Pellegrini e il destino di chi torna dal prestito

di Alex Campanelli |

luca pellegrini

Il prestito di Luca Pellegrini al Cagliari è cosa fatta, e sono in molti a criticare la scelta della Juventus: perché così si resta col solo Alex Sandro come terzino mancino in rosa, perché allora non aveva senso liberarsi di Spinazzola, perché per il ragazzo sarebbe meglio crescere nell’ambiente bianconero piuttosto che tornare in provincia, se la Juve intende davvero puntare su di lui.

Oltre alle polemiche più o meno condivisibili, c’è una domanda che è lecito porsi: negli ultimi anni, qual è stata la sorte degli juventini “di rientro”, cioè dei giocatori tornati alla Juventus dopo una o più stagioni trascorse ad accumulare esperienza altrove? A partire dalla rosa della stagione 2011/12, la prima con Conte in panchina, ecco il destino di tutti i calciatori rientrati dai vari prestiti.

Luca Marrone

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L’esordio del promettente centrocampista col numero 39 arriva sotto la gestione di Ciro Ferrara, dopodiché la Juventus lo manda in prestito al Siena di Antonio Conte, che lo lancia tra i professionisti e l’anno dopo lo ritrova a Torino. La stagione si conclude trionfalmente, con il primo Scudetto post calciopoli e Marrone che all’ultima di campionato mette a segno la sua prima rete in Serie A, contro l’Atalanta. L’anno successivo Conte lo arretra in difesa, con l’intenzione di farne il vice-Bonucci; sembra il preludio di una buona carriera in bianconero, invece l’anno successivo Marrone finisce in comproprietà al Sassuolo. Nel 2014 la Juve riscatta nuovamente il suo cartellino, riportandolo in rosa ma senza mai impiegarlo a causa di svariati problemi fisici. Marrone è evidentemente fuori dal progetto e nelle stagioni successive viene prestato a Carpi, Hellas, ai belgi dello Zulte Waregem e al Bari, prima di tornare a Verona, stavolta a titolo definitivo.

Sebastian Giovinco

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La formica atomica lascia intravedere numeri da campione con la Primavera e nelle appena 3 presenze in Serie B con la Prima Squadra, e quando anche ad Empoli, ove viene girato a titolo temporaneo, si accorgono del suo talento e iniziano ad aggrapparvisi per cercare la salvezza, ecco che in casa Juve iniziano a sfregarsi le mani. L’anno successivo Claudio Ranieri punta forte su di lui come prima alternativa agli esterni del suo 4-4-2, Giovinco mette in mostra a sprazzi un talento non ancora definito ma sul quale il tecnico punta forte, anche come jolly a gara in corso per aprire le difese più arcigne. Con Ferrara ci si aspetta la sua definitiva consacrazione, magari da vice-Diego come vertice alto nel rombo o da seconda punta, invece Seba scivola in fondo alle gerarchie di Ferrara prima e di Zaccheroni poi, chiudendo la stagione con appena 19 presenze in tutte le competizioni e un solo gol. Nel 4-4-2 di Delneri sembra non esserci posto per lui, così Giovinco si trasferisce per due anni a Parma, prima in prestito e poi in comproprietà; la seconda stagione coi ducali, impreziosita da 15 gol, convincerà la Juventus a tornare sui suoi passi, a riscattare metà del suo cartellino per 10 milioni di euro e a metterlo a disposizione di Antonio Conte per il campionato 2012/13. Il tecnico punta con insistenza su di lui nella prima metà della stagione, ricevendo sempre risposte interlocutorie da Giovinco, mai del tutto in grado di essere decisivo e praticamente invisibile nelle gare che contano. Il doppio acquisto di Tevez e Llorente mette di fatto la parola fine alla sua esperienza in bianconero; per un anno sarà la riserva di lusso della coppia titolare, e nel 2015 si trasferirà in MLS al Toronto.

Paolo De Ceglie

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Altro giovane di belle speranze che esordisce nell’annus horribilis della Serie B, totalizzando 8 presenze impreziosite anche da una rete. Nell’anno successivo De Ceglie finisce in prestito al Siena (con Molinaro che compie il percorso inverso), 29 gare al suo primo anno di A che convincono la Juve a riportarlo al bianconero più blasonato, proponendolo come il nuovo che avanza sulla corsia mancina. L’inizio è incoraggiante, Ranieri sembra dargli fiducia, resta nella memoria collettiva quella partita col Milan nella quale letteralmente ara Zambrotta, un passaggio di consegne lì per lì paventato ma che ora sembra offensivo anche solamente immaginare. Sulla sua strada ci si mette anche l’infortunio al ginocchio, sempre contro il Milan, nella stagione 2010/11, per lui di fatto chiusasi anticipatamente. Nell’anno di Antonio Conte parte dietro nelle gerarchie, ma diventa titolare col passaggio al 3-5-2 e l’accentramento in pianta stabile di Chiellini; il suo momento di gloria però termina nella stagione successiva, dato che il nuovo arrivato Asamoah, adattato a sorpresa da esterno, lo relega a seconda scelta. De Ceglie finirà in prestito al Genoa e poi al Parma (dove segnerà una doppietta all’Inter), prima di un’altra breve comparsata in bianconero e un ulteriore prestito al Marsiglia. Attualmente è svincolato.

