Il passo avanti di Alex Sandro: precedenti e prospettive

Cuadrado, Douglas Costa, Bernardeschi, Pjaca: la batteria di esterni della Juve ai nastri di partenza della stagione 2017/18 somigliava a una 4×100, senza contare il continuativo impiego di Mandzukic nel ruolo e l’adattabilità (in realtà ancora tutta da verificare, ne avevamo parlato qui) di Dybala nel tridente. Poi la solita ecatombe di fine inverno ha decimato il reparto avanzato e Max Allegri è stato costretto, vista anche la cessione di Pjaca in prestito, a ricorrere a soluzioni fantasiose, per fortuna non ai limiti del surreale come Sturaro e Lemina esterni del 4-2-3-1. Nel derby abbiamo potuto ammirare un efficacissimo Alex Sandro in versione esterno offensivo, più centrocampista che attaccante in quello che somigliava molto a un 4-5-1, con Higuain prima e Douglas Costa poi (spesso arretrato per favorire gli inserimenti dei centrocampisti) al centro e Bernardeschi sulla destra. Un’invenzione non trascendentale, certo, considerando inoltre i precedenti decisamente positivi.

Alex Sandro è stato impiegato da esterno di centrocampo a gara in corso svariate volte, due particolarmente importanti sono da ricordare per l’impatto decisivo sulle sorti della partita e di riflesso sull’intero campionato. La prima è ovviamente il Derby della Mole del 31 ottobre 2015: subentrato all’87’ davanti al “maestro” Evra, nella notte di Halloween Sandro scaccia le streghe della crisi bianconera, involandosi sull’out di sinistra e servendo un cioccolatino per Cuadrado che regala la stracittadina alla Juventus. E’ qui che il brasiliano inizia a prendersi il cuore dei tifosi bianconeri.

Nel secondo caso il suo apporto è più marginale, ma comunque degno di nota: nel famoso Juve-Napoli 1-0 con gol di Zaza, non tutti ricordano il tardivo ancorché fondamentale ingresso in campo del numero 12, che da esterno alto (ancora davanti a Patrice) fa la torre di testa proprio per l’ex United, il quale servirà Zaza per la rete che ha cambiato il campionato della Juve.
Per quanto riguarda l’impiego a centrocampo dal 1′, il precedente più indicativo è senz’altro Bayern Monaco – Juventus 4-2, la più bella impresa europea sfiorata della gestione Allegri. Anche qui il tecnico dovette lavorare di fantasia per mettere in campo un 11 di livello: senza Marchisio, Chiellini, Dybala e con Mandzukic a mezzo servizio, Allegri si trovò a schierare un inedito 4-5-1 con Hernanes regista, Morata solo in avanti e, per l’appunto, Alex Sandro esterno di centrocampo. Di altissimo livello la sua sfida sul binario sinistro col connazionale e ora compagno Douglas Costa, con Sandro capace di non sfigurare e offrire un’ottima prova in entrambe le fasi nonostante la spinta costante del duo Costa-Lahm.

Riavvolgiamo il nastro temporale e torniamo ai giorni nostri: Allegri annuncia in conferenza stampa la possibilità di schierare Alex Sandro nel tridente contro il Torino, l’ex Porto gioca effettivamente in avanti, coperto nel suo ruolo originario da un diligente Asamoah (c’è sempre stata un’intesa istintiva molto elevata tra i due), fa ammattire a più riprese il malcapitato De Silvestri e soprattutto segna il gol che consegna il derby alla Juve. Analizziamo più nel dettaglio la sua intepretazione del ruolo, più che l’effettivo rendimento:

sandro berna heatmap

Com’era lecito attendersi, rispetto al dirimpettaio Bernardeschi Alex Sandro ha offerto un’interpretazione meno offensiva e più “totale” del ruolo, senza disdegnare sistematici ripiegamenti nella propria trequarti, innati per chi è abituato a giocare terzino. A sorprendere, semmai, è stata la sua abilità nel chiudere il secondo palo nell’area di rigore, in maniera simile a quanto vediamo fare da Mandzukic ogni settimana, ma con una differenza sostanziale: il croato si stacca spesso dall’area piccola per sfruttare la sua abilità nel gioco aereo, diventando di fatto la seconda punta della squadra, Sandro invece sceglie saggiamente di restare largo a raccogliere eventuali traversoni troppo lunghi e cambi di gioco, oppure di stringere fortissimo nell’area piccola per raccogliere cross bassi e respinte, lasciando la corsia a Douglas. Non a caso, il gol dell’1-0 è nato proprio così.

alex sandro

La tabella qui sopra, per quanto indicativa fino a un certo punto vista l’unica gara giocata da A.S. da esterno alto, evidenzia come il giocatore non muti il suo approccio alla gara al variare della posizione in campo, con il numero di passaggi effettuati unica forte differenza, ampiamente giustificata dall’elevato numero di palloni toccati dai difensori della Juve rispetto ai giocatori più offensivi. La giusta tendenza a cercare più frequentemente il dribbling andrà valutata su uno spettro più ampio di partite.

Arrivando al dunque, Alex Sandro da esterno alto è da considerarsi una soluzione-tampone o potrà avere un seguito anche al rientro degli uomini più offensivi? Sicuramente il brasiliano garantisce spinta unita a efficacia in fase difensiva, sacrificando qualcosa in termini di fantasia e strappi rispetto ai vari Cuadrado, Douglas e Bernardeschi, e il suo avanzamento potrebbe quindi rivelarsi un’arma tattica da giocarsi a partita in corso quando c’è da difendere un risultato (con conseguente ingresso di Asamoah), o come sostituto di Mandzukic per non gravare troppo sul croato, apparso poco lucido quando impiegato in molte gare ravvicinate. Tale ragionamento è valido soprattutto per Serie A e Coppa Italia, dato che la Juve in Champions League ha assolutamente bisogno di Alex Sandro in difesa, della sua forza fisica e della sua rapidità per contrastare i migliori attacchi d’Europa, francamente fuori portata per il buon Asa.