PARTITABUS / Juve-Verona 1-1: Pareggentus

di Willy Signori |

Si ha come l’impressione che quest’anno il campionato sarà una lunga via crucis, costellata di tappe dure, salite, corone di spine, frustate. E la gloria non è assicurata, come ogni anno d’altronde, ma stavolta sembra ancora più tortuoso il sentiero che conduce al paradiso tricolore.
Bisogna volergli bene a questa Juventus, perché è gracile e insicura come un adolescente e paga le colpe di chi improvvisa. Ma ha questa smania giovanile di credere ai miracoli, di buttarsi via e riprendersi, di non gettare la spugna. Traversa, cm che danno prima e tolgono poi, altra traversa, Bonucci costretto a uscire. Fattori esterni riassumibili nella dea da dieci decimi, nemica di quella bendata, che sceglie sempre bene le sue vittime.
Poi ci sono le pene che gli uomini in maglia rosa si infliggono da soli: una fragilità a centrocampo che scopre la difesa, come un carico calato senza briscola a proteggerlo.
L’inesperienza del giovane Pirlo che Juric contiene in 10 minuti di primo tempo. Le ultime occasioni concesse a Bernardeschi… a contarle si fa fatica: sono più le chance date al carrarino o le volte in cui Spadafora ha promesso di non parlare più di Ronaldo?
Il 33 almeno lo puoi sostituire tra un tempo e l’altro, il ministro no…

La follia di insistere su Berna viene resa ancora più impietosamente evidente al momento della sostituzione con Kulusewski: lo svedese si prende in mano il ruolo senza leggere il copione: sa cosa fare e come farlo. Rivitalizza la squadra, svaria a destra e sinistra, gioca con e per i compagni. Non sembra mai uno capitato lì a caso, a fare jogging sul prato dello stadium. E segna un gol straordinario.
Non esiste buttare 60 minuti giocando in 10. Sintetizziamo così il concetto: Bernardeschi esce al 60esimo con 60 minuti di ritardo.
Sparare sul 33 però non deve diventare sport nazionale anche se ormai come figura retorica si sta sostituendo alla croce rossa. Non è lui la radice dei mali, ma si deve ripartire dagli insegnamenti del maestro Roberto Carlino: non dai “sogni ma dalle solide realtà”. È una consapevolezza che va acquisita, come in ogni processo di maturazione attraverso cui passano gli adolescenti.

Il Verona gioca bene, è organizzato, si difende con fosforo, prende le misure velocemente ai bianconeri come un sarto esperto, pressa alta e quando la pompa non regge più si ritrae ordinato.

Nella Juve spiccano le prestazioni di Danilo, Cuadrado, Morata che anche stasera aveva realizzato un gol meraviglioso e oltre allo svedese col 44 anche Dybala ha fatto una partita da vecchio diesel che fa bene sperare.

Tiriamo una linea: dopo l’iniziale vittoria con la Samp la Juve ha infilato 3 pareggi consecutivi. Di questi gli ultimi 2 si possono inserire serenamente nel conto dei “punti buttati”. Comune denominatore: tutti e 3 recuperati da svantaggio. Bicchiere semipieno o semivuoto?
In mezzo la partita mai giocata col Napoli che ora come ora bonifica la classifica e ci dà 3 punti che oggi ci sono ma domani chissà.
Tolta di mezzo la matematica resta l’italiano e la geografia: nello scacchiere di questa serie A martoriata da una crisi mai vista prima e affrontata da un governo che fa il tifo contro, la Juventus si colloca per adesso in periferia. Ad altri i quartieri alti: chi per solidità, chi per brillantezza ci sono alcune squadre che sembrano correre mentre i nostri inciampano.
Però ci provano, non riuscendoci, sfigati come Calimero e come lui non si arrendono, insistono. Come Spadafora con la storia di Ronaldo in Portogallo.

Per questo bisogna volergli bene a questa Juve: perché va protetta, perché ci prova sempre e comunque e perché Cristiano sta tornando.