PARTITABUS / Juve-Spezia 3-0: Tempo di pentirsi e tornare in Chiesa

di Willy Signori |

Juve-Spezia è “la partita della svolta” puntata numero mille, con Pirlo che parla ancora di scudetto come se fosse ottobre e i punti da recuperare un paio.
La realtà è che oggi il tecnico della Juve che parla di scudetto è paragonabile a quelli che vanno a Montecarlo a farsi le foto vicino alle macchine di lusso parcheggiate fuori dal casinò e poi tornano a casa con la fiat punto del 2004.

Veniamo all’avversario, lo Spezia di Vincenzo Italiano, nato in Germania che fa giocare a calcio in maniera organizzata la sua modesta squadra. È un fattore che colpisce l’occhio, di questi tempi…

Il primo tempo è, tanto per cambiare, una scarpa stretta, uno stillicidio costante, in leggero miglioramento verso la fine. La Juve è pasticciona e non aiutata dalla sorte. DeLigt da forfait un secondo prima del fischio iniziale lasciando il posto a Frabotta, Ronaldo prende un palo e rischia la denuncia per minaccia aggravata (art 612 del codice penale) dopo che Chiesa per ben 3 volte osa (o come dicono impropriamente in Piemonte “si osa”…) non passargli il pallone.
Il numero 7 gioca da solo: un pò perché lo è e un pò perché i compagni lo guardano come Di Canio guardava Caressa domenica sera al club di Sky.
Il momento di Kulusevski meriterebbe un breve approfondimento che svilupperemo qui e ora: è un centrocampista che gioca fuori ruolo, fine. Almeno stasera è riuscito a non farsi trovare sempre spalle alla porta.

La Juve del primo tempo è la variante calcistica del Covid: non ti fa sentire più i sapori.

Nella ripresa aumenta la forbice tra il vorrei ma non posso dello Spezia e il potrei ma non voglio della Juventus: le categorie di differenza diventano evidenti e ogni minuto che passa col risultato ancora in parità è una medaglia al petto dei liguri.
L’equilibrio si rompe dopo un’ora di gioco con il colpo del Maestro: fuori McKennie e Frabotta per fare spazio a Morata e Bernardeschi. Detta così potrebbe sembrare la mossa della disperazione, i 2 panchinari mandati in campo da Buldozer, Oronzo Canà che fa scaldare Crisantemi.
Invece è la mossa vincente, perché un minuto dopo il 33 mette una palla in mezzo che il 9 trasforma in gol, l’esultanza è strozzata da una bandierina inspiegabilmente alzata che il VAR abbassa definitivamente 3 minuti dopo, ma non è finita.
Ancora Bernardeschi che ci lascia un buon ricordo in occasione della suo match d’addio, posseduto dallo spirito di Lichtsteiner sgroppa sulla sinistra e serve centralmente Chiesa che spara sul portiere e ribadisce in gol. 2-0 e la partita si apre e si chiude in poco meno di 10 minuti.

Anche l’autore del raddoppio merita un breve focus: Federico Chiesa si dimostra devoto alla causa come Zingaretti alla D’Urso. È sicuramente il miglior acquisto di questa stagione e forse, tolto de Ligt che viene da un altro pianeta, del biennio. Manifesta grinta, impegno, voglia di migliorarsi, carattere che non gli fa sentire e subire il peso di quasi un quintale dell’ombra di un portoghese col 7 sulla schiena, un semidio che risiede nell’olimpo dei più grandi di questo sport.
Il numero 22 è un giocatore che è nato juventino, moderno e antico al contempo. Si potrebbe scorgere il suo volto in una vecchia foto, con addosso una maglia bianconera attillata senza sponsor e con una sola stella e non sorprendersi. Ha caratteristiche antiche che non vanno mai fuori moda e che lo avrebbero reso arruolabile in qualsiasi Juventus degli ultimi 50 anni.

Resta il tempo per il terzo gol di Ronaldo che chiude il discorso definitivamente a cui seguirà, solo per le statistiche, il rigore sbagliato da Galabinov a tempo scaduto.

La Juve riprende dalle cose semplici: vincere le partite abbordabili e farlo senza troppi patemi: Riesce a metà spianando la strada solo nel secondo tempo. Si poteva fare meglio ma viste le premesse si prendono i 3 punti, si ringrazia e si saluta.
È qualcosa: tanto per l’obbiettivo minimo del quarto posto, ancora poco per quel sogno chiamato scudetto.
In attesa del Porto, che arriverà tra 7 giorni, ci attende la Lazio fresca di riposo “forzato” dalle storture di un protocollo che funziona a intermittenza.
I tifosi ci possono anche credere, alla Juve il compito di non svegliarli.