Paulo Dybala è un tanguero

di Juventibus |

Dybala è un tanguero o tanghèro in italiano. Seleziono le magnifiche foto di Francesco ed ho poco tempo per la scelta di quelle giuste per Travolgenti ma, sistematicamente, mi incanto guardando quelle dell’argentino. Alla fine, conto le immagini scelte per ogni giocatore e troppe lo vedono protagonista. Perché tra gladiatori e creste maculate si staglia l’eleganza della sua postura. Anche se immortalata dall’obiettivo di un fotografo, questa risulta troppo evidente. Ne taglierò un po’ a malincuore, perché tutti meritano la vetrina di una splendida annata.

                                                                                                            Perché nel tango c’è qualcosa di provocante, qualcosa di sensuale e, allo stesso  tempo, di tremendamente emotivo (Jorge Louis Borges)

Dybala è un tanguero. Lui non pensa football, lo sente direttamente in un animo che si specchia nelle sue movenze. Non limita la sua idea all’amplesso di un punto, cercato o fortuito che sia. Per carità, lui adora profondamente soprattutto l’esultanza, sennò non sarebbe un vero delantero ma pone sul medesimo vassoio gioiosi preliminari, con la palla accompagnata e adulata come il piede di una seguidora in un arrastre.

Mi viene in mente Platinì, ma solo così e non per eresia. Il più amato anche da chi scrive. Lui infilava i suoi guanti immacolati, prendeva il cuoio come se fosse la mano di Claudia Cardinale e ballava con lei parlandole come se stesse vivendo “Il Gattopardo”. Tra tende damascate e centinaia di candele accese, Michel costringeva uniformi e dame col ventaglio a disporsi in semicerchio, incurante se a guardarlo vi fosse anche Alain Delon. Senza valutare i sinistri presagi del romanzo e del lungometraggio, resta l’immagine di un’eleganza mostruosa, oserei dire esageratamente austera, uno charme illegale e fuori concorso che, tuttavia (anzi, proprio per questo), peccava in materia di selvaggia sensualità.

Complice lo sbuffo naif tipicamente transalpino, Le Roi, forte e consapevole della sua superiorità, si divertiva a dispensare sul prato i suoi pezzi di bravura, talvolta irridendo gli avversari con i suoi dribbling rigorosamente da fermo perché lui, di correre con una sigaretta accesa tra le labbra, non ne aveva proprio voglia. Con la stessa nonchalance di un Depardieu con lo sguardo sprezzante mentre soffia sui granelli di forfora posatisi sul Loden, svuotato di stimoli, il più grande non ha avuto incertezze ad abbandonare gli scarpini quando gli altri ancora si affretta(va)no a strappare lauti contratti.

Dybala è un tanguero, non importa né il diverso livello di classe né il distinto ruolo naturale. E nemmeno il suo volto da simpatica canaglia. Quando lui parte non puoi prevedere dove arriverà. Perché la risposta non la sa nemmeno lui, che s’affida istintivamente all’arma dell’improvvisazione, con l’obiettivo di far ballare la sfera e ballare per lei, a sua volta pronta a seguirlo abbandonata. E ciò che ne esce è spesso uno spettacolo che trascende da un risultato finale da raggiungere ad ogni costo. Soprattutto pensando alla squadra in cui milita, perennemente protesa all’unico obiettivo possibile. Inutile specificare quale.

Il segreto del tango sta in quell’istante di improvvisazione che si crea tra passo e passo. Rendere l’impossibile una cosa possibile: ballare il silenzio (Carlos Gavito)

Una gioia al di là di tutto che per un attimo ferma il cronometro e ti trascina nel bel mezzo di una milonga, per riportarti su un campo di calcio con il suo passaggio razionale, effettuato per compensare, esaltantolo, il ballo sensuale mostrato in precedenza. E, nel contempo, per escludere che il suo autore sia solo un “veneziano”, sì, insomma, di quelli tutto dribbling e ciò che accada, accada.

Zidane danzava, quando voleva, all’Opéra, alla Scala, al Regio, di Parma o di Torino, fate voi. Novello Nureyev, stilisticamente inarrivabile, giocava con il corpo per sfidare le leggi della perfezione. Ti conquistava gli occhi con il fascino del colpo ad effetto, ma impediva al cuore di ardere proprio a causa di quella sua smaniosa ricerca di assoluta compiutezza. Talvolta, addirittura, il francese riusciva persino a irritare nell’inconscio l’inatteso senso di stupore, con quella sua innata capacità di rendere semplici le giocate più ardite. Tra una piroetta e un arabesque, grazie ad un aplomb inarrivabile.

Il tango è sensuale, trieste e drammatico, ma mai pessimista (Astor Piazzolla)

Zizou è da palcoscenico, lui di qua ed il resto del mondo ad ammirarlo. Dybala è un milonguero nell’arena levigata e polverosa in superficie, non importa né il diverso livello di classe, né il distinto ruolo naturale. E nemmeno il suo volto da Alfa-Alfa. Osvaldo Soriano preferirebbe di certo l’argentino e non solo per amor di patria. Perché con lui non puoi temere che la struggente malinconia di un sacrificio possa annullare lo scintillio del suo talento. Il tango è anche tristezza, non solo fusione di anime. Lui ne è consapevole, è nel suo vissuto, per quanto intriso di molecole italo-polacche. Così adatta la propria psiche accettandola, per poi spiazzarla con improvvisi boleo che scaldano il cuore.

L’hip hop di Pogba… va bene, il nervo è ancora scoperto, tanto avete capito. Dybala è un tanguero, anche negli accidentali passi di danza incompiuti. E non sarà una misera astinenza a metterlo in dubbio. Perché…

… Il milonguero è capace di ballare su una mattonella (Mirta Tiseyra)

Di Roberto Savino