PARTITABUS / Juve-Spal 4-0: Gioventus bianconera

di Willy Signori |

Ci piace molto questo nuovo corso juventino che non snobba la Coppa Italia, anche quando l’avversario non è di livello massimo la Juventus, dal periodo allegriano in poi, è scesa in campo per vincerla sempre.
Non è più la coppa delle riserve, il torneo di allenamento per altre sfide come ci avevano abituato i 20 anni precedenti senza quasi nessuna eccezione.

La Spal di Marino è un’ottima squadra e i primi 5 minuti promettono che non sarà una passeggiata.
Il dislivello però è evidente e viene a galla presto come solo certe cose sanno salire in superficie.

A seguito di una sgroppata inarrestabile Rabiot cade in area abbattuto da un difensore spallino. L’arbitro, il signor Pezzuto non ritiene possibile che il francese faccia 2 cose buone di fila e quindi lo ammonisce per simulazione. Purtroppo per lo spettacolo e per il buonsenso (termine abusato per giustificare le porcherie, tipo la sera prima Valeri avrebbe usato “buonsenso” non cacciando 2 calciatori che si sono insultati promettendosi pistolettate in testa per 5 minuti ininterrottamente…) quelli al VAR ancora non abbioccati richiamano il giovane arbitro più o meno così “Ah Ivà, me sa che nun c’hai capito niente, valla un pò a rivedè” (la lingua ufficiale del VAR è il romanesco). Risultato: al diavolo il buonsenso, Vicari ha travolto Rabiot, un inconsolabile Pezzuto si vede costretto suo malgrado a concedere il rigore. Nel farlo chiede scusa alla nazione intera.
In realtà non è vero niente, il VAR corregge senza problemi l’errore dell’arbitro che è ingannato come tutti dalla dinamica dell’azione, che fa sembrare live quello del 25 bianconero un tuffo clamoroso, ma pensate che inferno dev’essere vivere così ogni secondo di ogni maledetta partita della propria squadra e di quelle delle avversarie…

Morata si presenta davanti a striscia la Berisha e infila l’1-0 che apre la serata di grande calcio infrasettimanale.
La Spal si incupisce pur non scomponendosi mai (bravo Marino) e alla mezz’ora Frabotta verga un mancino potente su passaggio, forse sbagliato, di Kulusevski dopo aver scartato una quindicina di persone.
Due a zero e forse stasera ci scansiamo i supplementari.

Gli altri 2 giovani infilati nella mischia dall’inizio sono Dragusin e Fagioli. Il primo sembra un pò imbranato e intimidito come gli amici di Max Pezzali con la regina del Celebrità, più intraprendente e coraggioso il secondo, autore di una prestazione che gli esperti definiscono col termine tecnico “me cojoni”, nella speranza che pure lui non diventi carne da plusvalenza, you may say i’m a dreamer

Chi invece sorprende in negativo è Demiral, altro probabile ahinoi partente in estate (sperando di no) che entra in campo con la testa altrove e col passare dei minuti il corpo raggiunge la testa e non viceversa.
Ci sarebbe anche la minestrina di Gordon Ramsæy, una partita insapore a tratti sciagurata ma non è una novità.

Cogliamo l’occasione, tra le pagine di questo prestigioso sito banner addicted, per ringraziare Buffon che scende in campo dimostrando di fregarsene del deferimento federale per bestemmie e prosegue imperterrito a nominare invano l’intero arco costituzionale delle divinità. Soprattutto ci evita di vedere Bernardeschi con la fascia di capitano. Il 33 carrarino celebra l’addio al calcio con un primo tempo di pura arte astratta calcistica al termine del quale lascia spazio al giovane Di Pardo e va a raccogliere la meritata ovazione negli sgabuzzini dello stadium.

Il secondo tempo è una specie di passerella affrontata con la stessa gioia con cui si va all’Ikea il sabato pomeriggio, gli unici sussulti, oltre alle bestemmie di Buffon, li regala Chiesa che prima imbecca Kulusevski per il 3-0 (sì, stasera ci risparmiamo la mezz’ora in più) poi festeggia 3 minuti dopo prendendo uno dei gialli più stupidi della storia del calcio, di quelli buoni per entrare in diffida (Rabiot geloso lo imiterà pochi secondi dopo) e, a 5 secondi dalla fine, segna il definitivo 4-0 che ci tranquillizza e scongiura definitivamente lo spettro dei supplementari.

Abbiamo rivisto finalmente la vecchia Juve, quella che vinceva quando c’era da vincere, senza rischiare nulla.
Ora si torna in campionato e poi, a breve ci attende l’Inter e bisognerà dimostrare che quello del 17 gennaio è stato solo un abbaio collettivo in cui abbiamo creduto di vedere in campo la Juventus, invece era una rappresentativa di frati trappisti intenti a raccogliere luppolo nei verdi prati dello stadio Meazza.