PARTITABUS / Lazio-Juve 3-1: Li mortacci nostra

di Willy Signori |

Aspettavamo la serata romana per goderci “un friccico de luna tutta pe’ noi” e invece siamo tornati con 3 fischioni sul groppone.
Fine.

La fredda cronaca: il primo tempo è tutto della Juve, prima crea molto e mette in difficoltà Strakosha più volte, poi passa in vantaggio con CR7 che appoggia da un metro su assist di Bentancur (migliore in campo) che di lì a poco abbandonerà la partita causa incidente poco diplomatico. Seconda parte magistrale: la Juve chiude nella propria area tutta la Lazio. Arriva il 45° e gli uomini di Sarri finiscono in vantaggio la frazione, la Lazio segna ma i nostri erano già negli spogliatoi già da qualche minuto (di troppo).

Nel secondo tempo i bianconeri ci fanno la grazia di ripresentarsi in campo in tempo per l’inizio e giocano una partita europea cioè a darle e prenderle fino a quando Cuadrado decide di sdraiare Lazzari e becca un giallo che si trasforma in rosso. Juve in 10.
Per la Lazio è discesa, per la Juve diventa la Roma-Pinerolo.
2-1 subito con la squadra alta (in 10 vs 11) e Szczesny che ci tiene vivi fino a un minuto dalla fine, ma non ce n’è. Prima sconfitta stagionale, casuale (sul 1-1, 3 minuti prima del rosso a Cuadrado, Dybala si mangia un gol) ma meritata.
Complessivamente poteva andare peggio, ma ci si arriva al termine di un lento e costante declino che va avanti da 2 mesi tondi.
Va detto che è stata una gara iniziata benissimo e girata male quando Bentancur è stato costretto a uscire, ma l’incapacità di rialzarsi, di proporre gioco, accende una prima spia.
La seconda spia si accende sull’azione che porta al rosso di Cuadrado, con la squadra che lascia 80 metri alla Lazio.

La terza spia riguarda il centrocampo: un buco nero che inghiotte giocatori e milioni di euro. Tra infortunati temporanei e/o perenni, adattati, disadattati, chierichetti, ex giocatori e piedi ruvidi tutti i nodi sembrano essere venuti al pettine insieme.
Prendiamo ad esempio Emre Can: gli è stato chiesto di sostituire Khedira, lo fa alla perfezione, anzi meglio, tanto da farci rimpiangere Sami, che almeno era intelligente (calcisticamente parlando eh…). Sentire la mancanza di Khedira è uno scherzo beffardo del destino, lo stesso che alla fine degli anni 80 fece diventare Jerry Calà un sex symbol: sono cose che succedono, non sai come, ma succedono.

Dispiace dirlo ma Can è un problema; non c’è con la testa, meno ancora col corpo. Trotterella seguendo l’azione, si dimentica il pallone, causa un quasi rigore con un intervento rischiosissimo in area, sbaglia appoggi semplici a 2 metri. Lui non c’è ed è un guaio, bello grosso.

Momento pompiere: è il calcio, lo conosciamo bene, una partita storta ci può stare soprattuto se arriva dopo 19 tra vittorie e pareggi ed è storta perché la Juve poteva vincerla in vari modi, portandosi sul 2-0, sul 2-1, gestendo meglio certe situazioni. Talvolta le partite, anche quelle giocate bene, girano su un episodio, lo sa chiunque abbia guardato un pò di calcio. E poi c’è sempre l’avversario che stasera ci ha creduto di più e sbagliato di meno quindi merita solo complimenti.
Ci sta, niente drammi ma è fondamentale sapere sempre a che punto della storia ci si trova. La bussola ci dice che questo è il momento in cui sapremo se la squadra segue Sarri oppure se finora è andata avanti solo per inerzia. A suo modo è un bivio decisivo e determinante: Per l’allenatore, per i giocatori e per tutti noi.
È l’occasione di fermarsi e riflettere su cosa va, cosa non va e dove si sta andando. Avanti tutta quindi, che “chi si ferma è perduto ma si perde tutto chi non si ferma mai”.