PARTITABUS / Roma-Juve 3-4: 7 minuti

di Willy Signori |

Succede tutto in 7 convulsi minuti. Sette disgraziati minuti che gonfiano il petto di ogni juventino e fanno esplodere il cuore.
Prima però la Juve gioca una partita anonima con poca grinta, una partita in cui i bianconeri si lasciano dominare a proprio piacimento da una Roma priva di almeno 3 titolari. Una partita brutta, giocata male, con la disattenzione come protagonista e la sfiga a fare da comparsa straordinaria quando si abbatte sul povero Chiesa che saluta il calcio per qualche mese.
La Roma passa subito su calcio d’angolo con Abraham che salta lasciato da solo dai difensori juventini, in lodevole ottemperanza alle disposizioni riguardanti il distanziamento sociale. Sembra l’inizio della fine, invece poco dopo accade l’impensabile: il pareggio. Una bella azione che porta Dybala a tirare dal limite dell’area. E qui ci scappa un ragionamento: tiro dal limite del più dotato tecnicamente, gol. Ci siamo capiti.
Il primo tempo scorre tra i tentativi di darle della Roma e quelli della Juve di non prenderle, succede poco ma sempre e solo dalle parti di Szczesny. Cuadrado prende un giallo che gli costerà la supercoppa.
La ripresa inizia come il peggiore degli incubi: subito la sfiga che torna a fare visita col tiro di Mkhitaryan deviato in rete, poi la punizione di Pellegrini che ci impala a (quasi) morte. Ma non è finita.
Succede che la Roma fa la Roma e si squaglia mentre gli uomini di Allegri – oggi Landucci – restano sempre in partita senza mai uscire del tutto. Qui c’è la vera nota positiva della serata: una Juve tramortita, annichilita, sull’orlo di una crisi non si lascia andare e rimette in sesto la partita in 7 folli, pazzeschi, indimenticabili minuti.
Nel frattempo entra Arthur che si intende subito con Locatelli; il 27 insieme a Kulusevski e De Sciglio marcano la rinascita bianconera con Morata autore di uno scorcio di partita di assoluto livello. Anche qui ci scappa una riflessione: 3 gol arrivati tutti con conclusioni da dentro l’area. Quando non hai dei cecchini devi necessariamente avvicinare i tiratori alla porta. I gol arrivano, “è molto semplice”.
5 minuti dopo deLigt svolazza in area con le ali larghe: Var, rigore, secondo giallo, rosso (niente supercoppa nemmeno per lui) Juve in 10. Il mare si ingrossa quindi fuori Dybala, dentro Chiellini. Nemmeno Rugani si spaventa e non perde la bussola, bravissimo.
Tra le pieghe di una partita pazzesca succede anche che Pellegrini, che 40 minuti aveva castigato Szczesny stavolta lo grazi con una mozzarella poco angolata facile da prendere. Il polacco si intenerisce e restituisce il pallone al numero 7 che stavolta scivola nel calciare e spedisce il pallone comicamente a lato.
Mancano 10 minuti compreso recupero, è un delirio di incredulità e orgoglio, Chiellini addirittura finisce col turbante, ora lo riconosciamo. Non succede quasi più nulla la Juve gestisce bene fino al fischio finale di Massa. La Juve conquista i 3 punti all’olimpico, la Juve vince una partita che aveva perso, la Juve non muore mai, la Juve “che attraversò un fiume di merda e ne uscì fuori pulita e profumata”.

Smaltita l’adrenalina cosa ci lascia questa montagna russa? Non lo sappiamo. Sicuramente 3 assenti per la finale di supercoppa – tra cui Chiesa che rivedremo tra un bel po’ – e poi? Un cambio di rotta per il futuro all’inseguimento disperato del quarto posto definito “must” da Arrivabene poco prima del calcio d’inizio? Forse
La consapevolezza che anche contro una Roma deficitaria eravamo riusciti ad andare in enorme difficoltà? Decisamente
L’unica certezza è aver ritrovato una squadra viva, mai doma, che lotta, che ci crede. Storta, imperfetta, imprecisa ma viva. Non è tutto ma vale molto.