PARTITABUS / Torino-Juve 0-1: Una squadra

di Willy Signori |

“Vincere è difficile ma continuare a vincere lo è ancora di più” è una frase che vale nel lungo periodo (vincere il nono scudetto dopo averne vinti 8) così come nel breve, e quella di ieri era la partita più importante del mondo, anche più della sfida di mercoledì contro i campioni d’Europa, perché in un momento come questo trovare continuità era fondamentale, importante come respirare.
Il match col Chelsea dura 3 tempi, col primo del derby giocato con lo stesso piano tattico, in attesa e ripartenza, se non fosse che il Torino ha lasciato la possibilità agli uomini di Allegri di colpire. Lo spettacolo non è granché, la squadra si esprime con fatica, il Torino pressa con successo, la Juve “subisce ancora” in silenzio. Sembra il solito copione fino al fischio di metà gara.
Il secondo tempo invece si è vista un’altra squadra, che voleva vincere, prendersi i 3 punti ad ogni costo perché per quelli si scende in campo, sempre. La Juve si prende il derby con autorevolezza, con voglia e idee. Non è una squadra perfetta ma è una squadra viva. Una squadra vera, una squadra che viene voglia di sostenere, che ti fa credere alla vittoria perché sono gli 11 in campo i primi a crederci. Bravo Allegri a sistemare la formazione, con l’ingresso di Cuadrado fondamentale. Benissimo Alex Sandro che sembra tornato quello di… vabbè meglio non dire nulla. DeLigt è il terzo bronzo di Riace, Chiellini il capitano, perfino Bernardeschi sembra sapere cosa fare col pallone tra i piedi (McKennie un po’ meno… molto meno). Buono anche l’ingresso di Kulusevski per una volta.
Fino al colpo di biliardo di Locatelli, degno del signor quindicipalle, su cui va notato il movimento importantissimo di Rabiot, un altro che se non sbaglia 2/3 lanci facili a partita non sembra contento.

3 punti che pesano 3 quintali e ci lasciano ben sperare in questa ennesima, maledettissima, inutile sosta che ci attende. 3 punti guadagnati, strameritati perché voluti, senza i 2 attaccanti titolari, nel derby, che per la Juve è una partita del campionato, per gli altri è la partita dell’anno.
Bravo Allegri a fare legna con quello che offre il bosco di questi tempi, come Carlino non vende sogni ma solide realtà. Bravo a ridarci una Juve non sempre scintillante ma compatta, vogliosa, un gruppo di ragazzi che hanno un obbiettivo, che remano dalla stessa parte, che soffrono, in campo e in panchina alla stessa maniera: una squadra, finalmente.