PARTITABUS / Juve-Roma 2-0: Poca spesa tanta resa

di Willy Signori |

Pirlo deve aver ripensato con attenzione alla sfida di andata dove aveva fatto partite all’arrembaggio i suoi e avrà guardato con molta attenzione la partita che la Roma ha giocato contro il Verona domenica scorsa, quando aveva affettato i gialloblu che erano andati improvvidamente a prenderli alti. Negli spazi larghi i giallorossi vanno a nozze come i leoni nella savana.
La Roma, squadra strana, quasi nulla nei confronti diretti ma micidiale con le minori e nonostante un pregevole quarto posto è attraversata da burrasche interne e ha la panchina più traballante dell’opinione dei 5 stelle su qualsiasi tema politico…

Assistiamo a una specie di rivisitazione Rocky vs Ivan Drago dove la Juve fa la parte dello stallone italiano e si fa prendere a schiaffi dall’inizio. Ma sono schiaffetti, si mette in difesa aspettando. Il pallone come superfluo orpello del gioco, tenerlo tra i piedi un concetto sorpassato. Il possesso palla? Per carità.
Tenetevela voi, oh giallorossi, la palla, che se mai ci dovesse servire vi faremo sapere.

Infatti passano 12 minuti esatti, Alex Sandro sgroppa sulla sinistra, la passa a Morata al limite dell’area che pasticcia ma riesce a scaricarla indietro per lo squalo Ronaldo, un paio di metri fuori dall’area romanista, leggermente spostato a sinistra, stop di destro e leccata da fermo di interno sinistro nel tempo di un ame….n. Gol.
Lopez si tuffa ma è più a destra di Roberto Fiore e non può arrivare sul tiro che si infila in buca d’angolo. Non è una rasoiata di quelle che non vedi, ma una stoccata leggera che fa ancora più male perché ti da il tempo di assistere al nemico che infligge piano la stoccata ferale.

L’importanza di chiamarsi Cristiano Ronaldo: sono anni ormai che a gennaio va in letargo e si sprecano in troppi a darlo per finito, tranne poi doversi rimangiare un chilo di lingua il mese successivo. Nel mentre lui se ne frega e sa di essere il leader tecnico più decisivo del calcio mondiale in questo momento.

Dopo lo schiaffo del 7 la partita riprende con l’esatto copione di prima: Roma col pallino in mano, Juve chiusa a lumaca (un pò molle) ma pronta a colpire: Morata in fase piedi a ferro da stiro fa casino e si incarta sempre ma le poche volte che gli si accende la luce e fa pace con se stesso libera in verticale Ronaldo che in altre 2 occasioni si presenta davanti al portiere: una traversa e una parata di Pau.
Quello che non sempre riesce al numero 9 potrebbe farlo anche Rabiot ma stasera è troppo impegnato a contenere gli attacchi e ad abbattere avversari in area sotto gli occhi vigili di Orsato. Chiedergli di pensare anche alla fase offensiva va oltre l’utopia.

Il primo tempo finisce con l’1-0 che potrebbe essere anche 2 ma quel sentimento che può andare bene anche così. E, pure nella ripresa, la partita non si schioda molto da ciò che si era visto fin là, con Pirlo che comincia anche a pensare al ritorno di Coppa Italia e Fonseca che cambia gli uomini, mette il figliol prodigo Dzeko. Per la Juve invece entrano nella trincea -tenuta in piedi fin a quel momento da uno straordinario Chiellini- Cuadrado e Kulusevski proprio al momento giusto, quando gli errori cominciano ad aumentare e la pressione dei giallorossi, per quanto sterile, pare crescere a stantuffo.

Chiamatela bravura o fortuna sono proprio questi due i protagonisti che calano la mannaia sulla partita con un filtrante del colombiano per il movimento verticale del 44 che scarica una palla in mezzo per lo squalo già pronto in area a colpire. Solo Ibanez riuscirà ad anticiparlo, ma è una consolazione “con l’ajetto” perchè se è vero che Ronaldo quel pallone non lo toccherà mai è altrettanto vero che la palla in rete ci finirà lo stesso e sarà 2-0. Troppo per una Roma vogliosa ma sterile come una consultazione di Fico.

Da lì in poi accademia con pochi patemi. Da applausi il gesto del mister di regalare, a pochi minuti dalla fine, a Bernardeschi l’ultima passerella per il suo addio al calcio giocato. Si arriva al 90° con pochi sussulti e la consapevolezza di aver portato a casa 3 punti importantissimi.

La settimana che si sta per concludere ci porta in dote la risposta a 2 domande che ci avevano accompagnato negli scorsi mesi:
Spadafora capisce qualcosa di sport? Pirlo sa imparare dai suoi errori?
Per la prima un sospetto ce l’avevamo e ringraziamo l’ex (grazie a Dio) ministro per averci tolto ogni perplessità. Ora potrà restare a casa a guardare le partite della sua squadra del cuore e, con calma, trovarsi un lavoro vero.
Parlando della seconda domanda invece, stasera Pirlo ci ha sorpreso dimostrando di saper cambiare piano gara basandosi sui punti di forza e di debolezza altrui. Resta de vedere fin quanto ci si possa abbassare in attesa dell’avversario (anche perché a un certo punto il campo finisce…) e quanto sia utile lasciare il pallino sempre in mano agli altri, perché non affronti ogni volta una squadra organizzata ma sterile come la Roma di Fonseca e altre squadre possono fare molto male se lasciate libere di palleggiare sotto al naso fino al limite dell’area.

Anche per questo bisognerà aspettare. Per adesso ci si godicchia il terzo posto e si prende la rincorsa per la semifinale di ritorno di martedì. Non si molla niente, as usual.