PARTITABUS / Torino-Juve 2-2: Killing me softly

di Willy Signori |

La sosta coatta causa nazionale che portava dritti alla Pasqua sembrava la via Crucis grazie alla Waterloo col Benevento e ci aveva lasciato in balia di 14 giorni di paura e delirio. Tra assenze, vacanze e festini i bianconeri hanno preparato come peggio non si poteva il derby. E infatti in campo si è visto tutto il campionario di follie che riassume al meglio questa stagione. I carabinieri avrebbero dovuto presentarsi anche allo stadio olimpico di Torino, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.
Mi piace immaginare che se un giorno avessi un figlio e mi chiedesse “raccontami la stagione 2020/21” gli farei vedere questa partita. Lo lascerei solo davanti alla tv, ovviamente, perché questo strazio non merita bis: partenza da centometrista a una maratona, 10 minuti di grande sforzo, poi emorroidi grandi come un pallone taglia 5 e resto della partita alla ricerca del senso della vita.

La Juve di Pirlo, voluta dal plenipotenziario Andrea Agnelli, erede al trono, quella dell’entusiasmo somiglia ad uno sketch di Siani: ridono gli altri e tu non capisci perché.
E come molti comici partenopei non hanno capito, non basta parlare napoletano stretto per essere Troisi. Così non basta discettare di pressing e possesso palla per vedere una squadra moderna che gioca a calcio. Basta invece un qualsiasi allenatore con 50 panchine a incartare la Juve del sommelier che ama il tavernello.

Juve che soffre di narcolessia: parte forte, segna perché ha stoffa poi si addormenta, non sa più che fare, si annoia, si incasina, perde il filo, dimentica la strada di casa e rimane nuda.
Il Torino, squadra che si gioca la salvezza con compagini del calibro di Benevento e Crotone (tutta gente a cui abbiamo fatto beneficenza) pasteggia sui resti della zebra e, non solo pareggia, ma addirittura si porta in vantaggio con uno schema (della Juve) provato e collaudato già nella trionfale trasferta di Oporto: la dormita iniziale.
Dopo 7 (sette…. S E T T E) secondi della ripresa, Kulusevski, uno che si è perso come Will Byers nel “sottosopra”, lancia Sanabria che si invola e batte saponetta Szczesny, il portierone che già nel primo tempo aveva fornito l’assist per il pareggio granata.

La Juve sembra una puntata di LOL, vince chi riesce a non ridere. A non ridere di fronte alle prestazioni di Morata, che vorrebbe insegnare ai tifosi come tifare. Che mi starebbe anche bene, se accettasse di farsi spiegare dai tifosi come giocare a pallone. O Bernardeschi che in 10 minuti riesce a perdere un pallone e cadere in area come un sacco di patate raccattando un giallo per simulazione che gli avrebbe dato pure il suo allenatore. O Ramsey, altro ectoplasma che finirebbe in una trappola dei Ghostbusters senza manco accorgersene. E ancora Alex Sandro che sembra un bug di Fifa in cui il giocatore all’improvviso e senza motivo comincia a correre all’indietro.

E poi c’è Ronaldo, ormai reincarnato in Baresi col braccio alzato, pareggia a 10′ dalla fine. Ma non basta. Non basta più nulla per risollevare una stagione il cui unico obbiettivo rimane quello di portare a casa il quarto posto. La coppa Italia sarebbe la ciliegina su una torta che si è squagliata anzitempo.
Nel frattempo, in settimana, Claudio Marchisio dichiarava ciò che alcuni pensavano da tempo: quello che vediamo accadere oggi è luce riflessa di errori passati, la Juve che crolla oggi inizia a sgretolarsi anni fa, che certi problemi evidenti venivano coperti dalle vittorie e chi parlava di scricchiolii veniva additato come un menagramo, come un folle, uno che doveva tifare qualche altra squadra.

Un anno fa sulla piattaforma Netflix usciva The Last Dance. Michael Jordan diceva che il suo più grande cruccio era non sapere quanto i suoi Bulls sarebbero potuti andare avanti a vincere anelli prima di incontrare una squadra più forte che glielo impedisse. La Vecchia Signora ci ha pure tolto questo sfizio, di vederci sconfitti. Nessun duello O-Ren Ishii contro la sposa, Ettore contro Achille.
Ettore ha fatto harakiri, O-ren Ishii si è tagliata la testa da sola dopo aver mandato a quel paese gli 88 folli, e noi qui, disgraziati un sabato sera di pasqua, a maledire ogni santo possibile mentre la nostra Juve ci uccide dolcemente.