PARTITABUS / Juve-Sampdoria 3-0: La Juve ha rivinto lo scudetto

di Willy Signori |

L’entusiasmo è una cosa strana. Si ritira e cresce più velocemente di quanto la Gazzetta dello sport ci abbia messo a cambiare opinione sull’importanza dell’Europa League.

Ricomincia il campionato e non siamo pronti, troppo poco lo iato dal precedente, ancora Sarri negli occhi, la Juve spompa, il Lione che pasteggia sui resti bianconeri, gli stadi vuoti e silenti. Tutto sembra uguale ma diverso, diverso ma uguale.
“Questo ragazzo di quarant’anni” barbuto che adesso allena la Juve e non ha  ha passato un anno e mezzo in una comune nello stato di Bahia, dicono abbia rivoluzionato la squadra. Non so nemmeno come facciano a vedere la primavera in una colomba, ma forse è colpa mia.
Io che sono nato esattamente lo stesso giorno del suo stesso anno ho visto troppo calcio per non sentirmi più così giovane da farmi ingannare dagli inizi, dagli esordi, dalle esaltazioni, dai chiari di luna e le maree: fino a ieri gridavamo quasi tutti allo scandalo per una società che sembrava aver perso la bussola, per un De Sciglio di troppo nel tabellino; oggi commentiamo felici una prestazione buona.

Ed io mi sento inadatto perché non riesco a fidarmi di quanto possano dire 90 piccolissimi minuti, davanti all’immensità di una stagione strana che ancora deve iniziare, col mercato ancora in bilico (come cambierà la Juve di Pirlo con Morata? Chi è Morata oggi? Sarà lui la mossa giusta? Sarà l’unica? Siamo a posto così?), con Ramsey che non sembra lui e non sappiamo dire quanto durerà prima di rompersi di nuovo come un cristallo, o come un sogno al suono della sveglia che ha l’unica colpa di essere iniziato troppo tardi.
Oppure potremmo parlare della tara che va fatta all’avversario, non indecente nella rosa ma nemmeno decente nella prestazione, che ci ha creato qualche problema dietro senza nemmeno volerlo davvero.

Insomma è presto per tutto, per dire che McKennie ha impressionato per la grinta che fu di un 23 che ha scelto di percorrere il viale del tramonto vestito di altri colori, di un Ramsey, dicevamo prima, che sembra rinato, di Frabotta che gioca con personalità ma è giovane quindi ha il diritto di sbagliare le prossime partite, di un Danilo propositivo come una compagna di scuola alla cena di classe, vestita bene che ti chiedi “e questa da dove spunta?”, di Kulusevski che grazie al cielo è dei nostri e sembra già calato alla perfezione nella parte, senza sentire il peso di una maglia che “ha sempre fame”, di un Cristiano Ronaldo voglioso ma ancora non affilato come d’abitudine.
È presto per leggere intenzioni e azioni “Pirliane” in una squadra che cambierà inevitabilmente col rientro di Dybala e molti altri ancora. È presto per meravigliarsi di una squadra che attacca in un modo (3412) e difende in un altro (442) e chiedersi come farà quando in campo ci andranno giocatori con caratteristiche diverse.
È questo l’unico vezzo di gioventù che mi rimane: la fretta di scoprire, di sapere cosa verrà dopo, ma ho visto troppo calcio per non ignorare che tutto cambierà 50 volte ancora prima di trovare una quadra che sia quella definitiva.

Nel frattempo sale la marea, l’entusiasmo di chi ha visto cose belle, applicazioni, il calcio di un allenatore che ha 1 panchina nel curriculum, quella di ieri sera, e che mi fa sentire avvolto da un calore, come se avessimo vinto lo scudetto. Ancora una volta, e allora che festa sia.