Il contadino, l'asinello e le Pepite

di Juventibus |

C’era una volta un contadino, che si chiamava Aurelio. Questo contadino andò al mercato di Madrid per trovare qualcosa di prezioso. Passò tutta la mattina a cercare tra le bancarelle, ma niente da fare, solo cianfrusaglie. Anzi quisquiglie e pinzillacheri!

Ad un tratto sentì un asinello ragliare: “Yyyooo, Yyyooo!”.

Piangeva e piangeva, senza tregua. Il contadino si avvicinò al venditore e chiese perché questo asinello piangesse così tanto. La risposta del venditore fu secca: “Perché sono io a farlo piangere. Sono anni che gli do di verga sul sedere, ma niente! Me l’hanno venduto dicendomi che piangeva pepite d’oro, e invece in questi anni neanche una!“.

Mosso a compassione (e almeno per non aver fatto un viaggio a vuoto), Aurelio comprò u ciucciariell’ e se lo portò a Napoli. D’altronde nella fattoria aveva proprio bisogno di un asinello che lo aiutasse nel duro lavoro dei campi. A metà strada, l’asinello pianse ancora “Yyooo-Yyooo” e con grande stupore del contadino, una lacrima si trasformò in una bellissima pepita d’oro!

“MA ALLORA E’ VERO! PUOI PIANGERE PEPITE D’ORO!”

L’asinello rispose (perché l’asinello sapeva parlare, ma il suo padrone di prima gli stava antipatico e non ci parlava):

-“Sì è vero. Piango pepite d’oro solo quando piango di gioia, e tu mi hai fatto molto felice liberandomi da quel mio cattivo vecchio padrone.”

Aurelio contentissimo gli chiese: “Come ti chiami asinello mio?

-“Gonzalo

-“Bene Gonzalo, da oggi sarai soprannominato: PIPITA! Visto che sei spagnolo, mi sembra giusto chiamarti con un nomignolo spagnolo

-“Veramente sono argentino” rispose Gonzalo.

-“Argentino??? Ma è stupendo! Pensa che mio nonno Ferlaino aveva un asinello argentino, si chiamava Diego, un asinello ineguagliabile! Vedrai, faremo tante cose insieme io e te. Guadagneremo tanti soldi e faremo la bella vita. Potrai mangiare tutte le carote che vuoi

-“Mi piacciono le carote, ma se posso esprimere un desiderio, a me piacerebbe correre ogni tanto.

-“Correre?

-“Sì correre. Quando corro mi sento libero, ed io non sono libero da mooolto tempo. Anzi, non lo sono mai stato.

-“Ma certo! Correrai quanto vorrai!

 

Gonzalo iniziò a lavorare nei campi insieme ad Aurelio e passò il primo anno. Quell’anno fece 24 Pepite, ma non fu grazie ad Aurelio, bensì grazie ai bambini della fattoria e ad uno in particolare che si chiamava Gegè. Il Pipita era felicissimo di giocare con Gegè e tutti gli altri bimbi, che stranamente indossavano tutti una maglietta azzurra. Ogni volta che giocava con loro, piangeva lacrime di gioia ed una Pipita cadeva. Tuttavia Gonzalo a volte era triste, perché chiedeva ad Aurelio:

-“Quando posso andare a correre? Vorrei tanto correre, sentirmi libero.“.

La risposta che riceveva era sempre negativa: “Domani Gonzalo, tu fai le Pepite che io ti faccio correre domani” oppure “Guarda questo mese proprio no, magari a Maggio. Si corre a Maggio!”. Maggio arrivò, ma niente da fare. Arrivò un altro Maggio e quell’anno Gonzalo di pepite ne fece 29, ma niente da fare. Aurelio non lo lasciò libero di correre. Gonzalo era molto legato a Gegè e agli altri bimbi in maglia azzurra della fattoria, ma piano piano si stava facendo largo in lui l’idea di non essere felice. Lui voleva correre. Un giorno, a maggio, mentre stava pascolando nel recinto, vide 11 cavalli correre liberi per i campi. Giocavano tra di loro, si rincorrevano e scattavano a destra e sinistra. Ma erano cavalli strani, erano a strisce bianche e nere. Erano delle ZEBRE! Bellissime, selvagge e potenti.

Stupito Gonzalo le chiamò: -“Ehi voi! Ciao!”.

Le zebre si avvicinarono e gli chiesero: -“Cosa ci fai chiuso qui dentro?

-“Io abito qui.

-“Ah… noi abitiamo ovunque. Vuoi venire con noi?

-“Mi piacerebbe, ma poi Gegè e gli altri bimbi piangerebbero

-“Ti capiamo. Noi abbiamo amici bimbi in tutta Italia, in tutto il mondo. Salutaci i tuoi amici bimbi. Ciao.

