Pecoraro-Juventus, proposte e rinvio

 

C’è un processo sportivo appena iniziato. Gli imputati sono Agnelli, i suoi collaboratori e la Juventus. L’accusa è sostenuta dal procuratore federale Pecoraro il quale sostiene che la Juventus avrebbe violato la legge sulla vendita dei biglietti favorendo di fatto la ndrangheta.

La vicenda è da tempo sui giornali. Giudiziariamente è uno spunto secondario fondamentalmente a latere di un processo penale alle cosche calabresi. Il link al bagarinaggio è poco sostanzioso, il coinvolgimento della Juve di contorno. Mediaticamente è un polpettone sfizioso e ben in vista nel quale ognuno che sia dell’accusa, della difesa o in cerca di autore sta cercando di dire la sua con una moltiplicazione esponenziale di pulpiti e sedi istituzionali. Più o meno utili. Più o meno adattate allo scopo. Al termine della prima udienza del processo sportivo intentato alla Juventus e ai suoi tesserati da parte della Federazione Italiana Giuoco Calcio, è stato emanato un comunicato. E’ un comunicato ufficiale da parte del Tribunale Federale Nazionale-sezione Disciplinare.

In tale documento si spiega che:
1. Il procuratore federale Pecoraro ha chiesto il deferimento a carico di Andrea Agnelli, Francesco Calvo, Alessandro Nicola D’Angelo, Stefano Merulla e la società Juventus spa.

2. Tutti i deferiti hanno chiesto tempo, almeno 3 mesi, per poter valutare il patteggiamento chiesto dalla Procura Federale.

3. Pecoraro non si è opposto alla pausa di riflessione. Il 15 di Settembre si tornerà a discuterne.
Dal comunicato sembrano emergere dati abbastanza chiari. La pubblica accusa ha fatto una offerta. Agnelli e co. non hanno detto di no, non hanno detto di si. Han chiesto un trimestre di riflessioni. Il 15 Settembre 2017 si torna in aula con un accordo oppure no.

Il comunicato ufficiale è stato smentito da Pecoraro. Il quale ha dettato all’Ansa la sua versione: non è possibile che abbia potuto lui tecnicamente proporre alcunché, la ricostruzione del Tribunale è ambigua, viziata di tecnicismo, falsa. Ci vedremo in aula il 15. Lui non ha proposto alcunché. Han scambiato il garbo istituzionale di chiedere agli imputati se avessero qualcosa da offrire (sarà quelle cose tipo chiedi al condannato a morte di esprimere l’ultimo desiderio riattate al processo sportivo) con una profferta sua, tecnicamente impossibile, mai accaduta, mai udita da alcuno.

Tutti hanno sbagliato. Ha sbagliato la Juve, ha sbagliato il Tribunale. In aula il 15 dopo questi 3 mesi nei quali la Juve rifletterà sulla evidentemente propria proposta di patteggiare. Buon lavoro.

In realtà dovrei fermarmi qui. Questi sono i fatti. Udienza, imputati, il 15, il comunicato, Pecoraro che chiede nulla da offrire e Juve che chiede 3 mesi per pensare se accettare la propria proposta fattasi addosso.
Poi però penso che le cose siano andate più o meno così. Andati in udienza, Pecoraro che ha deferito calcando molto la mano su ‘ndrangheta e affini sperando nel sollevamento popolare, sollevamento che in parte c’è stato ma alla fine s’è capito un cazzo perché quando metti i politici di mezzo la gente cambia canale; Agnelli che vuol togliere tutto da mezzo perché sta capendo come funziona in Italia, ti fan credere che così fan tutti e gli sta bene a tutti fino a quando qualcosa va storto e allora hai voglia a chiedere solidarietà protocollare a questo o quello, hai voglia a giurare che ma nessuno ci diceva niente e andava bene a tutti, stringi stringi chi è incompetente di qua e chi ti conosce di là. Udienza dunque tra due che han fretta di chiudere una partita nella quale usciranno una merda forse no ma ammaccatini entrambi e senza più il cappello da Napoleone perché entrambi, sia Agnelli che Pecoraro, dovranno chiuderla alla meno peggio ‘sta vicenda per recuperare terreno poi.

Per garbo istituzionale si intende quel momento d’inciucio nel quale si cerca di evitare il processo con un compromesso soddisfacente. Per garbo istituzionale si intende quella ricreazione nella quale si abbandonano i formalismi e si cerca nell’avversario il complice per chiudere tutto e andarsene a casa. Per garbo istituzionale lungi dall’essere quel momento meramente formale evocato dal Pecoraro si da il via alle schermaglie accusa-difesa, quelle cose all’americana che ci piacciono tanto. Io offro a te tu offri a me. Sarà andata così anche stavolta, immagino il Pecoraro buttarla giù nel modo per lui più seducente, che so. Io tolgo la ‘ndrangheta a te e tu dai i soldi a me. Juve risponde, certo, ti pago le sanzioni pecuniarie. Al che il procuratore sospetto fa, sarebbe? e Juve, facciamo centomila. Meno sarebbe troppo. Il Pecoraro allora, e no. Non ci siamo.

Immagino abbia letto i giornali. Su alcuni, uno in particolare, c’era scritto un numero che riassumerebbe il volume di introito generato dal traffico di biglietti del deferimento. La cifra qualcuno l’ha letta, io si. Secondo me Pecoraro pure. La cifra è cinque milioni di euro. E’ a questo punto del garbato tavolo istituzionale che Pecoraro potrebbe aver voluto quella cifra con un arrotondamento verso l’alto. Magari la profferta per non andare a processo è in doppia cifra e meno sarebbe giusto, base di partenza 5 milioni di euro, meno di nove milioni ma più di sette. Cifra pari, cifra tonda come s’usa per non lasciare spazio agli sconti. A questo punto se conosco Agnelli non avrà avuto dubbi: a processo subito. Ma c’è Cardiff. Tavecchio è contento. La sua Federazione può essere amica della Juve, segnali ne ha mandati ed in finale di Cl si va insieme. Senza assegni, senza cosche e senza macchie.