PARTITABUS / Milan-Juve 1-3: La febbre

di Willy Signori |

Sarà stato il giorno libero, la festa, il pranzo gustato con la calma che ogni pasto meriterebbe. Saranno stati i risultati del pomeriggio (primo e tardo) a caricare di attesa l’evento della serata. la partita che diventa LA partita, quella che può cambiare il corso di una stagione, o riaccendere la fiamma.
La testa non voleva crederci, il fisico invece, coi brividi che iniziavano a comparire o le mani, che diventavano dei ghiaccioli con l’approssimarsi delle 20:45, dicevano altro. Quella febbre che saliva voleva dire solo una cosa: la Juventus.
Alle ore 20 in punto salta il primo tappo di bottiglia, sperando che plachi l’ansia.
Maledetta Juve, mi hai fregato ancora, costringendomi a ricercare l’ultima volta in cui mi avevi colpito al cuore così forte, con l’attesa infinita, i 3 punti che sembravano 300. Forse un anno o più. Il Covid e troppo altro a cambiare la scala di valori ma la Juve tornava in campo davvero, a giocarsi Qualcosa.
Bianconeri mutilati, dal COVID (stesso discorso per il Milan), col rischio cluster, senza tirare per la giacchetta l’ASL e quindi in campo come (quasi) tutte le squadre, perché solo così si può garantire al campionato di arrivare in porto.

La scelta di Pirlo di puntare su Frabotta per sostituire Alex Sandro sembra scellerata (e invece non lo sarà), è tempo per il secondo bicchiere di bianco che dovrà accompagnare il filetto di tonno, se non finisce prima anche se la bottiglia sembra bucata. Terzo bicchiere, mia madre chiama per chiedermi com’è il tempo in Piemonte, le dico che gioca la Juve, non mi accorgerei nemmeno se la terra si aprisse e ci inghiottisse tutti. Quarto: fuori McKennie e Arthur, dentro Rabiot e Ramsey: quinto.

La signora Signori chiama, è pronta la cena, “dammi un pò di vino bianco che ci sfumo il pesce“. È finito. Il vino, la partita invece deve ancora cominciare.
Squadre in campo, ho appena visto un guardalinee con la mano sul cuore durante quell’accozzaglia di urla da film porno misto partita di tennis femminile che ci spacciano da 4 anni come inno della lega.
“Devo aver bevuto troppo” penso.
Apro la seconda bottiglia, il cavatappi scende con troppa morbidezza, c’è qualcosa che non va, “l’ho già aperta io…” suggerisce la signora Signori con un misto di pietà, disapprovazione e “ma chicazzo ho sposato?” nei suoi occhi.
“Molto bene”, penso, e cerco di non perdere le residue chance di non mandare a monte il campionato con mia moglie, o il matrimonio della Juventus con lo scudetto, in un amplesso di situazioni che si fondono per diventare una cosa sola.

La Juve inizia a giocare, il Milan falcidiato da 7 assenze mantiene inalterato uno spirito di squadra e una lucidità invidiabili, complimenti a Pioli. Qualche leggerezza in fase difensiva, ce la giochiamo.
Chiesa a destra è un’altra cosa, perché Sousa non era un cretino e ci aveva visto lungo, colpisce un palo, poi Dybala si inventa un tacco che è una poesia, lancia Federico che segna infilandosi nella voragine aperta da Theo. UnoaZero.
C’è un momento che sembra interminabile, forse per i fumi dell’alcol, in cui i bianconeri paiono in controllo pieno della partita, ma è un fuoco breve senza scintille, il Milan riprende in mano il pallino fino a schiacciarci. I giocatori della Juve arretrano quasi sulla linea dell’ottimo Szczesny, bravissimo stasera, si asserragliano in area come Ignacio Fuentes nel municipio di Colonia Vela. Troppo passivi e quindi a pochi minuti dalla fine arriva il pareggio di Calabria viziato da un fallo evidente su Rabiot che verrebbe voglia di spegnere la tv e andare a dormire ma il divano si è inghiottito il telecomando. Sembra il segnale definitivo della dea Sfiga che invita a non farci troppe illusioni.

Però la Juve è la Juve e come ricorda Repicenon muore letteralmente mai“, riprende il secondo tempo, tiene botta, riparte dal basso con prestazione gaudente di Bonucci e Szczesny, camuffa l’assenza totale di Ronaldo e nei piedi di Chiesa passano ancora le fortune di Pirlo: Dybala smista verso il 22 che di nuovo si prende gioco di Hernandez e stavolta batte Donnarumma con un sinistro all’angolino basso. È il colpo del KO, anche per lui che è costretto ad uscire per un colpo all’anca. E per me che mi lascio andare in compagnia di Bacco a godermi gli ultimi minuti di partita.
Il Milan prova a reagire, la Juve è convinta e Pirlo gioca gli assi in panchina, che mancano a Pioli: Dentro Kulusevski e McKennie, poi Arthur (uno a cui il mister prima o poi dovrà trovare un posto da titolare) e Bernardeschi che sceglie SanSiro per il suo addio al calcio.
Da due dei subentrati arriva il gol definitivo del 3-1 con Kulusevski che semina una paio di milanisti e mette in mezzo per l’americano che infila.

Irrati a questo punto fa l’unica cosa buona della sua serata fischiando la fine dell’incontro.

Era una giornata fondamentale per la Juve per tenere aperto il complicato discorso scudetto, come nello strettissimo cunicolo spazio temporale di DARK, Pirlo e i suoi si sono infilati strisciando nel fango di San Siro e sono riusciti a rientrare in corsa o quantomeno, a non uscire del tutto dal competizione per il tricolore, in una giornata che poteva dare la mazzata finale a quel filotto che dura dai 3000 giorni tanto cari a Zampini.

Non è la fine quindi, ma l’inizio. E se sarà stato un fuoco di paglia ce lo dirà solo la partita col Sassuolo, domenica sera. Occorre armarsi di pazienza, voglia di giocarsela e passare in cantina a fare scorta per tenere a bada quella febbre che è tornata a colpirmi e che mi era mancata moltissimo.