Gonzalo le guardò andare via correndo e poco dopo sparirono dalla sua vista in un polverone di terra.

Passò un altro anno, e Gonzalo si disse: -“Quest’anno voglio fare tante pepite, così Aurelio sarà contento di me e non potrà negarmi di correre. Magari comprerà altri asinelli con i quali potrò correre insieme, magari degli asinelli argentini come quel Diego.”

Sognava ad occhi aperti ma cercò di trasformare in realtà quel suo sogno. Si impegnò tantissimo e quell’anno, udite udite, fece ben 38 pepite! Arrivò maggio e tutto contento andò da Aurelio:

-“Aurelio, è maggio! Posso andare a correre? Con tutte quelle pepite che ho fatto, mi puoi comprare qualche asinello che mi faccia compagnia per andare a correre?

Aurelio seccato di sentirsi dire come doveva spendere le pepite rispose:

-“Oooh ma basta con questa storia del correre! Tu devi fare le pepite e basta! Quando ne avrò 94 potrai andare a correre!

-“Ma in questi 3 anni te ne ho fatte 91! Non sono bastate?

-“No! Ne voglio altre 94!

Gonzalo non si trattenne più!

Iniziò a scalciare e fare il matto, piangeva a più non posso e non di gioia, ma di dolore. Era stato ingannato per tutto questo tempo, per tre anni!

Le zebre, che passavano di là, sentirono il pianto di Gonzalo e si precipitarono da lui.

-“Che succede Gonzalo?

-“Voglio andarmene! Qui non correrò mai, portatemi con voi, vi prego.

-“Ma non possiamo, sei legato a questa fattoria, hai un padrone e degli amici bimbi.

-“I miei amici bimbi, se sono veri amici, capiranno. Per il padrone ci vogliono 94 pepite d’oro e poi sarò libero!

Le zebre se ne andarono senza dire una parola, ma l’indomani, all’alba, portarono un sacco molto pesante in groppa. Diedero due calci ben assestati alla recinzione, fecero cadere il sacco pesante dentro al recinto e dissero a Gonzalo:

-“Seguici… correrai insieme a noi“.

Gonzalo le seguì e sparì insieme a loro nel fitto del bosco. I bambini videro tutto quanto dalla finestra, e si arrabbiarono molto con le Zebre che lo fecero scappare, con Gonzalo che non li aveva salutati, che non aveva spiegato loro perché se ne stesse andando. Vissero il tutto come un tradimento. Aurelio invece, una volta sveglio e uscito fuori di casa, trovò il sacco e dentro c’erano 94 pepite d’oro. Lui era contentissimo, i bimbi e Gegè invece piangevano molto. Gonzalo però, che voleva bene ai bimbi in maglietta azzurra, qualche notte più tardi lasciò una lettera sulla finestra da dove Gegè si affacciava, e Gegè trovandola al mattino, la lesse ai suoi amici.

La lettera recitava:

[otw_shortcode_quote border=”bordered” border_style=”bordered” background_pattern=”otw-pattern-2″]”Avere un sogno è importante nella vita, e averne due o tre a volte è un buon modo per vivere. E bisogna impegnarsi per riuscire a realizzarli. Purtroppo a volte, bisogna prendere delle decisioni, e a qualcuno queste tue decisioni, per te giuste, faranno soffrire. Ma sono certo che tu riuscirai ad esaudire tutti i tuoi sogni senza far soffrire nessuno. Io non ci sono riuscito, vi ho fatto male andandomene, ma sono certo che con le 94 pepite che ho lasciato ad Aurelio, vi comprerà un asinello più bravo di me, magari due o tre, e li lascerà correre, come ho sempre sognato di fare io. Avrei voluto farlo vicino a voi, ma non è stato possibile. Io, dopo tre anni bellissimi che ho passato con voi e che vi ho fatto contenti, questa volta ho deciso di fare contento me stesso. Spero tu possa perdonare questo mio egoismo, o più semplicemente questa mia voglia di essere felice per davvero, correndo. tuo GONZALO”[/otw_shortcode_quote]

 

Cosa successe in futuro nella fattoria e a Gonzalo, non ci è dato saperlo. A noi piace immaginare che Aurelio comprò tanti asinelli e che finalmente li lasciò liberi di correre, felici, insieme a Gegè e ai bimbi in maglia azzurra. E ci piace sognare che la gente, un giorno, racconterà di Gonzalo: l’asinello che correva con le Zebre, che al suo passaggio lasciava scie di Pepite d’oro in Italia e in Europa, ‘o ciucciariell che sognava di correre, imparò anche a volare.

 

di Raimondo Livolsi