PARTITABUS / Lazio-Juve 1-1: Peggio di una sconfitta

di Willy Signori |

Cos’è una squadra? è un gruppo di persone riunito per una funzione o obbiettivo comune.
La Juve è una squadra? questa è una domanda più difficile a cui l’unica risposta sensata da dare sembra essere: a tratti.
Buon primo tempo, intenso, giocato con le idee chiare e le intuizioni di chi crede in quello che fa, con un fenomeno a guidare le operazioni che segna, prende pali, guida l’attacco e i compagni tutti.
Il secondo tempo, o almeno l’ultima mezzora, invece viene giocata in maniera troppo remissiva, come se la vittoria fosse già conquistata ma sappiamo bene che nemmeno sul 3-0 hai certezza di nulla, se stacchi la spina, e come diceva un ex allenatore bianconero “quando esci mentalmente dalla partita, poi rientrarci è difficile”. In realtà la Juve non si disconnette del tutto, ma si assopisce, come in un abbiocco post prandiale… sarà stato l’orario…
A contribuire al blackout al rallentatore concorrono i cambi: uscito Ronaldo la Juve si ritrova a giocare in 10 perché l’ingresso di Dybala è classico dell’uomo sbagliato al momento sbagliato nel posto sbagliato. La joya allo stato attuale è un giocatore fuori dal progetto. In molti gli butteranno la croce addosso per il pallone perso che concede l’ultimo possesso alla Lazio da cui scaturisce il gol di Caceido, in realtà è tecnicamente il meno grave perché gli rimane la palla sotto ai piedi, un rimpallo, un errore che capita a tutti, pure quelli bravi, ma è una nota in armonia con lo spartito dei suoi 15′ in campo: l’argentino perde 6 palloni sui 15 toccati e questo non capita a tutti, specie a quelli più bravi. Semplicemente non c’è con la testa, non è sul pezzo.

Detto questo il pareggio laziale arriva da una situazione di palla ferma in cui la Juve difende male, prima su Correa, che riceve la rimessa (e una squadra concentrata quel pallone non glielo fa nemmeno vedere da lontano) e si libera troppo facilmente di Cuadrado e Bentancur (autori entrambi di un’ottima gara) poi supera Rabiot, sbatte su Demiral e la mette in mezzo dove Caicedo si gira eludendo l’intervento di Bonucci e fredda Szczesny. È un errore che esula quello precedente di Dybala, perché la Juve era già sotto la doccia, convinta di aver vinto la partita.
La Lazio ha creduto fino alla fine di poterla pareggiare e la Juve ha creduto fino all’ultimo di averla vinta.
Riducendo ai minimi termini la Juventus non è riuscita a battere una Lazio che giocava con l’handicap (giusto) dopo l’intervento della ASL e lo scandalo dei tamponi refertati con la macchina da scrivere invisibile del commissario Winchester… che fosse pure lui di Avellino?
Tuttavia la partita non si riduce agli ultimi scatti della lancetta; i bianconeri avrebbero potuto segnare il secondo gol molto prima, ma un pò la sfortuna, un pò l’imprecisione, un pò la mancata consapevolezza che il fuoco scotti hanno fatto sì che arrivassimo al 94° col risultato ancora aperto. Shakerate il tutto e avrete il cocktail “1-1”. Amaro, amarissimo, al gusto di 2 punti buttati, i peggiori di questo campionato.
Non so voi, ma per chi scrive pareggiare così è peggio che perdere. Se consideriamo le condizioni di partenza (Juve quasi al completo e Lazio con almeno 3 assenze pesanti) è grave non aver sfruttato questo regalo del destino.

Sui cambi abbiamo già scritto: Pirlo finisce la partita lasciando in campo Frabotta McKennie e Bernardeschi, centrocampo da urlo, ma di paura.

Ora ci apprestiamo ad una nuova, entusiasmante sosta per le nazionali… il tutto con la consapevolezza che ancora è solo l’inizio, che il campionato è lungo è che fino a quando la Juve sarà questa, guardare agli avversari sarà sforzo pressoché inutile.