PARTITABUS / Udinese-Juve 1-2: Come Milos Krasic

di Willy Signori |

L’ultima volta che avevo esultato così tanto per un gol “inutile” era stato il 12 dicembre 2010, in uno strano Juve Lazio vinto alla fine con un gol fortunoso di Krasic. Allora fu l’illusione di rivedere una squadra forte in grado di giocarsi il campionato fino alla fine, ieri invece è stata la disperazione di sapere che ancora il cuore batteva e c’era vita sul pianeta Juve.
Nel giorno del passaggio di consegne, in mezzo alla bagarre per la lotta CL, gli orange forniscono una delle prove più deprimenti dell’intera stagione.
Pure l’Udinese palleggia sotto al mento di Pirlo e i suoi non sanno che fare. La palla scotta, nessuno la vuole, nessuno fa nulla per averla. Dybala è un play di centrocampo, si abbassa tanto, troppo forse. Ronaldo cala la napoletana a coppe del giocatore sul viale del tramonto: spompato, scoglionato, svogliato. Ci sarebbe da prendersela con lui, se non fosse che ha tirato la carretta tutto l’anno e in 3 stagioni è prossimo a toccare quota 100. Pure lui come la Joya l’area non la calpesta: si allarga sull’esterno e così coi 2 attaccanti che tutto fanno tranne tagliare in mezzo l’unico che si inserisce è McKennie, che nel frattempo si perde Molina per il vantaggio friulano.

La partita si complica, i bianconeri offrono una gara ancora più scoraggiante, un primo tempo opaco e disordinato in cui Bentancur fa più danni della grandine eppure non è manco il peggiore.
Senza recupero Chiffi indica la strada dell’Europa League alla Juventus e Paratici riesce nuovamente ad andare a protestargli in faccia (rigorosamente in favore di telecamere).

Il secondo tempo si prosegue con una nenia già sentita: la Juve ci mette tutto quello che ha ma è pochissimo, quasi nulla, una “montagna di buone idee non allenate” dirà Luca, in una chat.
Le intenzioni son anche buone, lo spirito samaritano di chi vorrebbe fare qualcosa ma semplicemente non può, perché il campo della Dacia Arena, su cui il pallone rimbalza senza logica, è diventato un labirinto da cui la Juve non sa nemmeno come uscirne.

In una giornata positiva visto il pareggio dell’Atalanta e quello ancora più sorprendente del Napoli, la via per arrivare in CL sembra lontana e tortuosa. Una long and winding road, canterebbe McCartney Paul, che ci guida verso “la tua porta”, che è quella d’ingresso per l’Europa dei grandi. A salvarci sarà un altro Paul, De Paul, che in barriera pensa bene di fare il ballo del qua qua e allargare in maniera insensata il braccio sinistro e intercettare col gomito il tiro di CR7 che probabilmente avrebbe abbattuto un steward posizionato in curva, molto fuori dallo specchio della porta.
Rigore regalato, dall’avversario, non da Chiffi. Nulla di scandaloso, nulla a che vedere con la follia di Stryger Larsen a San Siro, ma prepariamoci perchè il clima sta cambiando velocemente e già cominciano a piovere i commenti di chi analizza le partite senza averle viste, stiamo pronti ad aprire l’ombrello.

Per fortuna Ronaldo non batte i rigori come i piazzati e fa 1-1. Siamo al minuto 83. Nel frattempo Pirlo ha inserito Morata per Dybala e Kulusevski per Bernardeschi che lascia il calcio giocato per dedicarsi alla coltivazione del pomodoro di Belmonte Calabro dopo l’ennesima, indescrivibile, raccapricciante, prestazione insulsa. I cambi non peggiorano la situazione perché era oggettivamente impossibile riuscirci ma creano quel tourbillon di confusione che dovrebbe, almeno nelle intenzioni, confondere gli uomini di Gotti. Molto più semplicemente ognuno va per i fatti suoi sperando che qualcosa di buono accada. “È la locura Andrea, è la cazzo di locura. Se l’acchiappi hai vinto”.

E Andrea l’acchiappa. Glielo spiegheranno due ore dopo ma il trucco riesce. Del pareggio abbiamo già detto, 6 minuti dopo, da una sgroppata di Rabiot (entrato 5 minuti prima) parte una fendente per la testa di Ronaldo che defilato sulla sinistra del portiere allunga il capoccione e non sbaglia.
Incredulo guardo il televisore e mi ritrovo ad esultare, forse perchè non ci credevo, forse perchè avevo raggiunto il nirvana al contrario, ma la corsa del portoghese verso la panchina è una liberazione di un gruppo che non sapeva più se crederci oppure no.

Ma tu guarda se 11 anni dopo quella sera, mi devo ritrovare ad esultare così per un gol che potrebbe valere niente o tutto e che quel tutto potrebbe essere il quarto posto.
Potere del calcio, potere della Juve, di rovinarmi e salvarmi le giornate, di farmi pensare per 90 minuti “vabbè giusto così, ma chi se ne frega” e poi in un attimo farmi capire che non andava bene manco per niente e che mi fregava molto più di quanto volessi ammettere a me stesso.

Nel giorno in cui termina il dominino più lungo che il calcio italiano abbia mai conosciuto, ci si batte nel petto orgogliosi di essere stati testimoni di cotanto, meritato strapotere, e ci si ritrova, tutti, per un gol che speriamo non sia inutile ad esultare come pazzi.
Come Milos Krasic.