Quel pasticciaccio brutto con la Juve di mezzo

di Sandro Scarpa |

 

Del caso “Agnelli-Bagarini” ne parliamo ampiamente nel nostro open post sempre aggiornato, vi abbiamo proposto l’intervista al Sen. Esposito e i 10 punti chiave con l’invito a desecretare tutto ma, mentre la macchina del fango pompa all’impazzata con indignati ululanti da un lato e vittimisti dall’altro ad azzuffarsi, c’è da fare qualche considerazione amara sulle solite sfumature farsesche che connotano un’indagine di per sé lodevole e serissima.

 

La Procura FIGC non poteva non procedere all’esame delle carte della Procura di Torino (che ha già archiviato la posizione di Agnelli e degli altri dirigenti) anche se, per altre indagini in passato (Catering Inter nelle mani delle cosche; Accordi con ultrà interisti e rossoneri; Guerra tra pusher di camorra al San Paolo)  non è stata così solerte.

La Commissione Antimafia, per bocca del suo Presidente sezione Sport, Di Lello, è parsa molto più volitiva nel “fare piazza pulita” e molto più aperta, coi media, a parlare di Juve e zone grigie, con una pubblicità mai espressa in casi precedenti.

Già fin dall’audizione in Antimafia del Procuratore FIGC, Pecoraro, c’è stato il primo clic tra indagini in corso e sputtanamento pubblico, sui giornali è comparso: “Pecoraro accusa: Agnelli incontrava boss mafiosi!“, e lui reagiva così: “Siamo a livello di indagini e l’audizione era secretata“.

 

Anche la Presidente dell’Antimafia, Rosy Bindi non si è risparmiato subito nell’accusare la Juve di “non essersi costituita parte civile“, mentre Chiappero, legale Juve si diceva “perplesso visto che, pur volendo, la società non poteva farlo perché non c’era alcun reato subito“. Ma si sa, anche in questo caso viene fuori che l’Antimafia è incline alla “spettacolarizzazione dei processi“.

La farsa si apre poi quando la Bindi parla di altre intercettazioni che “forse l’avvocato non conosce” e che dimostrerebbero “che Agnelli incontrava Dominello” in documenti consegnati “da altro soggetto“, che la Juve non ha mai visionato e non fanno parte nè delle carte della procura di Torino, né del deferimento FIGC.

Ancora, poche ore dopo l’audizione di Chiappero, l’Huff Post pubblica lo scoop di Mauro Bazzucchi, con intercettazioni di Agnelli a dialogo con D’Angelo (il security manager), quelle della procura di Torino, in cui il Presidente, nel pieno dell’indagine e sentito come testimone, dice: “li incontravamo, una volta l’anno, c’erano tutti” (gli ultrà, non gli ndranghetisti) e “non ricordo proprio di averlo incontrato da solo, forse qualche volte è salito prima dell’altro, mi facevano gli agguati” (perché in Procura gli dicono che Dominello millanta incontri), poi si sente D’Angelo dire “questi ammazzano, eh“, riferito però ad un altro capo ultrà (Grancini). Intercettazioni vecchie, i passaggi più scabrosi (ed equivocabili) di anni di telefonate (per le quali la Procura ha scagionato Agnelli) e, toh!, escono il giorno in cui si parla di un’altra intercettazione fantasma.

Intanto Esposito, membro dell’Antimafia, conferma che l’intercettazione consegnata da “altro soggetto” non fa parte delle carte della Procura di Torino e deduce che -presumibilmente- sia stata consegnata all’Antimafia dallo stesso Pecoraro.

A quel punto viene fuori un’altra intercettazione (quella consegnata da Pecoraro?) in cui Agnelli direbbe “I due fratelli sono stati arrestati, ma lui è incensurato, parliamo con lui“, ma oggi La Repubblica (aah! veline, desecretazioni parziali, trascrizioni che escono a singhiozzo..) riporta il testo corretto, di Agosto 2016, tra Calvo (già al Barcellona) e D’Angelo (non Agnelli): “i fratelli sono stati arrestati, ma noi ABBIAMO parlato con quello incensurato“. Due ex colleghi che parlano di cose passate.

 

Ora, in attesa dell’intercettazione fantasma (o meno), con Agnelli (o meno) e che inchiodi (o meno), e di capire come e dove si muova la Procura FIGC, non possiamo che riflettere su:

– Pecoraro, il Prefetto che trattava con Genny la Carogna per evitare rischi al pubblico (con la Bindi presente all’Olimpico, da supporter viola), che ora accusa Agnelli di trattare con soggetti incensurati e autorizzati dalla Digos, e che prima chiede di secretare audizioni che diventano pubbliche, poi consegna intercettazioni che nessuno si ritrova.

– Di Lello, che esultava in modo forsennato a Montecitorio alla vittoria del Napoli contro la Juve a Doha, che va dichiarandosi a destra e manca orgoglioso della sua napoletanità messa sotto accusa (da chi?).

– Taglialatela (altro membro dell’antimafia) che si lascia fotografare con una sciarpa “JuveMerda” in compagnia dell’ex-Ministro La Russa.

– Bazzucchi, il giornalista dell’Huff, che pubblica (illegalmente?) le vecchie intercettazioni (servite a scagionare Agnelli, e che hanno l’effetto distorto di smentirlo ora) e che si scopre essere quasi un ultrà romanista (ecco il suo profilo Facebook).

 

Tutti possono aver fatto danni in passato o aver avuto atteggiamenti incoerenti. Tutti di sicuro possono tifare pro qualcuno o contro la Juve (anche se da chi rappresenta le istituzioni ci si aspetterebbe un atteggiamento meno triviale), noi giudichiamo e giudicheremo solo e soltanto il loro lavoro.

C’è qualcuno (oltre ad Agnelli) che però per il tifo è già stato giudicato, quel senatore Esposito che accusa -forse l’unico- un sistema in cui da decenni ci sono trattative tra club e criminali per tenere buone le curve con l’avallo della Digos, con biglietti regalati ad ultrà che viaggiano in aereo con la squadra e senza interventi di Antimafia e FIGC, con polizia e club impotenti e sotto scacco e DASPO negati dalla Questura.

Esposito va oltre, dice che Agnelli è stato ingenuo e imprudente, ma “nelle 7000 pagine della Procura di Torino, le uniche note ad oggi, non ci sono prove che Agnelli abbia incontrato da solo Dominello né che sapesse chi era“.

Tutto bello, tutto giusto, ma Esposito non può dirlo. Perché è JUVENTINO e quindi…..

 

Intanto il sistema calcio italia si dibatte morente tra closing farsa, una Lega di A senza Presidente operativo da mesi, presidenti di club con precedenti penali gravi, 2 stadi di proprietà su 100 club professionistici e strutture fatiscenti sempre multate dall’UEFA. Le uniche medaglie che la FIGC può appuntarsi negli ultimi 10 anni sono: un mondiale vinto nel 2006 (..), una finale europea nel 2012 (..), una buona prova agli ultimi Europei grazie al precedente CT (..), una finale di Champions nel 2014 (..) e la notizia che dal 2018-2019 le italiane in Champions saranno 4, senza passare dai preliminari (sempre persi dalle italiane negli ultimi 6 anni), grazie alla riforma Agnelli-Rumenigge e grazie ai risultati della Juve nel ranking UEFA.

Ecco!