Penso a Sarri e mi affido ai ricordi su Lippi

di Simone Navarra |

Quando arriva Marcello Lippi alla Juventus non sono contento. Vengo dagli anni di Trapattoni, dalla vittoria in Coppa Uefa, dalle discese di Moeller e dai goal di Roberto Baggio. Gianluca Vialli sembra un po’ imbolsito e Fabrizio Ravanelli è solo un canuto ragazzo preso dalla Reggiana, arrivato in Novembre e lontano dallo sbocciare. La dirigenza è nuova, c’è Luciano Moggi che ci prendeva in giro quando era a Napoli e poi quell’allenatore. Quel mister me lo ricordo in una partita a Torino, con il suo Cesena, accampare scuse, fare il gradasso per un risultato in suo favore. Non mi era simpatico. La campagna acquisti ha visto l’uscita di molti giocatori, da Dino Baggio a Paolo Di Canio, passando per quella colonna di ebano di Julio Cesar, Moeller – proprio lui – e quel ragazzone di Reuter. Si racconta che Antonio Giraudo, il nuovo amministratore delegato, sia del Torino. Nel club che frequento ogni tanto si discute. Arriva il ritiro e non va meglio. Gli acquisti non sembrano eccellenti. Paulo Sousa è arrivato rotto o quasi, Riccardo Fusi non resiste ai metodi d’allenamento del preparatore atletico Massimo Ventrone e Gianluca Pessotto non si sa se farlo giocare a destra o sinistra.
Questo racconto è un flashback sul 1994, ma potrebbe essere oggi o tra qualche settimana, almeno scorrendo i social, le pagine web di questo ora accaldato 2019. Perché il mister che si presenta sull’uscio, per dirla alla toscana, è Maurizio Sarri, ed a molti non va giù. Si accampano scuse, si gioca un po’ con alcuni silenzi comunicativi delle società al termine della stagione, si fa il paio con il sussurro di uno zio che fa l’impiegato in banca e conosce le operazioni di borsa. E’ la miscela indigesta criticata da Damascelli su Tuttosport e punita in ogni discussione. Perché tutto è meglio di Sarri, quasi come lo era di Allegri. E’ il refrain della nostra amata tifoseria? Sono i nostri fratelli sugli spalti? Comprensibile. Vuoi il meglio per ottenere il massimo. Un po’ come quando a scuola ti innamoravi di quella di del primo banco. Poi, se quella usciva con un altro era la fine. Così sembra leggendo adesso alcune bacheche diventate famose in queste settimane d’attesa del comunicato ufficiale della società. Si spara a Sarri e si scommette su quel tenebroso spagnolo, poliglotta e fotogenico di Josep Guardiola.
Ed è proprio il molto catalano e poco iberico ad eccitare da oltre un mese i pensieri. Giusto o non giusto? Lascio la valutazione agli esperti di calciomercato e resto dell’idea che nel mondo del pallone il passato non conta. Jupp Heynckes, l’allenatore più vincente con il Bayern Monaco, è stato una bandiera del Borussia Moenchengladbach e basta conoscere anche poco del calcio di quelle parti per comprendere come la rivalità è accesa come non mai. Ed in tal senso, va ripreso il ricordo dell’avvio di questo mio intervento. Marcello Lippi non aveva mai giocato nella Juventus e più di uno lo ricorda quanto di più combattivo quando incrociava le maglie bianconere sulla sua strada. Inutile, allora, ricordare adesso, od ancora, questo o quel gesto di Sarri, questa o quella battuta. Antonio Conte è andato all’Inter e questo dovrebbe insegnare. I professionisti veri arrivano e risolvono problemi. Con tutta la riconoscenza del caso la speranza è che il signore di Lecce, insieme con il dottor Marotta, resti invischiato in un qualche dilemma meneghino.
In ultimo e solo per amore della logica. L’interrogativo che non torna per ritenere credibile la chimera Guardiola è questo: se per prendere Sarri sono necessari incontri e riunioni, viaggi a Londra e consulenze legali come è possibile che per l’arrivo di Guardiola si debba solo attendere una data, una scadenza qualunque e non c’è quasi bisogno di nient’altro? Neanche di una raccomandata? Il Manchester City esce dalle coppe, si argomenta. E allora? Diventa automatico qualsiasi fuga o ratto di mister e giocatori? Così con Guardiola possiamo prendere a prezzo di realizzo pure Aguero, De Bruyne e Sanè? Diversi bei nomi della cronaca sportiva hanno detto, comunque, ed anche con coraggio per non dire sfrontatezza, che Guardiola è possibile, è dietro l’angolo. Il guaio è che ogni limite è stato superato, ogni confine abbattuto e lui, il tenebroso iberico, resta a tirare di golf in qualche paradiso. Alla faccia dei nostri pensieri contorti

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