Perché ce l’avete con Allegri

di Vittorio Aversano |

Vorrei effettuare un tentativo nello spiegare come mai noi juventini siamo divisi dalla simpatia o meno verso quello che, dati alla mano, sta risultando uno degli allenatori più vincenti della lunga e prestigiosa storia bianconera. Questo perché io stesso sono combattuto nel misurare Allegri separando risultati da prestazione o spettacolo offerto; credo, quindi, che affrontare l’argomento in un articolo, generando una discussione che, spero, sia interessante, possa aiutare a definire i contorni di un fenomeno del tutto singolare.

Non intendo interpretare i sentimenti di nessuno né addentrarmi in disamine di calcio giocato, ma soltanto tirare le fila di quello che si vede, si sente e si percepisce intorno alla figura del tecnico livornese: ci si deve per forza dibattere tra statistiche e valutazione individuale. Insomma, cos’ha che non va Allegri, dopo quattro double di fila e due finali di CL?

Lo spettacolo. Il calcio è uno sport e, come tale, deve offrire spettacolo. Ma come definire lo spettacolo? Un’azione si può definire spettacolare quando viene eseguita con tecnica e velocità; un gol spettacolare quando frutto di un’attività corale, come quella appena descritta, ovvero un importante gesto tecnico individuale. Ma, per cercare di definire lo spettacolo, nel calcio come in altri sport, si deve ricorrere alla sua finalità, cioè l’intrattenimento, il divertimento dello spettatore: e il calcio offerto dalla Juve di Allegri, onestamente, non diverte. Però divertono i risultati. Quindi, ecco il primo dilemma: io, pur a denti stretti, scelgo il secondo “tutti i giorni feriali e due volte la domenica” (cit.).

Le scelte tecniche. Si sa che in Italia siamo tutti santi, poeti e navigatori, ma anche tanto allenatori. Anche a me viene logico optare per un giocatore in campo piuttosto che un altro, così come mi fossilizzo sui ruoli e le posizioni che certi giocatori debbano ricoprire (uno su tutti, Pjanic). Sono le scelte tecniche e lo spettacolo direttamente collegate? Forse. Nel senso che un Cancelo diverte di più di un De Sciglio. Ma se si parla di utilità in relazione alla singola gara? Allora, mi viene da dire, è meglio lasciar fare a chi viene più che lautamente ricompensato per stare sulla nostra panchina, finché i risultati arrivano.

Landucci. Avete mai notato quanto Allegri ricorra al consiglio del suo secondo durante le partite? Ogni tanto mi viene da pensare che sia lui il vero tecnico. Battute a parte, la sensazione generale che si ha, guardando una gara della Juve di Allegri, è che i movimenti dei calciatori siano determinati soltanto nelle coordinate geografiche, ma ci siano pochi schemi e molto immobilismo.

Il Marzo di Allegri. Le squadre europee appaiono – grossomodo – sui medesimi standard fisici in qualsiasi periodo dell’anno. La nostra, al netto dei molteplici infortuni muscolari che, ogni anno, decimano inspiegabilmente la rosa (Capello, anni fa, ne attribuiva la responsabilità all’umidità di Vinovo, ma oggi?), è tradizionalmente garantita in forma soltanto a partire da Marzo, mese in cui, in effetti, si intensifica lo sprint per raggiungere i risultati e si concentrano le partite più decisive. L’anno scorso, però, questo famigerato Marzo pare non essere mai giunto, quanto a brillantezza fisica e di gioco, quindi qualche perplessità può essere giustificata: perché è come dire che fino a Marzo si soffre e ci si annoia, poi si può apprezzare il potenziale effettivo della squadra.

La preparazione atletica. Sopra citata, si spiega anche attraverso le dichiarazioni di alcuni giocatori: come si lavora alla Juve non si lavora da nessun’altra parte. Pros and cons. Ma non credo sia un pro, perché influenza direttamente l’ampiezza e la qualità della rosa nei vari momenti della stagione. Questo elemento, attualmente, dovrebbe essere supplito dalla straordinaria omogeneità ed eccellenza dei nuovi acquisti.

