Paulo, Andrea e noi tifosi. Un’opinione “laica”

di Giuseppe Gariffo |

Essere equidistante in questa vicenda mi è semplice. A Paulo Dybala sono legato da un affetto particolare. Andrea Agnelli è uno dei migliori dirigenti calcistici al mondo, l’unico veramente intoccabile. Però forse definire “laica” la mia opinione non è però corretto. Perché io un bene supremo, nello specifico, lo affermo e si chiama Juventus. Scontato, potreste dire, eppure non lo è più.

DYBALA

Le frasi dell’argentino post-Genoa sono state in parte molto belle. Ho apprezzato l’autocritica iniziale “non ero più io…era ora di tornare a stoppare un pallone”. Impossibile non gradire la dichiarazione d’amore per la Juventus ed i suoi tifosi. Ho anche trovato accettabile la smentita della cifra monstre che, secondo la stampa, richiederebbe per il rinnovo “leggo cifre inventate, questo mette la gente contro di me…”, perchè in fondo non sarebbe la prima volta che voci senza fact checking diventino verità nella vulgata. Autogol clamoroso, però, la sottolineatura del vano soggiorno torinese del procuratore. Perché svelare pubblicamente i dettagli di una trattativa privata, scaricando sulla controparte la responsabilità dello stallo, non è elegante né proficuo. Specie se la controparte è un club enorme come la Juventus, mai sceso a compromessi con campioni anche più grandi di Paulo.

AGNELLI

Il Presidente è stato invece perfetto. Il suo discorso era stato inizialmente diffuso in una formatagliata ad arte. Dire “gli abbiamo fatto un’offerta da Top20, vediamo in lui il futuro capitano di questa squadra e crediamo che possa diventare un Top5, che oggi non è e lui lo sa” è diverso dal pur verosimile “noi abbiamo fatto un’offerta da Top20, ma lui vorrebbe un’offerta Top5, che oggi non è e lui lo sa“. Il presidente ha, su assist di Paulo (altrimenti, forse, non lo avrebbe mai fatto), dato la sua spiegazione sul perché la trattativa sia al momento bloccata, rispedendo la palla all’entourage del giocatore. Al tempo stesso ha ricordato a Paulo quanto la Juve continui a credere in lui – anche al netto di vicende di mercato che in passato avrebbero potuto portarlo lontano da Torino – spingendolo a dare il massimo sul campo. Alla ricerca della consacrazione nell’Olimpo del calcio, ancora non del tutto concretizzata.

I TIFOSI

Dal pomeriggio dell’addio di Conte, datato luglio 2014, ogni dibattito su un tesserato Juventus è  spunto per divisioni nella tifoseria, “guerrette social” e fuoco amico. Dopo Conte è toccato ad Allegri, Bonucci, Mandzukic, Sarri, Khedira, Dybala, perfino leggende come Buffon, Barzagli e Chiellini. Legittimo che in una tifoseria così diffusa le opinioni differiscano. Molto meno legittimo che ogni vicenda diventi valvola di sfogo per dare addosso a tesserati che ci fanno vincere da nove anni, o peggio ancora per attaccare o ridicolizzare compagni di tifoseria che, uso apposta un’espressione social a me invisa, “soffrono”. Gli “haters di”, le “vedove di”, “le groupies di”… Il “fuoco amico” è ormai molto più fitto dello sfottò agli avversari, in una spirale di “azione e reazione” che più passa il tempo più diventerà controverso indicare chi ha innescato per primo. Beato chi si diverte.

Solo io sono stupito del fatto che, dopo la gara di domenica sera, ciò di cui si è parlato meno è che Paulo sia tornato a segnare uno dei suoi gol? Eppure ci dovrebbe interessare una sola cosa. Che la Juventus continui a vincere, che Dybala riprenda a giocar bene e segnare con continuità. E che, rinnovi o non rinnovi, da qualunque scelta la Juve esca rafforzata. Tutto il resto, da Dybala a Platini, passa.


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