’evidente involuzione ci costò l’eliminazione dalla Coppa Italia e dalla Champions League; tanto, forse per alcuni anche troppo, ma non abbastanza per definire la stagione un fallimento.
E la Juve 19/20?
La Juve di quest’anno è alla ricerca della continuità, ma nei momenti decisivi ha dimostrato di saper vincere e convincere: la partita contro l’Inter, una prestazione corale sontuosa, quella contro il Napoli allo Stadium, macchiata da disattenzioni difensive attribuibili al calcio d’agosto, quelle contro Leverkusen e Atletico, quella contro la Roma in Campionato e in Coppa Italia ecc… Ma ha sbagliato completamente, a mio parere, a livello di interpreti e approccio mentale, la Supercoppa contro la Lazio, il secondo tempo sempre contro i biancocelesti in campionato, e la partita del San Paolo, decisiva per allungare prepotentemente su Inter e Lazio. Per il resto, questa Juve non ha lasciato nulla per strada, e tutto ciò è avvenuto nel pieno di una rivoluzione totale a livello calcistico, mentale e atletico.
Ma la cosa che mi fa ben sperare, rispetto alla Juve dell’anno scorso, sono il ritmo e l’intensità che i giocatori mettono in (quasi) ogni partita, pur non riuscendo ad esprimere ancora con continuità un gioco fluido e propositivo. Basta guardare una partita della Juve e poi una dell’Inter, o del Real, o di qualche altra grande squadra (ad eccezione della premier dove il ritmo e l’intensità sono su un altro livello) per capire cosa intendo. La Juve non sarà uno spettacolo da vedere, ma è molto meno compassata rispetto all’anno scorso, i giocatori corrono di più, il gioco è più fluido e segniamo di più (già 63 gol fatti rispetto agli 87 totali dell’anno scorso). E Paulo Dybala sembra trasformare in oro ogni pallone che tocca, con 11 reti e altrettanti assist, Douglas Costa, se non sarà limitato da altri infortuni – che Dio ce ne scampi! – sembra promettere molte belle cose per il finale di stagione, Matthijs de Ligt, per la sfortuna dei giornalisti, o giornalai, sportivi italiani e anti juventini che non hanno più scuse da inventarsi per sminurilo, è sempre più insuperabile, e Don Rodrigo Bentancur fa il bello e il cattivo tempo lì in mezzo. E presto arriva Giorgio a darci una mano. E Lui ne ha fatti 19 in 19 partite, 33 in stagione (considerando anche quelli con la Nazionale), a segno per 9 gare consecutive. E io voglio sognare.

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