La valorizzazione dei campioni. Higuain (e, con incredibile prematurità, ora anche Ronaldo) viene generalmente indicato come simbolo di quei giocatori mortificati nelle proprie doti naturali dai compiti tattici ingrati assegnati da Allegri come, ad esempio, ripiegare a centrocampo e difendere anziché finalizzare le azioni di attacco. Che, in effetti, Higuain, nel secondo e ultimo anno alla Juventus, abbia segnato di meno è un dato di fatto; ma la tesi avversa sostiene che abbia aiutato molto la squadra e che il risultato finale – se non altro quello più alla portata della rosa dello scorso anno (il double) – sia stato raggiunto. Certo, le responsabilità vanno anche ripartite con il giocatore in questione, che ha sbagliato molto in frazioni cruciali delle partite di CL, riscattando una stagione altalenante con il gol scudetto a San Siro. Io stesso ho criticato più volte il suo impiego da rifinitore ed in parte sono dispiaciuto del suo approdo al Milan. Quanto a Ronaldo, non affronto la questione, perché è davvero troppo presto e poi si tratta del più forte al mondo, ben altro livello. Invece, uno che, a mio avviso, risente dei dettami di Allegri, è ancora una volta Pjanic, che continuo a ritenere, per doti fisiche e di palleggio, non adeguato alla posizione (attenzione: non al ruolo) bassa e centrale su cui è stato impostato, specie ora che c’è Emre Can.

Alcune dichiarazioni. Pur apprezzando molto Allegri in conferenza stampa, con il suo sarcasmo toscano e la sua capacità di diluire le provocazioni di certi giornalisti, non sono molto d’accordo con alcune dichiarazioni: ad esempio, quando sostiene che la palla rimbalzava male (serio o faceto che fosse) o che il gioco del calcio sia semplice, argomento imbarazzante da difendere quando si fatica ad ottenere il risultato contro compagini, sulla carta quantomeno, ampiamente alla portata.

E qui si apre l’interconnesso argomento della scontatezza delle vittorie. Ok, lo ammetto: non sono sazio, non dò le vittorie per scontate, anzi; ma voglio sempre di più. Non ci vedo nulla di male, né di ingrato, né di incoerente. Se si sale di livello, è lecito pretendere e non accontentarsi. Se affronto una neopromossa, per quanto questa possa giocare con il coltello tra i denti, mi posso aspettare una supremazia nel controllo della palla e un generale dominio della gara, senza correre grandi rischi o depauperare la squadra di eccessive energie (come faceva Conte). Per quanto alcuni possano pensarla diversamente, comprendo il tifoso del Real Madrid, che fischia la squadra quando gioca male nonostante il risultato vincente: è evoluzione, perché ciò che andava bene al ristorante da 30 euro non va bene a quello da 100 euro; e non per questo merito di non vincere più solo per poter rimpiangere e, quindi, apprezzare i fasti del passato. So che vincere non è facile e che è soltanto uno a vincere: ma se la squadra ha tutti i requisiti tecnici per esprimersi in un certo modo, perché non aspettarsi che giochi in modo più fluido? Siamo stati in B, nostro malgrado, ma portarsela ancora dietro è deleterio quasi quanto rievocare il triplete, perché la società (di cui Allegri è soltanto una parte) staziona ormai da anni nel gotha europeo.

In sostanza, non sta scritto da nessuna parte che, per vincere, non si debba giocare in modo attraente o, viceversa, che il c.d. “belgioco” non produca risultato. Si deve avere il diritto di libera critica anche verso un vincente come Allegri (specie dato lo stipendio elevato, che comporta onori ed oneri, per quanto meritato), che è ora chiamato a confermarsi anche nel contesto europeo, dotato di una super-squadra come quella di quest’anno, con il calciatore più forte al mondo. Posso pretendere, a queste condizioni, di vedere uno spettacolo appagante sotto i profili visivo ed emozionale quando pago Sky, Dazn o il posto allo stadio? Ovviamente sì, pur senza auspicare che vada via chi, chiamato su due piedi, è riuscito a rimotivare il gruppo orfano di Conte, aumentarne il numero di trofei, rendendolo costante nel tempo e portarci a disputare due finali di CL, con la concreta prospettiva di altre future: insomma, chi ha permesso alla Juventus di tornare antipatica e vincente. Perché bisogna ammetterlo: tutti noi godiamo dei risultati che porta Allegri. Forse potrebbe portarli anche qualcun altro? Forse. Forse che la nostra squadra potrebbe giocare “meglio” con altri allenatori? Forse. Sarebbero altrettanto vincenti? A questo un “forse” non basta. Finché non ne potremo avere prova, occorrerà godersi lo spettacolo che offre Allegri: cioè la vittoria, anche senza intrattenimento. E, alla fine, credo che a me vada più che bene così.