PARTITABUS / Juve-Sampdoria 2-0: Revolution 9

di Willy Signori |

Mario Camicia commentava su tele+ le imprese di Severiano Ballesteros.

Negli stessi anni in diretta da Wimbledon Rino Tommasi chiedeva la differenza tra un ace e un servizio sporco a Gianni Clerici, con cui formava una coppia strepitosa, forse paragonabile a Buffa e Tranquillo dei tempi che furono ma più sobri, quando tele+ non era totalmente a pagamento. Al tempo la Juve arrancava sempre e vincevano a turno tutte le altre, anche quelle che un tricolore non l’avevano mai visto prima (Napoli, Sampdoria) ma in cima alla classifica delle più scudettate c’era sempre la vecchia signora.

Toccò aspettare l’uscita di Dookie per tornare a vedere una Juventus competitiva per il primo posto e ballammo felici ed emozionati con high and dry in sottofondo mentre Ravanelli e Vialli riportavano lo scudetto a Torino e Lippi entrava nella storia.

Andammo a Perugia a prendere acqua, quando deLigt non aveva nemmeno un anno, andammo a Udine un pomeriggio di maggio in cui sembrava tutto inutile e tutto già scritto. Solo una radio amica, che al tempo ci distruggeva con Asereje (cantato da un trio di sorelle di cui potevi innamorarti già per il solo fatto di essere tre) ci diede la gioia di quello che ancora ad oggi risulta per molti juventini come lo scudetto più bello di sempre.

Insieme a quello triestino riconquistato nel 2012 dopo un viaggio andata e ritorno dall’inferno, con un condottiero in panchina che sembrava un amore destinato a non finire mai e che invece si interruppe prima del previsto, ma non finì la striscia di scudetto. 3, come le las ketchup, che nel frattempo erano diventate madri e zie, come molti di noi, mentre la radio passava l’ultimo successo di Avicii e Calvin Harris gonfiava le casse dello stadium, tra un gol di Giaccherini a tempo scaduto e un altro di Pirlo in un derby bagnato impossibile da dimenticare.

Anni passati ad aggiornare il palmares: hy5tory, le6end, my7h, w8nderful ed ora strong9r, con l’ultimo hashtag a dimostrare che la fantasia di certi esperti di marketing si sta prosciugando…

Ed oggi a celebrare il nono di fila per un’impresa che non ha eguali e difficilmente ne avrà nella storia dei campionati maggiori.

È lo scudetto del presidente Andrea Agnelli, il più grande top player ce l’abbiamo dietro alla scrivania, mai dimenticarlo, anche quando certe scelte sembrano discutibili.

Lo scudetto di Dybala, a cui la proprietà ha appeso il cartellino VENDESI da due anni, di CR7 che a 35 anni continua ad avere la voglia di battere record e la bravura di riuscirci.

Il campionato di deLigt, che pur avendo studiato italiano se ne è fregato delle critiche ed è andato dritto per la sua via che è diventata un’autostrada

Ed è stato il campionato di Sarri, arrivato tra lo scetticismo generale di chi lo considerava un perdente di successo, un bifolco, un incapace, arrivato a sostituire uno degli allenatori più vincenti della storia, dopo 8 scudetti consecutivi, con la Juve meno solida di questo periodo, con Conte (probabilmente il più forte su piazza) passato alla concorrenza corredato da un mercato da sceicco, la Lazio predestinata che sembra la Danimarca del 92, l’Atalanta rullo compressore al culmine del proprio percorso di crescita, con Chiellini out dopo appena una giornata, con alcuni acquisti che sembrano capitati a Torino per sbaglio. Con una pandemia che ha fermato il campionato dopo uno scontro diretto che ha lo ha visto dominare per la seconda volta in stagione l’avversario più temuto ai nastri di partenza. Coi suoi errori, che ha commesso, con la sua incapacità di inculcare fino in fondo i suoi principi alla squadra.

Tutto in salita tranne una cosa che è meglio di avere il vento e la sorte a favore: stare alla Juve, stare con la Juve, stare per la Juve. Esserne parte o esserne fuori non è un dettaglio, lo ha capito Maurizio quest’anno e non solo lui.

Nove di fila, non si riesce nemmeno a spiegare, nemmeno a immaginare. Un grattacielo a cui ogni anno si aggiunge un piano. Siamo tutti persone diverse dal primo. È cambiato il mondo sotto i nostri occhi. È cambiata la maglia nel frattempo, non è cambiata lei, la Juventus, non è cambiato lui, il presidente.

Domani sarà già tempo di analisi e bilanci, stasera no. Stasera si esulta, ci si batte il petto, ci si strofina gli occhi per essere sicuri che sia tutto vero.

Stasera c’è poco da parlare, stiamo godendo