Da Pecoraro ai soliti noti: no, non ne usciremo migliori

di Massimo Zampini |

inter-juve squadra

Ne usciremo migliori!

(plurimulticit. da quarantena)

Prima era “andrà tutto bene”, e invece no.

Poi è venuto il turno del già celebre “ne usciremo migliori”, consolante ma inspiegabile.

Chi segue il calcio sa che il tifo (pro e soprattutto contro qualcuno), il modo di vivere il calcio in generale, è molto spesso un micidiale rivelatore di caratteri: la persona colta, apparentemente mite, ironica e rispettosa, talvolta perde la testa, dimenticandosi del ruolo che riveste o di quanto imparato nella vita di tutti i giorni. Il calcio rivela molto più di quanto si creda.

Tanti anni fa, ben prima dei social, mi registrai su un seguito forum di tifosi romanisti con il nickname “er go’ de Turone”, rivelando subito il mio tifo e l’origine del nick: in breve, sono felice di confrontarmi e sorridere sul calcio (sennò non mi sarei iscritto), ma certo non potrò prendervi sul serio se nel 2004 parlerete ancora pressoché quotidianamente di vicende di 23 anni fa. Diventa il mio nick nei forum bianconeri, nerazzurri, negli anni belli e in quelli meno allegri post Calciopoli, nonché il titolo del mio primo libercolo.

Er go’ de Turone, a Roma una sorta di mito, di marchio impresso ai bimbi più piccoli che devono conoscere le origini del male, saperne i dettagli, possibilmente il nome dell’arbitro (“quello che poi fu il designatore ai tempi di Calciopoli”, a rendere ancora più losca la vicenda), le condizioni meteorologiche (“non sai quanto pioveva, eravamo zuppi”, il particolare che aggiunge eroismo a quella trasferta torinese).

Fondamentale, ovviamente, cancellare tutti gli episodi di segno contrario (la Juve in 10 per l’espulsione di Furino, le squalifiche di giocatori fondamentali come Bettega, ecc).
Ebbene, da lì gli altri tifosi, gelosi di quell’idea così brillante, si sono trovati il loro episodio e, se glielo si fa notare per riderne un po’, eccoli pronti con la risposta geniale: “eh, ma come mai abbiamo tutti un episodio negativo contro la Juve e voi non avete errori importanti di cui lamentarvi?”.

Noi no, abbiamo solo una Champions persa per un gol in fuorigioco, un altro paio di finali non proprio fortunate, uno scudetto perso nel pantano dopo un’ora e mezzo di pausa, un altro con una regola cambiata a 3 giorni dalla sfida scudetto, nell’anno di Muntari arrivò un rigore a favore nelle prime 35 partite vissute nell’area avversaria, quel giorno Castellazzi quasi amputò Marchisio, Toldo segnò con altri 5 compagni appoggiati su Buffon, una Coppa Uefa svanita a Napoli con un gol regolare di un metro annullato, una a Madrid con gol di Manfredonia inspiegabilmente giudicato irregolare, il mitico gol di Platini in Intercontinentale, una eliminazione all’ultimo secondo a Monaco di Baviera con gol di Morata buono di un metro e non convalidato e ovviamente potremmo andare avanti all’infinito, in Italia come in Europa, perché solo un bambino (o un demenziale account social a caccia di like) può pensare davvero che alcune squadre non siano mai state danneggiate da decisioni arbitrali anche in momenti decisivi.

Ma c’è la quarantena, ne usciremo migliori, si diceva tutti in coro, mentre il 26 aprile del 2020 ci si scannava sul rigore richiesto da Ronaldo 22 anni prima e il 3 maggio del 2020 mezza Italia si divideva su una sparata dell’ex procuratore federale, lui sì molto tifoso, su un audio sparito esattamente come sparì tempo fa una presunta intercettazione di Agnelli per un’ovvia ragione: mai esistito l’uno, mai esistita l’altra.

Ma questo non basta, il popolo si scatena: “ammettilo, come si fa a non vedere un fallo del genere?”. E io lo ammetto pure, ma solo se prima mi spiegate come si fa a non vedere i placcaggi in area, gli sgambetti da rigore all’Olimpico, i tuffi in area senza contatto, i gol di mano e tanti altri gioielli accaduti ad altre squadre che non hanno il privilegio di finire nelle prime pagina per vent’anni.

E noi, tifosi dichiarati su un sito di tifosi dichiarati, scemi ad approfittare di questo periodo un po’ così per parlare ogni giorno con ospiti di ogni tipo e tifo dell’amore per la propria squadra (qualunque essa sia), raccontare aneddoti di spogliatoio, fare le top 11 di sempre e provare a divertirci parlando di calcio col sorriso.

No, ci dicono sdegnati alcuni giornalisti dei giornali importanti: noi siamo giornalisti, voi siete tifosi con i paraocchi, non abbiamo nulla a che spartire.

E a mezzanotte spunta il moviolone in ritardo di due anni del vicedirettore di Raisport, a chiudere simbolicamente la giornata,  salutare la fase 1, inaugurare la fase 2.

E a rispondere definitivamente a quello slogan così pieno di speranza: no, non ne usciremo migliori.


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