Federico Mattiello

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Terzino praticamente ambidestro, all’occasione anche esterno alto, gli bastano un paio di gare nell’ultimo anno della gestione Conte per far intravedere talento e personalità, le quali convincono il Chievo a investire su di lui, chiaramente in prestito, per la stagione successiva. Decisamente infausta la parentesi clivense di Mattiello: dopo un ottimo esordio, il laterale alla terza presenza in gialloblu si frattura tibia e perone in un contrasto con Nainggolan, mentre l’anno seguente dopo appena una partita si rompe in allenamento la stessa gamba. Mattiello rientra in bianconero nel 2016/17 senza mai scendere in campo, e di fatto la sua avventura in bianconero si conclude qui, dato che nell’anno successivo, disputato con la maglia della Spal, viene ceduto a titolo definitivo all’Atalanta, che lo lascia fino a fine stagione agli estensi. Attualmente, sempre in prestito dalla Dea, è in forza al Cagliari.

Moise Kean

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Arriviamo al passato recentissimo, al ragazzo che veniva (e probabilmente viene) considerato il futuro dell’attacco azzurro, ma ormai non più di quello bianconero. Di Kean, che gioca sempre sotto età in tutte le selezioni giovanili, si inizia a parlare prestissimo, il ragazzo debutta in prima squadra a nemmeno 17 anni e nell’ultima giornata della stagione 2016/17 diventa il primo 2000 ad andare a segno nei principali campionati europei, con il gol partita siglato contro il Bologna. Moise viene corteggiato da mezza Serie A, a spuntarla è il Verona che crede in lui fin da subito, proponendolo spesso tra i titolari. Con la maglia degli scaligeri Kean sigla 4 reti, tra le quali spiccano le due rifilate alla Fiorentina, ma proprio nel suo momento migliore un infortunio agli adduttori ne frena l’ascesa, tenendolo fuori per le 11 giornate residue di campionato. La Juventus non si lascia scoraggiare, al suo rientro dal prestito Allegri lo inserisce in rosa e la società rifiuta tutte le richieste di trasferimento; una scelta azzeccata, vista l’esplosione del ragazzo nell’ultima parte di stagione, con 7 gol in 16 partite di campionato e l’esordio in nazionale, con fiducia pressoché illimitata da parte di Roberto Mancini. Kean sarebbe potuto diventare il 9 del futuro della Juventus? Non lo sapremo mai, dato che i 27,5 milioni dell’Everton convincono la Juventus a privarsene, stavolta definitivamente.

Leonardo Spinazzola

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La storia degli amori che non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano è ormai retorica spicciola, ma con Spinazzola fa decisamente al caso nostro. Diversamente dagli altri giocatori descritti, Leonardo non ha debuttato in prima squadra prima di lasciare Torino in prestito; le sue buone prestazioni con la Primavera, in particolare al Torneo di Viareggio, convincono l’Empoli ad assicurarsene il prestito. Negli schemi di Maurizio Sarri (!) non c’è però posto per lui, che ancora gioca da esterno alto, e così di stagione in stagione Spinazzola viene sballottato tra Lanciano, Siena, Atalanta e Vicenza, prima di trovare il suo ambiente ideale in quel di Perugia. Con la maglia del Grifo il laterale, che per la prima volta viene impiegato anche in posizione più arretrata, totalizza 34 presenze, le quali spingono l’Atalanta a puntare nuovamente su di lui. Spina diventa in breve uno degli uomini chiave della Dea targata Gasperini, laterale destro a tutta fascia schierato sul piede opposto, con licenza di offendere e inventare per i compagni. Il numero 37 parte forte anche l’anno successivo, ma a metà stagione alza bandiera bianca a causa di un infortunio al ginocchi, che ne comprometterà anche la prima parte della sua prima, vera stagione alla Juventus, per nulla preoccupata dalla sua tenuta fisica. Spinazzola si fa avanti in punta di piedi, esplodendo in tutta la sua classe e imprevedibilità nella gara di ritorno con l’Atletico, un capolavoro del quale è assoluto protagonista nonostante sia alla prima presenza in Champions League. La prestazione monstre coi colchoneros non basta a convincere la Juventus, che lo sacrifica sull’altare del Dio Plusvalenza nell’ambito dell’operazione Pellegrini con la Roma.