Ciclo e pausa Nazionale: la combo più feroce

di Valeria Arena |

Anni e anni di scoperte scientifiche e passi avanti nel settore della medicina non sono ancora riusciti a trovare una cura soddisfacente alla sindrome della Pausa Nazionale, un disturbo psico-fisico che almeno tre/quattro volte l’anno colpisce la maggior parte dei tifosi e appassionati di calcio e serie A. Un malessere che dà l’occasione a noi donne tifose di spiegare dettagliatamente agli uomini cosa vuol dire avere a che fare ogni mese con il ciclo mestruale, loro che ogni settembre, ottobre, novembre e marzo perdono la brocca e vagano per casa in cerca di punti di riferimento.  A noi, invece, è la natura che ci ha temprate, per cui a ogni stop forzato dalla Nazionale sappiamo già che il cassettone dei farmaci e il frigorifero saranno i nostri più chiari amici. Se poi i due eventi riuscissero pure a manifestarsi in concomitanza (combo feroce) – quello solo per noi donne naturalmente – saremmo comunque più pronte di loro.

 

Prima regola per entrambi i disturbi è quella di rimanere da soli, fin quanto è possibile, ed evitare qualsiasi contatto con altri essere umani, a meno che questi non siano affetti dallo stesso disturbo. Quindi, donne con donne, nel caso di ciclo, tifosi con tifosi, nel caso di pausa Nazionale, senza distinzione di genere. In altri casi, meglio la solitudine. Il perché verrà presto spiegato.

 

Ecco le analogie:

  1.  Irritabilità facile, nervosismo e mal di testa. 

Sembra banale dirlo, ma la sospensione della serie A a causa della pausa Nazionale produce uno stato di agitazione che è quasi impossibile placare. Questo fondamentalmente per due motivi: la crisi di astinenza dovuta alla mancanza di tifo, accompagnata dalla convinzione che il sabato e la domenica non dovrebbero neanche esistere, piuttosto si lavora tutta la settimana senza sosta (abitudine che comunque causerebbe ancora più irritabilità) e il continuo stato d’ansia che caratterizza la visione delle partite delle varie nazionali a causa della paura degli infortuni. E a nulla serviranno le fantasiose scuse inventate dai giocatori della Juve per rientrare prima a Torino (questi screanzati!), perché tanto la prossima partita sarà tra due settimane. In tal modo, il tutto creerà un vortice di nervosismo, già parecchio poderoso il lunedì successivo all’ultima giornata prima dello stop, alimentato costantemente dalla lettura dei giornali e dei vari social.

 

  1.  Ipersensibilità. 

Il risultato è uno stato di suscettibilità preoccupante. Ogni parola o immagine relativa al mondo calcistico provocherà reazioni spropositate, tipo l’isteria causata da un calciatore che, anziché riposare in vista di sfide importanti, passa la notte in discoteca a fingere di fare il dj (che, poi, voglio dire, non c’ha neanche più l’età per fare certe cose) o le eccessive crisi di pianto e commozione causate dagli sforzi che i propri giocatori fanno per farsi ammonire e quindi saltare gli appuntamenti successivi. Se non è amore questo.

Ecco, sono sicura che, se non ci fosse stata la pausa Nazionale, ‘sti deliri non li avremmo letti. Forse. In ogni caso, una cura a base di psico-farmaci può comunque aiutare.

 

  1.  Sbalzi di umore. 

Si piange, si ride, si piange e si ride. La Nazionale provoca scompensi umorali difficilmente gestibili: “Dai che vinciamo il sesto scudetto consecutivo…sì ma la responsabilità oggettiva e i punti di penalizzazione…Se a Napoli vinciamo, ipotechiamo tutto…eh, ma hai visto Calciopoli, inventarsi tutto è un attimo…col Barcellona ce la giochiamo…se Messi è in giornata finisce male…”

L’unico rimedio possibile è il turno infrasettimanale.

 

  1.  Sonnolenza e stanchezza. 

Senza partite di serie A il tifoso entra in letargo. La lettura dei giornali sportivi, soprattutto alla voce “calcio giocato”, produce uno stato di narcolessia a tratti spaventoso. Si ha la sensazione, infatti, che ogni rigo, ogni immagine e ogni video sia letto e riletto o visto e rivisto e quindi la chiusura delle palpebre diventa un fatto automatico. Addirittura, ci si deve inventare magagne giudiziarie o scoop sensazionali per risvegliare nel tifoso un briciolo di reazione. In ogni caso, domenica pomeriggio dormire può fare solo bene.

 

  1.  Fame chimica. 

In mancanza di partite o coppe da vincere, la sola soluzione rimane il frigorifero. In questo caso, esistono poche alternative: mangiare è l’unica cosa che conta.

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