Perché Andrea Pirlo non può restare sulla panchina della Juventus

di Riceviamo e Pubblichiamo |

pirlo

di Giuseppe Di Matteo

Dopo la vittoria in coppa Italia, le quotazioni di Andrea Pirlo sono in forte crescita. E ora ci si chiede: che fare? Vi dico la mia: Mozart non può più dirigere l’orchestra bianconera. Non dopo il film horror di questa annata. Non bastano i trofei appena conquistati (non questi, almeno). Non se ti chiami Juventus.

Questione di titoli

Una coppa Italia e una Supercoppa Italiana in più fanno comodo. Ma bisogna essere onesti: non hanno l’appeal dei titoli che contano davvero. Oltretutto, la Supercoppa è stata conquistata al termine di una partita secca, durante la quale può succedere di tutto. E la Coppa Italia, almeno nella sua formula attuale, è un mini-torneo apparecchiato per fare incontrare le big. Niente a che vedere con la FA cup – di gran lunga più meritocratica, visto che accoglie anche i club non professionistici -, che, non a caso, riscuote molto più prestigio. E inoltre: allenatore va valutato nelle competizioni di lungo periodo. Ebbene: in campionato e in Champions League la Juventus di Pirlo è stata un disastro. Può bastare l’eventuale quarto posto per riabilitarlo? No. Nemmeno quello.

Questione di identità

Spesso si insiste con il solito ritornello: è uno di noi, conosce l’ambiente. In taluni casi può essere un vantaggio. Non lo è stato nel caso di Pirlo. Se alleni la Juventus, e a maggior ragione se sei di casa, devi sapere come stanno le cose. Devi essere capace di dare un’impronta alla squadra. Il nostro è andato in tutt’altra direzione, proponendo formazioni sempre diverse, esperimenti nei momenti meno opportuni e insistendo su giocatori francamente improponibili (Bernardeschi e Ramsey su tutti). Ma, soprattutto, non è riuscito a trasmettere le sue idee alla squadra (onestamente al di là della fantomatica gioia di riconquistare il pallone non si è capito bene quali siano). I cambi non li ha quasi mai azzeccati. La sua Juventus è stata un limbo tattico.

Questione di feeling

Tra Pirlo e la Juventus c’è feeling. Anche troppo: l’allenatore è pur sempre il capo, non dimentichiamolo. Colui che decide. In molteplici occasioni, l’impressione è che Pirlo si sia lasciato condizionare dai cosiddetti senatori, con i quali ha condiviso gioie e dolori. Umano. Comprensibile. Ma sempre errore resta.

Questione di grinta

Sono cresciuto con i fischi del Trap; con le sfuriate di Lippi, ben dosate tra un Toscano e l’altro; con le regole ferree di Capello; con la rabbia feroce di Conte e le scenate astute di Allegri. Perfino Sarri, quando serviva, si faceva sentire. Pirlo è serafico, in panchina e ai microfoni. Le mani sempre in tasca, lo sguardo perennemente imperturbabile. La maschera si è leggermente deformata solo dopo aver vinto la coppa Italia. Non credo di averlo mai visto tanto felice. Avrei voluto vederlo molto più incazzato quando le cose non andavano. E, soprattutto, avrei preferito non ascoltare scempiaggini come la parola scudetto dopo l’umiliazione casalinga che il Benevento ci ha inferto.

Questione di coerenza

Sarri è stato liquidato dopo aver vinto uno scudetto ed essere stato eliminato dalla Champions ad opera del Lione. A dispetto di certi meme francamente un po’ ridicoli che stanno spopolando sui social, sono tra quelli che pensano che un campionato valga molto di più di una coppa Italia e di una Supercoppa italiana messe insieme. Se Sarri è stato dato il benservito, con una rosa che in molti ritengono inferiore rispetto a quella di Pirlo, perché il Maestro deve restare? Nessuno obbligava la Juventus di attaccarsi di nuovo lo scudo sul petto, specie dopo un ciclo di nove consecutivi. Ma la rosa, pur mal costruita, in mano ad un allenatore esperto probabilmente avrebbe reso molto di più. La vittoria in coppa Italia sta lì a dimostrarlo: finalmente la Juventus ha fatto ciò che sa fare. Troppo tardi.

Questione di futuro

Insistere con Pirlo, stando così le cose, significa fare un salto nel buio (ovviamente prego con le mani giunte di essere smentito dai fatti). Non è più tempo di esperimenti, ovunque la Juventus si trovi a partire da domenica sera. Serve un altro allenatore. Anzi, un allenatore.


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