Perché Allegri non resterà alla Juve

di Luca Momblano |

Massimiliano Allegri che resterà alla Juventus è una notizia giunta al suo zero giornalistico.

Che cos’è lo zero giornalistico? E’ quel punto d’arrivo del mestiere nel quale esercitando il massimo sforzo sulle fonti soggettive – coltivate nel tempo e considerate affidabili grazie al lavoro nel tempo – si arriva alla convergenza armonica dei rilievi. La realistica impotenza nel riuscire ad andare oltre nel livello e nella tipologia delle fonti corrisponde in questo caso alla netta convinzione che dedicarvici oltre non sarebbe neanche necessario. Questo è lo zero giornalistico, dunque corrispondente alla percentuale soggettiva di chi ritiene di non poter svolgere ulteriore lavoro in questa direzione, mettendo in stand-by ogni indagine in attesa degli eventi formali. Tra questi, dicono, l’incontro tra il presidente Andrea Agnelli e il tecnico di un quinquennio che verrà storicizzato a dovere e con la meritata enfasi soltanto a bocce ferme.

Le bocce ferme, intendiamoci, saranno soltanto a ufficialità avvenute. E se corrisponderanno all’irreparabile notizia di cui sopra allora la storicizzazione sarà immediata o forse, pensandoci bene, al termine della prima annata della gestione successiva. Ma restiamo sul presente: fino a un mese fa non si poteva non concedere – senza essere generosi – un 1% alla dialettica delle conferme verbali reciproche tra Andrea Agnelli e Massimiliano Allegri. D’altronde non esiste un precedente in nove anni dove le parole della presidenza siano state di circostanza o comunque poi clamorosamente smentita dai fatti e dalle scelte. Eppure il destino di un contratto da ritoccare a tutti i costi (Juve consapevole: dai 9 milioni netti a stagione come base di accordo, lo voleva la logica e il “così funziona nel calcio”) prende uno strattone inverso e probabilmente decisivo già nell’immediato dopogara di Atletico-Juve e non solo perché cambiano gli umori in squadra e in società. Viene in qualche modo confermata una proposta calcistica ritenuta non più idonea, magari involuta e magari senza una spiegazione razionale, ma comunque ormai di lungo periodo.

Più o meno scherzosamente si è passati allo 0,9% segnato da un nuovo refolo societario post derby: la proverbiale calma di Allegri si trasforma in una serafica calma imposta dai vertici del club. Giusto che si parli quando i tempi saranno maturi, giusto però anche creare un silenzio (senza spostare di una virgola la posizione ufficiale) che non conceda alibi alla squadra e troppi margini a chi un giorno può sedere con pretese a un possibile tavolo delle trattative. In questa situazione, il mestiere è semplicemente quello di annusare l’ambiente e verificare l’intensità dell’aroma: se svanisce, la notizia va in allarme, se invece questo è sempre più intenso allora si passa allo 0,1% fino a progredire allo 0,000001% e così via, potenzialmente all’infinito.

Come però detto in apertura, il giornalismo possiede la sua quota zero, fino a prove contrarie. Cioè anche quando le fonti secondarie più dubbiose prendono esplicitamente coscienza. Fino a quando anche costoro si prestano al gioco dell’identikit, “uno che è difficile accostare ad Allegri, addirittura incomparabile, perché nel calcio non sempre è questione di schemi di campo bensì anche di schemi mentali”. Il che parrebbe plausibile che il cambiare non sia tanto per cambiare (e ci mancherebbe) quanto invece il cambiare migliore, cioè il cambiare perché lo shock è cambiare al momento giusto in un mondo nel quale le prime a cambiare sono proprio le persone. A volte, anche in meglio.