PARTITABUS / Verona-Juve 1-1: Scudetto end station

di Willy Signori |

Sabato sera, Dazn e Verona. 3 ingredienti per una strage annunciata. Non si prevede niente di buono.
Per questo la Juventus inizia la partita come se dovesse durare 15 minuti.
C’è molta armata brancaleone nel primo quarto d’ora, una masnada di bianconeri che provano a dimostrare, prima di tutto a se stessi, che possono essere squadra.
Formazione che definire rimaneggiata è da olimpiade degli eufemismi: Alex Sandro che strappa la fascia di capitano a Bernardeschi , titolare pure lui per l’addio al calcio. A fine serata la giocata che passerà alla storia sarà una sua involontaria simulazione, da solo, vicino alla bandierina.

Comincia bene Ramsey a cui manca la salute come al cane la parola, mentre Bentancur e Rabiot sembrano ubriachi ma da alcolici diversi: il francese è allegro e spensierato come dopo qualche birra media di troppo, l’uruguagio invece è molesto e in cerca di risse come dopo una bottiglia di Whisky.
Chiesa è il più lucido degli umani, Kulusevski in cerca di se stesso ma sempre girato dalla parte sbagliata, spalle alla porta e mai lanciato.

La panchina invece è finta come i libri all’IKEA; tolto McKennie (che prenderà il posto di Ramsey) non c’è un giocatore davvero pronto ad entrare in campo.

La partita si lascia guardare anche se giocata su un campo pessimo ed è un inno alla confusione. Si decide nel secondo tempo: una bella azione Ramsey-Chiesa-Ronaldo porta al vantaggio bianconero.
Pochi minuti dopo il gallese butta via la possibilità del raddoppio, perchè questa squadra è allergica alle occasioni gol.
Naturale che arrivi il pareggio (meritato) del Verona che aumenta la pressione e manda in confusione la Juve con poche mosse. Su una ripartenza sbagliata, tanto per cambiare, i gialloblu guadagnano il pallone sulla trequarti, vanno al cross dal fondo e Barak salta in collo ad Alex Sandro infilando Szczesny.

Non succede quasi più niente ed è un bene, perchè il Verona ci crede e preme. Solo la solita punizione di Ronaldo che spezza le reni a qualche malcapitato avversario piazzato in barriera.

Finisce 1-1 e addio ai sogni di gloria, che sembravano essere più utopie. Si può pareggiare a Verona perché Juric è bravo e giocarci contro è spesso difficile, ma in questa situazione il punto serve a poco.
Ventidue punti nelle ultime 10 partite è uno score ottimo, ma come si diceva lunedì sera post Crotone, i bonus sono finiti e non si può più sprecare nulla.
La Juve aveva molte assenze e le ha dimostrate tutte. Perchè se non hai qualcosa a cui aggrapparti quando c’è la piena le lacune diventano voragini che ti divorano.

Questa Juve è una squadra forte nei singoli ma male assemblata, con un reparto, il centrocampo, più debole degli altri ed è male allenata, perché il mister è bravo ma impreparato (anche stasera grossi dubbi sulla gestione dei cambi: perché fuori Chiesa? Perché è rimasto in campo Rabiot che non reggeva più nessuno?) un neopatentato messo a guidare una Ferrari.
Questo a cui assistiamo oggi, la fine probabile di un ciclo straordinario ed irripetibile, è il risultato dell’arroganza, di una società che ha iniziato a lavorare come se ce l’avesse solo lei, senza l’umiltà che ne aveva contraddistinto l’ascesa. Gestita male, con personaggi discutibili a cui non competerebbero ruoli tecnici che invece di fare il loro lavoro possono decidere chi resta e chi parte. Con altri personaggi messi in ruoli chiave e scavalcati nei loro compiti, alla faccia del rispetto dei ruoli. Se l’aspetto sportivo diventa marginale, tutto ciò che accade in campo è casuale. Come quello che vediamo sempre più spesso.

Nella parola “ciclo” è contenuto il concetto di inizio e fine ma anche quello di ripetizione e sembra un destino ineluttabile quello che quasi tutti gli imperi debbano crollare per colpa della supponenza, dell’arroganza di sentirsi inarrivabili anche quando il nemico è alle porte e che per cambiare qualcosa si debba per forza sbattere forte il muso per terra.

Forza Juve.