Una Pasqua alla riscoperta dei nostri colori

di Luca Momblano |

Buona Festa a tutti, ma davvero tutti, senza colori addosso. Poi ci siamo noi, che in comune abbiamo la squadra del cuore. Ed è quando il calcio non è ridondante, pressante, martellante e alienante che si riscoprono i legami più veri con gli altri e con se stessi. Soprattutto i secondi racchiudono il valore aggiunto: si ritorna a conoscere e a riconoscere da dove veniamo – ognuno di noi – e come abbiamo vissuto. Le cose importanti, le chiama qualcuno. E di conseguenza anche i momenti più importanti, non per tutti uguali, con la Juventus addosso. Spesso e volentieri proprio quando ne abbiamo avuto bisogno. O almeno così ci piace pensarli. Però adesso la Juventus non c’è, e allora è venuto il momento degli juventini.

Stiamo riscoprendo e rivivendo, anche senza cercarli, momenti delle nostre storie insieme. Spesso ci capita di farlo in silenzio, fermi di fronte al tv o uno dei nostri dispositivi. E ci sono forti anche quelle calcistiche. Perché insieme in qualche modo già eravamo: match storici, gol iconici, storie nascoste, volti che nella memoria scemavano, inquadrature, azioni, giocate, racconti, voci. Noi come Juventibus facciamo più o meno come fanno gli altri e ci mettiamo tempo, forza e soprattutto riusciamo ancora a sorprenderci. Selezioniamo ciò di cui può valer la pena di parlare in attesa che il giuoco torni al centro delle nostre vicende. Restiamo senza parole di fronte a Marcello Lippi che a Casa Juventibus fa nomi e cognomi, una frase uguale una fotografia come soltanto lui ha sempre saputo fare: Gianluca Vialli e i suoi vezzi che sono divenuti leadership, Ciro Ferrara e la sua reale dimensione da calciatore che con il Ferrara allenatore non deve mai confondersi, Zinedine Zidane sopra tutti senza se un attimo di esitazione. Casa Juventibus su YouTube dove alla fine, chiunque questi siano, siamo noi ospiti degli ospiti. Come nel Late Show che è il grande mucchio selvaggio con una finestra sul mondo. Come sul sito che soffre il limite della genuina timidezza, in un momento un po’ così, siamo ospiti dei nostri lettori. Così come sui social siamo qualcosa soltanto perché c’è ogni anno di più chi ci vuole stare affianco.

Eppure ce lo ripetiamo nelle nostre chat di “redazione”, senza dircelo, perché è molto chiaro e abbastanza implicito: non c’è partita, quindi dobbiamo farlo. Magari non tutto, magari a spizzichi e bocconi, magari improvvisato perché non è sempre gentile chiedere chi ci sia e chi non ci sia. Però se ci fa bene, se vi fa bene, se non fa male, allora sì. Facciamolo. E allora eccola qua, stiamo giocando la partita senza Juventus e poco importa la data esatta, in quali condizioni, su quali campi, allenandosi come, con quanti tamponi e con quale sistematicità. Perché anche e soprattutto nella partita senza Juve ricopriamo ognuno almeno un ruolo. Tanti di noi – autori, collaboratori, utenti e disturbatori – non sono più ragazzini. Facciamo il nostro e facciamo come quando spingiamo anche noi, insieme, la palla verso la porta. “Rigore!”. Buona Pasqua.