L’emozione della paura in casa Juve

di Luca Momblano |

La paura è un’emozione. E lo juventino ha paura, anche non è la prima volta in questi nove anni. È invece la prima volta che siano l’ambiente, la squadra, la catena di comando, la Juve di oggi a non riuscire a scacciarne l’ombra.

Una paura perfino ingiustificata da classifica, calendario, punti e scontri diretti alla mano. Ma la paura irrazionale – a meno che non sia una condizione patologica che certamente sotto la fredda gestione Agnelli possiamo escludere, considerato l’approccio analitico e serio, alla bisogna severo, del presidente – è appunto infondata.

Diversa è la paura fondata sulla conoscenza (e sulla coscienza). E ciò che spaventa di più il tifoso bianconero – di qualsiasi schieramento – è la sensazione latente che la Juve, questa Juve, sia consapevole di ciò che le accade eppure incapace di affrontare ciò che le accade. Che abbia esaurito gli strumenti di gruppo, che quindi resistano soltanto più gli uomini, individualmente parlando, una volta uno e una volta l’altro, qualche volta un paio insieme, quando invece per le partite vere servono almeno (minimo sindacale) un pilastro per reparto.
Certo gli uomini di cui stiamo eventualmente parlando non sono uomini calcisticamente qualunque. Sono loro la speranza in cui ci si rifugia, ed è sul “dopo” che si può invece dibattere e litigare.

Oppure che “potrebbero magari bastare anche sette punti, senza perdere contro la Lazio” come suggerisce qualcuno tra coloro che esorcizzano la paura con il lato cinico e concreto della contabilità. Letta così, fa in effetti un po’ paura. Sia la risicata idea che si arriverà in porto perché lo faranno in pratica Ronaldo e Dybala, sia la tabella scudetto progettata al ribasso.

La Juve che è la Juve non fa niente al ribasso. Tantomeno la Juve di Andrea Agnelli. Temo questo sia forse il tasto più dolente e sensibile agli occhi del presidente, il motivo per cui non esiste che si sia costretti a pensarla così. Juve-Lazio al si salvi chi può non esiste; Juve-Lazio però abbiamo giocato bene non esiste; Juve-Lione al ribasso non esiste; non portare il nome, il blasone, il brand e soprattutto CR7 fino alla sua Lisbona non esiste. Non si ha paura di ciò che non esiste finché non esiste.

Occupiamoci allora di tutte le altre emozioni, invece. Soprattutto noi che la viviamo da fuori. Ce ne sono un paio che ci mancano da un po’ troppo tempo.