PARTITABUS / Juve-Udinese 4-1: Ricominciamo

di Willy Signori |

Di gennaio si vive e si muore. Il mese più freddo per la ripresa più ripresa che esista, la fine che è inizio, il campionato che torna, stavolta subito, senza aspettare l’Epifania.
E in questo anno strano in mezzo ad una stagione mai così inconsueta e vuota ci dobbiamo risvegliare dopo la sbornia privata delle vacanze natalizie passate a bere spumante da soli, a fare trenini di 3/4 vagoni in salotto, con la Juve lontana da quelle posizioni in cui ha albergato quasi incontrastata per un decennio.

Il 2021 bianconero si affaccia sulla serie A con vista sulla mezza classifica: 10 punti dalla vetta e la contezza di aver finito quasi tutti i jolly spendibili. Sapore strano, a cui non eravamo più abituati. Consolazione non è arrivata nemmeno dalle voci di mercato, sospesi tra un ritorno di Zaza e Llorente per puntellare un attacco impoverito ulteriormente nel pomeriggio dal forfait di Morata.

Arriva l’Udinese a Torino e c’è questa strana sensazione di incertezza tra la prestazione attesa (giocheremo bene? male? approcceremo in maniera corretta alla partita? andremo in difficoltà per le mosse tattiche di Gotti? come reagiremo al primo episodio storto?) e la speranza di vedere “la partita della svolta” puntata numero N.

La svolta non arriva nemmeno stasera: dopo la magra rimediata contro la Fiorentina, Pirlo dice di aver parlato durante le feste coi ragazzi: deve aver semplicemente fatto gli auguri uno ad uno, perché di cambi tattici non se ne vedono, non si vedono quelle migliorie che ci aspettiamo all’improvviso utopisticamente, perché dalla fragilità si guarisce con lentezza.
I ragazzi partono abbastanza grintosi, sfiorano il gol con Ramsey ma si fanno bucare da De Paul alla prima occasione, dopo 600 secondi di gioco. In soccorso della ciurma arriva provvidenziale la trinità composta dal VAR, Giacomelli e un piccolo tocco di mano dello stesso autore del gol, qualche secondo prima della segnatura, che manda in fumo tutto il resto e riporta la partita sullo 0-0, ci sveglia dall’incubo e ci assicura che è stato tutto un brutto sogno.
La Juve però resta lenta, involontariamente passiva, replica idee buone ma senza successo, sembra una prova di evacuazione senza il pericolo, una libreria dell’ikea, piena di libri di cartone, il bug di FIFA in cui la squadra vincente alza la coppa senza tenere in mano niente.
C’è uno solo che si ribella alla mediocrità, all’andamento lento, al vorrei ma non voglio (non è un refuso e lo dico anche a favore del mio amico Leonardo che altrimenti me lo avrebbe segnalato): Si chiama, manco a dirlo, Cristiano Ronaldo. È sempre sull’attenti, coi riflessi affilati come rasoi non ha bisogno di stimoli esterni. Pronto a scattare sulla preda non appena intravede un’esitazione, punisce una rimessa laterale allegra dei friulani e porta la Juve in vantaggio.
Durante le feste ha dichiarato di arrabbiarsi col figlio di 10 anni quando beve la coca cola o mangia le patatine: se fosse in mano a lui la preparazione di ogni singola partita probabilmente per i recidivi e gli svogliati userebbe metodi punitivi che ci farebbero rivalutare in bene le catene usate da Muccioli a San Patrignano.

Riparte il secondo tempo ed è ancora LUI a prendersi la squadra in collo e condurla verso i 3 punti: filtrante per Chiesa che controlla a seguire bene col destro e colpisce col mancino: 2-0, sospiro di sollievo.
Continua il momento buono di Chiesa pochi minuti dopo quando lancia alla perfezione un buon Ramsey che dopo una carambola infila il 3-0. Anche stavolta però il VAR annulla per un altro fallo di mano che faccio fatica a capire ma questa è la regola mi adatto in silenzio.

Passa un quarto d’ora e su recupero perfetto di Bentancur e seguente assist in corsa Ronaldo mette dentro il definitivo 3-0. Poco prima e poco dopo l’Udinese si diverte a centrare traverse come se fosse un gioco, rivelando la solita cronica debolezza difensiva juventina, amplificata da una prova molle di Bonucci, che ormai per darci conferma del suo essere “gobbo” gioca perennemente curvo in avanti, assistito non dal migliore De Ligt e da un Alex Sandro in versione “sono andato in Brasile e ho rimandato indietro un sosia”.

Da qui in poi è garbage time, buono per far segnare l’Udinese (tanto per non perdere il vizio di subire gol), marcare una presenza in più di Bernardeschi, utile a Chiellini per decidere di mettersi in campo e a Dybala (fino a quel momento moscio) per segnare il 4-1 sulla sirena.

Troppa grazia ma ancora troppo poco. La Juve deve trovarsi e deve farlo subito, la befana è vicina e si va a Milano a sfidare i primi in classifica, che volano davvero, con o senza scopa.