Passeggiata all'ora di pranzo

di Vincenzo Ricchiuti |

Non c’è altro modo di condensare Chievo-Juventus. Una tranquilla sgambata in provincia di una squadra dei quartieri alti solida e ben allenata. Un divertissement per i ragazzi. Quelli in campo e quelli sugli spalti e quelli da casa. Comincia con una minaccia di rinvio per nebbia. Finisce con la nebbia nel campo altrui, un Chievo debole e perduto nella sua pochezza. Allegri rimette Pogba a destra come con l’Inter. Pogba dicono abbia tutto da guadagnare così: va dritto per dritto senza doversi sistemare il tiro. E difatti si eserciterà a concludere ma anche dopo esser stato riammesso a sinistra per i soliti problemi geofisici del tedesco. Khedira può tante cose, difendere, lanciarsi all’attacco, pensare l’azione prima degli altri e arrivarci dopo gli altri. Perché ha un culo che fa provincia. Però non riesce a finire la gara. Il rammarico in chi lo osserva è un prezzo fisso, una affermazione di sconforto periodica come le tasse. Un cervello per gli affari da campo e un corpo per il “Peccato !”. Dybala, tutti gli altri (c’è anche Sandro perché Evra squalificato), si divertono. Morata ribatte a rete un cross sbagliato di Lichtsteiner col portiere clivense che ignora la sua facoltà di poter uscire. Comincia poi una serie sterminata di passaggi da rugby, tutti in diagonale palla tra le mani posizionate al posto dei piedi. Tutti in bella calligrafia. Alcuni finiranno in rete, altri sulla traversa. Il Chievo manco ci prova a farci del male. Nemmeno quando li scherziamo pericolosamente. Tunnel, tacchi rotanti tipo manga. Si teme per chi ne ha viste di feste così finite all’ospedale. Niente di tutto questo, non si vendicano, non ci picchiano. E’ un calcio tedesco, non ci si ferma e non la si paga per questo. Un calcio da Olocausto, i padroni a sparare tutto il caricatore e i più deboli a farsi ammazzare rispettando la fila.