PARTITABUS / Porto-Juve 2-1:Tafazzi è juventino

di Willy Signori |

Da anni ormai febbraio porta in dote il ritorno della competizione calcistica più prestigiosa.
I calendari sono fissati da tempo, lo sanno anche quelli che non sanno nulla di calcio che a metà febbraio ci sono gli ottavi di CL. Non è che avvertono il giorno prima, come il governo con le chiusure di ristoranti, palestre e impianti sciistici: quando a Torino hanno programmato la stagione lo sapevano DA MESI che il 17 febbraio avrebbero disputato l’andata degli ottavi di CL. Non è una novità di questa stagione eh, è così già da un po’.

Eppure, per il terzo anno consecutivo, la Juventus si è presentata in campo totalmente impreparata, non concentrata, non centrata.
“Dove siamo?” “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” Boh

Del Porto si sapeva che è bravo a difendersi e ripartire veloce. Guai quindi a fargli fare la partita a loro congeniale, cioè farli passare in vantaggio per potersi chiudere.
E infatti dopo un minuto e mezzo il duo comico Szczesny/Bentancur replica la frittata già vista a Milano con l’Inter in coppa italia, solo che stavolta non c’è Sanchez, o Demiral sulla sua strada, ma un iraniano che da 3 metri infila la porta arancione segnando un gol che è una mazzata sui denti per squadra e tifosi e la certificazione di una teoria che ormai è scienza esatta: non esistono le partite giocate male perché la testa era altrove, alla Coppa o chissà dove. L’unico modo per preparare bene la partita europea del mercoledì è giocare BENE quella del sabato (o della domenica).

Nulla cambia nel secondo tempo, anzi.
Tutto peggiora, con un inizio se possibile ancora più horror rispetto alla prima frazione.
Disastro in difesa, raddoppio del Porto dopo 23 secondi.
E meno male che questa Juve, agli occhi di qualche esperto, era più adatta a competizioni ad eliminazione diretta perché approcciava meglio alle gare…
Invece i bianconeri, da Pirlo in giù, si vestono da Tafazzi ma senza conchiglia.

I cambi sono tardivi, considerando che sarebbero dovuti arrivare dopo 30’.
In realtà una sostituzione dopo mezz’ora abbondante la vediamo. È il forfait di Chiellini, su cui è giusto spendere 2 parole. In questo breve periodo ha fatto in tempo a dimostrare 2 cose e ottenerne una terza: 1) è ancora un difensore fenomenale 2) il fisico gli ha detto basta ma lui non lo vuole accettare e la società non lo vuole capire infatti 3) ha ottenuto il rinnovo.
Gli ultimi scampoli della sua carriera non intaccano la sua splendida storia, ma ne sporcano il ricordo e ci danno il quadro di come in società preferiscano affondare coi violinisti che ancora suonano mentre la nave va a picco.
C’è sicuramente poca scelta in panchina, ma a volte conta anche dare un segnale, una scossa, qualcosa… e invece niente: ogni volta che lo inquadrano, Pirlo ha lo sguardo perso nel vuoto di Bush in Fahrenheit 9/11 quando gli dicono dell’attacco alle torri gemelle.

L’unico vero lampo di luce, dopo aver rischiato di prendere il terzo gol, arriva da una palla di Rabiot che Chiesa trasforma nella rete della speranza. Una fune lanciata in mezzo alle sabbie mobili dove i bianconeri si sono cacciati, come da copione immutato delle ultime stagioni, in una specie di giorno della marmotta dove ci svegliamo e buttiamo via ogni volta un tempo, o una partita. Come si possa sbagliare approccio alla stessa identica maniera, con 3 allenatori diversi in tre stagioni diverse è inspiegabile. Oppure spiegabile con la teoria di un allenatore, ancora oggi a libro paga, che definì questa rosa “inallenabile”.

Restiamo attaccati al punteggio, che è grasso che cola, e all’avversario che è organizzato ma non insuperabile, ma che disastro e che tristezza vedere una Juve così fuori giri, mai sul pezzo, mai senza idee e piena di paure. La Juve che perde e non impara. Mai.

Attendiamo il 9 marzo, nel frattempo speriamo o tremiamo. Tremerà Pirlo, e forse pure i giocatori. Di sicuro dormirà storto Agnelli, autore principe della sceneggiatura che lui ha voluto scrivere di suo pugno e che i suoi uomini stanno trasformando in film (horror) e tremerà ancora di più pensando all’eco che faranno le casse della società casomai al ritorno dovesse accadere l’impensabile…