Perché Bonucci è Bonucci

E’ come quando furono venduti Gentile e Tardelli, Ibrahimovic e Vieira, Laudrup e Vignola, Vidal e Tevez. E’ come immaginare una squadra per settimane e poi, d’improvviso, trovarne una differente sotto agli occhi. Adesso i bene informati dicono che le trattative tra Juventus e Milan andavano avanti da settimane e che insomma qualcosa a Cardiff nell’intervallo è successo. Bene è stato fatto, allora, prendere quel che si poteva e andare avanti. Si chiude una porta e si apre un portone. Leonardo Bonucci cambia squadra e non sarà questa fine del mondo.

 

Scriviamo per capire. In Galles, dentro a quello stadio, tra il primo ed il secondo tempo i dirigenti sono andati a parlare con i giocatori. Non succede spesso e certamente quella visita ha avuto un peso. Le discussioni “di calcio” come ha detto Marotta cosa sono state? Hanno coinvolto Bonucci e poi chi altro? Si sussurra di un acceso diverbio con Barzagli e poi pure con Dybala. Qualcuno ha alzato le mani? Qualche altro ha detto una parola di troppo? Certamente direttori e manager vari hanno sentito e rimesso a posto la situazione. A modo loro.

 

Al termine della partita il presidente Agnelli era sul terreno di gioco. Come un generale rincuorava le truppe o cercava di lenire ferite profonde che si erano procurate con la grave sconfitta e con i dissidi dello spogliatoio? Cosa importa saperlo? Bonucci è stato venduto e l’effetto di questo interrogativo è tutto davanti ai nostri occhi. Insieme con i messaggi di Higuain e le immagini di giubilo di Benathia all’acquisto di Douglas Costa. Dybala si è rifugiato dagli amici in Argentina, giocando a palla e mettendo in mostra un po’ di quel talento che promette e promette.

 

Bonucci insieme con la sua famiglia curiosa e divertente andrà a Milano. E’ una città adatta per la sua bellezza di uomo e le ambizioni di calciatore. E’ una città che non lo ha fatto crescere, quando era all’Inter, ma che adesso lo accoglierà, facendogli festa e fregandosene delle partite giocate con i gomiti alti e il tono di chi sfidava il mondo. Lo stesso di quando Bonny entrò in una aula di giustizia sportiva insieme con Simone Pepe per rispondere di una scombiccherata accusa per cui comunque era stata chiesta squalifica e sanzioni. Milano, quella Milano, certamente non l’aiutò.

 

A Torino hanno provato a ricucire, a far dire ad Allegri che Bonucci sarebbe stato il ‘capitan futuro’ e il punto di riferimento per i ragazzi della difesa che verrà. Non è servito. I mondiali del 2018 sono dietro l’angolo e oltre a condizionare il calendario suggeriscono di non allontanarsi troppo dall’Italia. Chissà come ci saranno rimasti Guardiola e Conte che pare abbiano provato ad indossare i vestiti delle sirene? Chissà se Bonucci nella scelta del Milan ha mandato anche un duplice messaggio al suo estimatore ispanico ed al maestro pugliese. Chi può dirlo?

 

Se al comando della Juve ci fosse ancora qualche vecchio dirigente il sostituto di Bonucci sarebbe Ranocchia, il compagno di meraviglie di quel Bari, che ha non fatto bene negli ultimi tempi ma si è battuto con ardore in Inghilterra. Gli si offrirebbe il volante e poi lo si lancerebbe, pensando a quel Caldara che sta dietro l’angolo e sottolineando i soldi incassati. Il sospetto è che la linea morbida di A.A. sia finita ai primi di giugno. Lo si capisce dalle dichiarazioni di Buffon e dello stesso Marotta. Hanno provato a svelenire, addolcire, ammorbidire.

 

Il figlio di John Elkann piangeva a dirotto su quegli spalti. Ne abbiamo parlato e ne abbiamo scritto, con tutta la considerazione e il rispetto che si può. Bonucci ha ricevuto ammirazione e solidarietà per quel suo figliolo ammalato d’improvviso. Bonucci ha preso simpatia per il primogenito con la maglia del Torino. Bonucci si porta via due finali di Champions perse in tre anni. Bonucci venne scelto da Marcello Lippi nel 2010, quando era un giovane con prospettive. A 30 anni può ricominciare alla grande (speriamo di no) oppure finire nel vicolo dei grandi acquisiti finiti a Milano. Aspettiamo per vedere quel che succederà.